Sabato 15 Dicembre 2018 | 03:35

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Anche lo stress fa bene, se a piccole dosi

FIRENZE - Lo stess? fa bene, ma solo se moderato. Parola del professor Suresh Rattan, uno dei grandi guru mondiali in questo campo di ricerche, intervenuto all'International Anti-aging Medicine Symposium (Simposio Internazionale di Medicina AntInvecchiamento) in corso a Firenze.
«Basse dosi di condizioni stressanti migliorano man mano la capacità delle nostre cellule e dell'organismo a vivere più a lungo», ha spiegato il professore di origine indiana, ora responsabile del Centro Danese di Gerontologia Molecolare all'Università di Aarhus, intervenuto sul tema «Stress moderato: effetti benefici contro l'invecchiamento».
«In tutta un'ampia serie di studi sperimentali condotti nei miei laboratori - ha detto - abbiamo dimostrato che una vasta varietà di agenti fisici, chimici e biologici, come i metalli pesanti, i pesticidi, gli antibiotici, i chemioterapici, l'etanolo, le aldeidi, il cloroformio, gli ossidanti, le apparecchiature iperbariche, le radiazioni ionizzanti provocano da parte delle nostre cellule, purchè a bassissime dosi, delle reazioni proficuamente adattative, cioè degli effetti profondi naturalmente, biologicamente, spontaneamente analoghi ai ben noti benefici di altri moderati, volontari e piacevoli sforzi fisici. E' quello che definiamo stress dolce ed il riesame critico di migliaia di ricerche scientifiche pubblicate in campo di farmacologia, tossicologia, biologia delle radiazioni ha condotto alla conclusione che l'aspetto più fondamentale dei meccanismi fisiologici dose-risposta è proprio questo».
I laboratori del professor Rattan all' Universita di Aarhus, internazionalmente riconosciuti punti di riferimento in queste ricerche e negli interventi antinvecchiamento, hanno ora anche sperimentalmente dimostrato, oltre ai dati già emersi dalle migliaia di studi precedenti attentamente riconsiderati, con batterie di cellule umane (embrionali, polmonari, mammarie, ossee) invecchiate in vitro, che «un 'dolce stress', ad esempio da 'accaldamentò, rallenta in maniera significativa i processi di invecchiamento e previene l'accumularsi di una varietà di danni alle proteine e ad altri componenti cellulari conseguenti all'accumularsi degli anni».

Nelle nuove ricerche presentate al Simposio internazionale di Firenze, Rattan ha segnalato che «la stimolazione di minireazioni di stress migliora, nelle cellule umane, anche la tolleranza ad altri elementi eventualmente dannosi come glucosio, fruttosio, etanolo e radiazioni ultraviolette. In particolare va ricordato che la resistenza ai danni cellulari da glucosio ed altri zuccheri risulta di speciale rilevanza per la salute umana riguardo al ben noto aumento legato all'età di ridotta risposta/resistenza ai meccanismi insulinici, che portano all'insorgenza di diabete e a complicanze del sistema cardiovascolare e della vista».
«La ricerca biogerontologica ha ormai mostrato - ha concluso Rattan - che non esistono meccanismi innati/congeniti specifici per provocare l'invecchiamento e la morte. Le cause biologiche dell'invecchiamento non hanno propri geni dedicati ma risultano invece da una progressiva stanchezza e inadeguatezza dei nostri naturali meccanismi di manutenzione e riparazione: ecco l'importanza di mantenerli attivi ed in esercizio con minime dosi di stress moderato e dolce».

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