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Il solare crea sviluppo, ma l'Italia lo ignora

Pannello solare«Rispetto alla Germania l'Italia vince 3 a 1 per l'energia solare sfruttabile e perde 1 a 10 per l'occupazione prodotta». A parlare con numeri che sembrano più risultati sportivi che dati economici è Giacomo Parodi, presidente di Renael, la Rete nazionale delle agenzie energetiche locali, che raggruppa dal 1999, anno in cui è stata costituita, ad oggi 25 agenzie su tutto il territorio nazionale, con l'obiettivo di incentivare l'uso razionale dell'energia e valorizzare l'uso di fonti alternative.
«In Germania circa 150mila persone lavorano con il fotovoltaico - sottolinea Parodi - tra aziende direttamente coinvolte ed indotto, in Italia non penso che si raggiungano i 1.500 occupati. Il rapporto è di 1 a 10 nel mercato del lavoro rispetto ad un 3 a 1 per il sole di cui il nostro paese gode rispetto alla Germania».
Praticamente un controsenso, per non dire uno spreco.
«Il nostro paese sta pagando il ritardo accumulato negli ultimi 10 anni per politiche sulle energie rinnovabili che di fatto non ci sono state. Negli anni '70 a Genova come primi nel mondo avevamo realizzato tre stabilimenti industriali alimentati da pannelli fotovoltaici, che sono andati progressivamente in abbandono. Siamo partiti prima di tutti, ed oggi invece paghiamo i ritardi, speriamo che la crisi energetica scatenata dalla diminuzione delle risorse di gas dalla Russia ci rimetta in carreggiata».
Solare, eolica, da biomasse, le varie fonti di energia rinnovabile necessitano di ricerca, investimenti e risorse per convincere la gente ad utilizzarle, nel rispetto dell'ambiente e con politiche realmente sostenibili. D'altro canto non sarebbe male cominciare a risparmiare energia, specie se proviene da fonti non rinnovabili come il gas ed il petrolio.
«Si spreca tanta energia - spiega il presidente di Renael - tanta da non poter essere quantificata, dal singolo utente come dalla grande industria. Uno degli obiettivi della nostra rete è proprio portare avanti progetti di comunicazione e cultura energetica, dalle scuole alle imprese. Faccio un esempio: solo ora stiamo arrivando a recepire le normative europee per regolamenti in edilizia, che permettano la certificazione energetica degli edifici di nuova costruzione o ristrutturati, alcuni comuni come Carrugate in provincia di Milano hanno già anticipato i tempi dotandosi autonomamanete di norme specifiche. Allargando questo sistema si può arrivare a concreti risparmi ed innescare un volano per abbattere i costi».
Al momento chi volesse impiantare celle fotovoltaiche per sfruttare l'energia gratuita del sole dovrebbe fare i conti con costi di installazione medio-alti, di circa il 20% in più rispetto un impianto di riscaldamento tradizionale, per non parlare di professionalità ancora non sufficientemente preparate a seguire i lavori, oltre a sgravi fiscali inesistenti. Imporre nuove regole potrebbe generare nuovi volumi di consumo e abbattere i prezzi più alti.
Se molte resistenze contro la diffusione del fotovoltaico sono i costi, per i parchi eolici le proteste riguardano invece l'impatto ambientale e visivo che gli impianti comportano.
«Quando si parla di energia, tanto più nel caso delle fonti alternative è indispensabile non fare i talebani - evidenzia Parodi -. Si devono superare le posizioni di intransigenza. Alcuni colleghi mi hanno raccontato di problemi sollevati per un parco eolico in Puglia, nella zona di Castel del Monte. Capisco benissimo che si tratta di un patrimonio architettonico unico, ma se il parco in questione si vede in lontananza rispetto al castello che problema c'è?».
Soprattutto quale è l'alternativa a risorse che, dati i consumi globali, rischiano di esaurirsi nell'arco dei prossimi cento anni? Nell'ultimo periodo ad esempio si è fatto un gran parlare sul nuclerare, che non ha mancato di sollevare furiose polemiche. «Il futuro è il nucleare? - si domanda ironico Giuseppe Onufro, direttore delle campagne di Greenpeace - già oggi il consumo di uranio è di 65-70mila tonnellate l'anno, ne possiamo avere solo per altri 50 anni, figuriamoci a rilanciare l'energia nucleare».
Rita Schena

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