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Elezioni politiche 2006 - Il fallimento degli exit - poll

ROMA - L'impressione è quella della resa di fronte ad una realtà che supera le più scientifiche delle previsioni. Questo pare infatti di leggere nelle prime reazioni dei sondaggisti di fronte alla discrepanza tra i sondaggi e gli exit poll da una parte e la realtà che si sta delineando con i dati definitivi sul voto dall'altra.
«Evidentemente la visceralità dei toni della campagna di Berlusconi, che la maggiore moderazione del centrosinistra non è riuscita a compensare - osserva Roberto Weber, presidente del Swg - ci rivela un Paese che non conoscevamo». «L'impressione è che i nostri sensori tradizionali non abbiano funzionato - prosegue -. C'è evidentemente un clima nuovo nel Paese che non abbiamo colto». Clima emerso forse per il fatto, ipotizza, che chi prima si limitava a sottrarsi alle interviste stavolta invece, magari decidendo all'ultimo momento, si è recato al voto, e ha scelto il centrodestra. Ed a colpire ora è proprio «un così forte radicamento del centrodestra - aggiunge - una piega come quella che sembra stia prendendo il Paese». «Probabilmente questo si deve al fatto che la campagna è stata così drammatizzata - conclude - bisogna dare atto a Berlusconi, a posteriori, di aver fatto un ottimo lavoro di marketing».
Simile almeno sul piano tecnico l'analisi di Aldo Pagnoncelli, ad di Ipsos, secondo cui nell'attendibilità di sondaggi ed exit-poll può giocare un ruolo importante proprio la propensione ad esprimersi da parte degli intervistati. «I campioni si autoselezionano - rileva - dato che alcuni accettano l'intervista e altri no, ed è probabile che il clima determinasse più entusiasmo tra gli elettori del centrosinistra». Considerato inoltre «l'afflusso alla urne così elevato - osserva - può darsi che un certo tipo di elettori abbia deciso solo negli ultimi giorni. E si può dire che fra chi rifiuta le interviste la misura più elevata è costituita da donne, anziani e persone poco scolarizzate, il cui profilo corrisponde appunto a quello degli astensionisti potenziali o degli indecisi».
Ancora più cauta la reazione che giunge dal team di Piepoli, ancora impegnato nell'elaborazione degli ultimi dati del sondaggio in house commissionato da SkyTg24. «Per ora stiamo ancora lavorando sui dati, domani cercheremo di capire cosa è successo», si limita a dire Mario Profumi. A sorprendere sono in particolare i risultati del Senato, dove «ormai siamo ad un punto tale, nei dati reali, che non rimane altro che tirare la monetina». «Certo è che il Paese appare spaccato - conclude - e la situazione è quella della incertezza».
«Al di là del problema tecnico, quello che intravvedo è un grande problema politico...», concorda Renato Mannheimer. Che ricorda anche che in passato «tanti si vergognavano di dirsi della Dc» e dunque qualcosa del genere, ha lasciato intendere, può essere avvenuto anche in questa occasione. E ciò può spiegare appunto, conclude, la divergenza tra le previsioni e il voto reale.

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