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Contratto di primo impiego: cosa prevede la legge

Il Cpe, il contratto di primo impiego voluto dal premier Dominique de Villepin, contro cui si sono mobilitati in tutta la Francia milioni di studenti e giovani lavoratori, fino a indurre il presidente Jacques Chirac a ritirarli, nelle intenzioni del legislatore avrebbe dovuto favorire l'inserimento dei giovani, il 23 per cento dei quali è disoccupato, nel mondo del lavoro.
Si trattava di un provvedimento, inserito in un più generale corpus di leggi sulla formazione e sui servizi pubblici all'impiego, che consentiva alle imprese con oltre venti dipendenti di assumere a tempo indeterminato giovani al di sotto dei 26 anni, per un periodo di prova di due anni durante il quale il datore di lavoro avrebbe avuto la facoltà di licenziare senza giusta causa, in deroga alla legislazione sul lavoro del 1973.

Perfino la Confindustria francese, che pure aveva definito positivo il provvedimento, non mancò di esprimere riserve temendo - e a ragione - un'accentuazione delle tensioni sociali.
Il Cpe non introduceva nuove modalità contrattuali, ma modificava la legislazione vigente sui contratti di lavoro a tempo indeterminato. Integrava la legge varata a settembre 2005 sui Cne, che introduceva la possibilità di licenziare anche senza giusta causa i lavoratori assunti per un periodo di prova lunga nelle aziende con meno di 20 addetti e la estendeva alle imprese con oltre 20 addetti.
Il datore di lavoro non aveva più l'obbligo di motivare il licenziamento, era sufficiente che lo notificasse all'interessato con una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. Lo stesso datore di lavoro poteva riassumerlo, ma non prima di tre mesi dal licenziamento.
La legge prevedeva per i lavoratori licenziati dopo il periodo di prova la possibilità di seguire corsi di formazione per favorirne il reinserimento nel mondo del lavoro. I giovani licenziati potevano accedere con un iter più rapido all'Aspedic, l'indennità di disoccupazione.

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