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Ricerca sul 25 aprile: per 8 giovani su 10 è fondamentale che i valori della Resistenza siano preservati

MILANO - Il comandante in capo delle forze di occupazione naziste in Italia alla fine della guerra? Altro che Kesserling, per un giovane su quattro (27%) altri non era che Klemens von Metternich, il protagonista della Restaurazione. E qual è il grande avvenimento che segnò il '48? Non sono pochi ad essere caduti nel trabocchetto e rispondere «la Prima Guerra di Indipendenza» (1848), invece dell'entrata in vigore della prima Costituzione Repubblicana (1 gennaio 1948). Se per 8 giovani su 10 è fondamentale che i valori della Resistenza che hanno portato alla liberazione dell'Italia non solo siano preservati, ma debbano essere diffusi (61%), non mancano strafalcioni ed errori proprio su quei fatti che hanno preceduto o seguito la liberazione. Addirittura i ragazzi delle scuole superiori confondono molti personaggi ed avvenimenti del Risorgimento italiano con i fatti, le date e i protagonisti della liberazione. E' quanto emerge dallo studio di Eta Meta Research, nell'ambito del Progetto Permanente Giovani, memoria e nuovi linguaggi, condotto tra le ultime tre settimane di marzo e la prima di aprile, e realizzato attraverso 490 interviste a giovani delle scuole medie superiori che quest'anno affronteranno l'esame di maturità.
«Le celebrazioni del 25 aprile rappresentano da sempre una delle ricorrenze più sentite dagli Italiani - dice Saro Trovato, presidente di Eta Meta - ma troppo spesso sul periodo della liberazione vige una grossa confusione, tanto che viene confuso con gli avvenimenti e i personaggi del Risorgimento. Sicuramente incide il fatto che nelle scuole spesso si dedica molto più tempo a quel periodo storico, mentre fatti più vicini a noi vengono affrontati velocemente al termine dell'anno scolastico. Tra i giovani, a prescindere dal livello di conoscenza, emerge però una grande voglia di sapere, di conoscere questi fatti che hanno portato all'Italia di oggi, magari attraverso il racconto dei protagonisti stessi di quel periodo storico». La liberazione? Un argomento che non sembra passare mai di moda, tanto che ben il 59% è convinto che le manifestazioni del 25 aprile non siano sufficienti per rendere omaggio a chi si è battuto per liberare l'Italia dal giogo nazi-fascista. Principio ribadito dall'84% degli intervistati che alla domanda «secondo te è giusto che a oltre 60 anni di distanza si continui a celebrare e a ricordare l'anniversario della liberazione?» ha risposto affermativamente (contro il 7% che lo ritiene ormai un episodio del passato, da ricordare, ma senza tutta l'attuale enfasi).

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