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I Matarrese: l'abbattimento, una sconfitta

BARI - «Le imprese costruttrici stanno scontando i paradossi di una edificazione ritenuta illegittima ma che non ha colpevoli": è quanto afferma in una nota diffusa stamane il gruppo industriale Matarrese che ha costruito due dei tre palazzi - A e B - che costituiscono il complesso di Punta Perotti, orma quasi del tutto abbattuto.
I costruttori riconoscono che «è doveroso che la Giustizia, oggi più che mai, faccia il suo corso e piena luce sulle responsabilità di chi ha causato ingenti danni patrimoniali alle imprese e a decine di parti lese», ma sostengono che «l'epilogo della vicenda rappresenta una sconfitta per le leggi dello Stato e per la certezza del diritto visto che la confisca e la demolizione ad opera del Comune di Bari riguarda edifici costruiti a seguito di regolari concessioni edilizie rilasciate dalla stessa amministrazione comunale a imprenditori sempre assolti in ogni grado di giudizio».
Secondo i Matarrese, la demolizione costituisce una sconfitta «anche per la tanta gente, dai progettisti alle maestranze, che per anni hanno lavorato su questo progetto».
«Ed è una sconfitta - affermano - per il buon senso e il buon governo considerato che il Comune di Bari ha improvvisamente e inspiegabilmente interrotto il dialogo con le parti lese proprio quando si intravedeva la possibilità di una soluzione che potesse contemperare le istanze ambientali e quelle dei cittadini, oltre che di costruttori, proprietari di appartamenti e suoli, che hanno tutti patito enormi danni facendo affidamento sulla legittimità delle concessioni edilizie rilasciate dal Comune stesso».
«Una proposta transattiva studiata insieme al Comune - è detto nella nota - con la quale si proponeva la redazione concertata di un progetto di riqualificazione, la demolizione degli stabili a spese delle imprese, la rinuncia ad ogni contenzioso, l'accollo dei contenziosi dei proprietari degli appartamenti, la realizzazione a spese delle imprese di un edificio per uso pubblico e di un grande parco urbano».
«Una proposta - si precisa - che avrebbe evitato alla città un intervento di demolizione che non è accompagnato da alcun progetto di riqualificazione dell'area, contrariamente a quanto proposto dalle imprese; i cittadini, da parte loro si trovano a dover contribuire senza alcuna colpa e con le loro tasse alle spese di demolizione e al risarcimento dei danni subiti da tutte le parti lese: circa 700 milioni di euro richiesti da aziende costruttrici, proprietari di suoli e appartamenti a Comune di Bari, Regione Puglia e ministero per i Beni e le attività culturali, le tre amministrazioni che oltre un decennio fa consentirono l'avvio di questa paradossale vicenda».
Infine una considerazione: «Provoca amarezza - dicono i costruttori - l'assoluta estraneità dei cittadini baresi alla vicenda e la concreta possibilità che possano essere coinvolti nel risarcimento dei danni a carico del Comune di Bari. Ma le imprese, dopo aver tentato invano più volte la strada della concertazione, hanno dovuto prendere atto di un diverso orientamento delle amministrazioni pubbliche rispetto a quello di una soluzione condivisa».

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