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Nessun commento o replica dalla Procura di Milano, dopo le accuse lanciate da Silvio Berlusconi nei confronti dei magistrati

MILANO - Nessuna risposta, nessuna replica. Cala il silenzio, negli uffici della Procura di Milano, dopo le accuse lanciate oggi da Silvio Berlusconi nei confronti dei magistrati impegnati nell'indagine stralcio che vede coinvolti, con l'accusa di corruzione in atti giudiziari, il premier e il legale inglese David Mills, per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio. Nè i sostituti procuratori Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale, nè tantomeno il procuratore capo Manlio Minale hanno voluto dire la loro dopo che il leader di Forza Italia li ha accusati di aver rifiutato di esperire gli accertamenti necessari, a suo discapito, con una rogatoria alle Bahamas. Secondo Berlusconi, inoltre, la somma che, secondo l'accusa, sarebbe stata versata a Mills per mentire nel corso di due processi milanesi contro, tra gli altri, il premier, proveniva in realtà da altri, e cioè un armatore, Diego Attanasio.
I magistrati tacciono, ma rimandano qualsiasi replica agli atti dell'indagine ormai conclusa. A cominciare dalla rogatoria alle Bahamas. Una rogatoria che è stata avviata dagli stessi pm in data 18 aprile 2005 «al fine di individuare -si legge in una nota trasmessa dai magistrati alle difese che chiedevano un approfondimento- i passaggi bancari attraverso i quali il compenso corruttivo è pervenuto nella disponibilità dell'imputato Mills».
Non solo. «In data 23 dicembre 2005 -aggiungevano i pm- è stata inviata alle Autorità delle Bahamas una integrazione della predetta richiesta rogatoriale basata sui risultati di indagine compiuta dalla Polizia di Guernsey». E «in data 14 febbraio è stata inviata alle Autorità delle Bahamas una ulteriore integrazione sulla base di documenti acquisiti nella perquisizione a carico di Mills effettuata dalla Polizia di Londra».

LA VERSIONE DI ATTANASIO INTERROGATO DUE VOLTE COME TESTE
La richiesta dei legali di Silvio Berlusconi di approfondire ulteriormente la rogatoria alle Bahamas veniva giudicata dunque dai magistrati sostanzialmente superflua «perchè già effettuata». Di più. Agli avvocati l'accusa faceva anche notare che sulla base di documenti sequestarti a Mills (e oggetto dell'ultima integrazione, ndr) e degli elementi acquisiti «appare ragionevole ritenere che il passaggio della somma di denaro di 2.050.000 di dollari su conti, o rapporti fiduciari, riconducibili a MeesPierson Bahamas non sia altro che il primo degli innumerevoli travestimenti del denaro ricevuto da Mills a titolo corruttivo. Per accertare l'effettiva provenienza dei fondi risulteranno prevedibilmente necessarie ulteriori ricerche».
C'è poi il "fronte Attanasio". Il suo nome non è nuovo nell'inchiesta. Il primo a farlo fu proprio David Mills. Ma, secondo gli inquirenti, se è vero che la somma della presunta corruzione è transitata su un conto delle Bahamas intestato all'armatore, questo conto, o strutture di trust, sarebbero stati usati senza il consenso dello stesso Attanasio, così come di altri clienti, come Flavio Briatore o Marcucci, in modo da «mascherare la riconducibilità a Mills delle somme ricevute da Berlusconi».
E' lo stesso Attanasio che, interrogato come teste a Milano fornisce questa versione.Ai magistrati che gli chiedono i motivi di una rimessa per 2.050.000 dollari effettuata il 23 luglio 1997 per ordine di MeesPierson Bahamas a favore di un conto di David Mills sulla banca Cim di Ginevra, l'armatore risponde di non saperne nulla. «Escludo- fa mettere a verbale Attanasio- di aver dato ordine anche indirettamente a MeesPierson di far rientrare una somma importante come 2 milioni di dollari in quel periodo...Non riesco a capire quale potrebbe essere la logica che sta dietro una rimessa di una somma così importante da un trust delle Bahamas alla Svizzera».

ATTANASIO: A MILLS FOGLI FIRMATI IN BIANCO. NEL '97 ERO IN CARCERE
«Faccio presente -afferma ancora a verbale Attanasio- che intorno alla metà di luglio 1997 io sono stato arrestato con un'accusa di corruzione e per me è stato un fatto estremamente traumatico. Sono rimasto detenuto per due mesi presso il carcere di Fuorni, a Salerno, e francamente pensare di dare istruzioni a Mills dal carcere sarebbe stato oltre che quasi impossibile, anche rischioso, perchè gli inquirenti di Salerno erano particolarmente interessati alle mie relazioni d'affari con Mills. In ogni caso escludo nella maniera più categorica di avere dato istruzioni per effettuare questa operazione».
Detto questo, l'armatore riferisce anche che la gestione del suo trust, l'Hadrian Trust, «è sempre stata totalmente nelle mani di Mills e tutti i documenti sono sempre arrivati a lui, tutte le istruzioni sono sempre state date a lui. Io non avrei saputo neppure a chi dare le istruzioni».
A Mills, ricorda ancora Attanasio «avevo lasciato una procura...e anche dei fogli firmati in bianco». Un particolare, quello dei fogli firmati in bianco, che sembra trovare conferma in un fax inviato dal legale inglese dove, parlando della gestione del trust Hadrian, Mills scrive «..l'elenco delle istruzioni preparate da me e firmate da Attanasio». Ed è sempre Attanasio a dire ai magistrati milanesi:»..non sono in grado di dire con esattezza quanto denaro ho affidato in gestione a Mills, certamente però per quanto mi consta ciò che gli ho dato mi è stato restituito».
Il primo ad ammettere che i 600.000 dollari contestati dalla procura di Milano provenivano da Berlusconi fu proprio David Mills che, in una lettera al suo commercialista, Bob Drennan, parlò di un "regalo" che, ha spiegato poi ai magistrati « Silvio Berlusconi a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore».
Una versione che Mills ha rettificato tempo dopo chiamando in causa Attanasio. Ma solo dopo aver risolto, pagando, al fisco inglese una tassa considerevole proprio su quei 600.000 dollari.

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