Domenica 16 Dicembre 2018 | 01:54

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Berlusconi & c ni - Il premier "scaricato" anche dai vescovi e dai suoi alleati

ROMA - Silvio Berlusconi ribadisce il concetto, ma non ripete il termine. Il giorno dopo aver introdotto nella campagna elettorale la parola «coglioni», il presidente del Consiglio ha voluto confermare, davanti ad una folla di sostenitori di Forza Italia riuniti a Roma, di essere ancora fermamente convinto che sono «masochisti» gli elettori che votano per il centrosinistra, perché non fanno i loro interessi. Tuttavia, il premier ha evitato di ripetere il termine con il quale aveva riassunto il concetto; un termine attorno al quale si è acceso uno dei dibattiti più coloriti dell'ultima settimana di campagna elettorale.
L'aver parlato così non sembra aver giovato alla campagna di Berlusconi. Silvio Berlusconi Nello stesso giorno in cui il presidente del Consiglio ha lanciato un appello ai cattolici a votare per lui, "l'Avvenire", quotidiano della Cei (Conferenza episcopale italiana), usa parole dure contro la «mortificante volgarità» di un capo del governo dal quale ci si sarebbe aspettati «responsabilità e stile».
Il fatto che Berlusconi si sia messo su un terreno scivoloso sembra confermarlo anche l'atteggiamento degli alleati, che minimizzano l'episodio, derubricandolo ad un caso in cui un personaggio pubblico ha voluto usare una parola che sono in molti ad usare nei dialoghi di tutti i giorni. Semmai, contrattacca Forza Italia con Fabrizio Cicchitto, l'opposizione preferisce parlare di questo perché non vuole che si parli delle proposte, come quella sull'Ici, avanzate da Berlusconi.
Ignazio La Russa, di An, se la prende col "politically correct", cioè l'obbligo sociale di misurare le parole per non urtare la sensibilità di alcuno. Citando a proprio sostegno anche la trasmissione di Fiorello, La Russa lamenta che questo atteggiamento avrebbe finito per «uccidere il confronto». E il vice presidente della Camera Alfredo Biondi cita un precedente parlamentare, quello dell'allora presidente del Consiglio Lamberto Dini che espresse in Aula il proprio disappunto usando una pesante esclamazione ("c...o"); il che, per Biondi, dovrebbe suggerire che non è il caso di fare le «caste Susanne».
Meno allineato, come d'abitudine, il commento di Marco Follini: l'ex segretario dell'Udc dà un colpetto a Prodi e uno a Berlusconi, mettendoli sullo stesso piano nell'osservare che non ci sono in giro «né delinquenti, né coglioni».
Per l'Unione, invece, la questione non è solo di rispetto dell'etichetta. Se Berlusconi parla così, per Piero Fassino, è perché si sente sotto pressione, e in queste situazioni viene fuori la sua natura «a-democratica» (che non vuol dire, precisa il segretario dei Ds, «antidemocratico», ma «insofferente delle regole della democrazia»).
La valutazione comune sembra ben espressa da Fausto Bertinotti, per il quale chi ricopre una delle più alte cariche dello Stato «non può permettersi» un linguaggio che dimostra «disprezzo verso il popolo». Per questo, aggiunge il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, Berlusconi avrebbe dovuto presentare le proprie scuse agli italiani. Anche se c'è chi, come Francesco Rutelli, invita a non «rincorrere» Berlusconi sul suo terreno.
L'analisi di Clemente Mastella è che Berlusconi è disperato, e cerca tutte le strade per scuotere i propri elettori potenziali. Ma, osserva Mastella, usare certi termini è una dimostrazione di «autolesionismo» per chi vorrebbe accreditarsi come riferimento dei moderati.
Dal segretario del Pdci Oliviero Diliberto, uno dei bersagli polemici preferiti da Berlusconi, viene una preoccupazione di tipo diverso. Se siamo a martedì e il capo del governo dà dei «coglioni» a chi non lo vota, domanda Diliberto, «da qui a sabato cosa succederà?».
Giovanni Graziani

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