Sabato 15 Dicembre 2018 | 19:20

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Allarme petrolio - Dagli esperti internazionali valutazioni e previsioni contastanti

Campo di petrolio L'allarme del Fondo Monetario Internazionale e il cauto ottimismo dell'Aie, l'Agenzia internazionale dell'energia. Restano incerte le previsioni sui prezzi del petrolio per i prossimi anni. Se da Washington si avverte che il caro-greggio non è un fenomeno passeggero e rischia di rallentare in misura significativa la crescita economica mondiale, da Parigi si stima un calo delle quotazioni tra il 2006 e il 2010 riconducibile all'aumento della capacità produttiva globale, stimolata dal rialzo dei prezzi nell'ultimo triennio.

L'analisi degli esperti del Fmi prevede un ulteriore incremento del 10% delle quotazioni del greggio che potrebbe «comportare una minor crescita pari all'1-1,5%» su scala globale.
Secondo lo scenario dell'Aie contenuto nell'ultimo bollettino economico della Banca d'Italia, invece, il prezzo delle importazioni di greggio nei paesi dell'Ocse, pari ad oltre 51 dollari nel 2005, dovrebbe scendere a 40 dollari al barile nel 2010. Una "tregua" che tuttavia non si prolungherà nel tempo. Successivamente, infatti, il prezzo del petrolio dovrebbe tornare ad aumentare a 50 dollari nel 2020 e a 65 dollari nel 2030.

In termini reali e con riferimento al livello del 2004, il prezzo salirebbe del 3% entro il 2020 e di circa l'8% entro il 2030. A sostenere le quotazioni nell'intero orizzonte contribuirebbe la crescita del fabbisogno energetico mondiale, in particolare quella relativa all'Asia emergente, in passato sottostimata. A confermare le indicazioni che parlano di un aumento della capacità produttiva globale che contribuirebbe alla diminuzione del prezzo del greggio fino al 2010, sono le indicazioni di rafforzamento degli investimenti nelle principali regioni produttrici.
I Paesi dell'Opec, infatti, hanno annunciato di recente di aver programmato investimenti che amplierebbero la loro capacità produttiva quasi del 20% tra il 2005 e il 2010, consentendo la piena ricostituzione dei precedenti margini. Ma ad alimentare l'incertezza del mercato e a scoraggiare gli investimenti privati globali, osserva l'Aie, è la difficoltà nel verificare le informazioni fornite dai Paesi del cartello.

Oltre il 2010, il progressivo rialzo del prezzo del petrolio delineato dall'Aie riflette l'incremento atteso dei costi marginali di produzione al di fuori del Medio Oriente e le conseguenze del crescente grado di concentrazione dell'offerta in questa regione. La quota dei Paesi dell'Opec sulla produzione mondiale, attualmente pari al 40%, salirebbe al 45% nel 2020 e al 50% nel 2030, valore prossimo al picco del 1973. Lo scenario dell'Aie, tuttavia, ipotizza che il cartello non utilizzi la sua posizione dominante per sospingere i prezzi, ma assecondi l'espansione della domanda mondiale.

A contribuire all'aumento della quota di mercato dei Paesi dell'Opec sono i costi di produzione nell'area mediorientale che si ipotizza continuino a restare decisamente più bassi che nel resto del mondo. Il costo medio di produzione di un barile di greggio si colloca oggi a 3-5 dollari in Medio Oriente, a fronte dei 12 dollari nel Golfo del Messico e dei 15 nel Nord Europa. Dal 2010 i volumi prodotti nei Paesi dell'Ocse, invece, dovrebbero diminuire a un ritmo sostenuto, secondo una tendenza già in atto in Europa. Nei Paesi dell'ex Urss, l'offerta dovrebbe rallentare progressivamente.
Le differenze di costo tra regioni, si osserva, riflettono in primo luogo la distribuzione assai sperequata delle risorse petrolifere mondiali. Il 57% delle riserve accertate nel mondo è, infatti, situato in Medio Oriente (di cui circa il 75% in giacimenti di grandi dimensioni), una regione che dispone di stock sufficienti a coprire oltre settanta anni di produzione ai volumi attuali. La quasi totalità delle riserve mediorientali si concentra in pochi Paesi, alcuni dei quali a rischio geopolitico elevato: Arabia Saudita (20% delle riserve mondiali), Iran (10%), Iraq (9%), Kuwait ed Emirati Arabi Uniti (8% ciascuno). Rispetto alle riserve petrolifere, quelle di gas naturale sono più equamente distribuite nel mondo e relativamente meno sfruttate.

Nello scenario dell'Aie si prevede che il consumo e il commercio internazionale di gas aumentino a tassi più rapidi di quelli del petrolio. Questo è stato già in parte sostituito dal gas nella produzione di energia elettrica nei Paesi industriali ma è difficilmente sostituibile nei trasporti, la componente della domanda in più rapida espansione.

Il peso sulla domanda energetica mondiale delle fonti alternative e rinnovabili, nonostante l'ulteriore aumento nel loro impiego, rimarrebbe contenuto. Secondo le tendenze già in atto nei Paesi dell'Ocse, si ridurrebbe gradualmente la quota del nucleare sul fabbisogno energetico mondiale. Lo scenario dell'Aie implica un progressivo aumento, nei principali Paesi consumatori, del grado di dipendenza energetica dall'estero, in particolare dall'area mediorientale.

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