Giovedì 13 Dicembre 2018 | 07:32

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Tragedia infibulazione: 130 milioni le vittime nel mondo

ROMA - In alcuni paesi, come Egitto e Suda, è una pratica ormai in disuso, in altri si vuole arrivare a proibirla, ma le mutilazioni genitali femminili (Mgf), come per esempio l'infibulazione, sono ancora praticate su tre milioni di bambine ogni anno in 28 paesi dell'Africa e su decine di migliaia di bambine immigrate in Europa, Nordamerica e Australia. E anche il nostro paese, come dimostra l'arresto da parte della Polizia di Verona e Trento di una donna nigeriana accusata di tentata mutilazione degli organi genitali su neonati, non è immune da questa pratica, di cui sono vittime oltre 130 milioni di donne nel mondo.
La pratica delle mutilazioni genitali femminili provoca danni fisici irreparabili, può dare luogo a problemi di carattere psicologico e potenzialmente rappresenta una minaccia per la vita stessa di chi vi è sottoposto. La mutilazione viene di solito effettuata su bambine e adolescenti tra i 6 e i 15 anni. In alcuni paesi, però, circa la metà delle mutilazioni genitali femminili sono praticate su bambine con meno di 1 anno di vita.

Alla Sessione Speciale Onu del 2002 sui diritti dell'infanzia, ricorda l'Unicef, i governi si sono impegnati a porre fine alla pratica delle mutilazioni genitali femminili entro il 2010: eliminare la pratica delle mutilazioni genitali femminili entro il 2010 è un obiettivo ambizioso, sottolinea l'Unicef, ma occorre ricordare che, al ritmo odierno, prima del 2010 oltre 6 milioni di bambine saranno sottoposte alla mutilazione dei genitali. I paesi con il maggior numero di mutilazioni sessuali sono il Gibuti e la Somalia, seguiti da Etiopia, Sierra Leone, Eritrea, Sudan ed Egitto. In Italia, secondo stime, sarebbero tra le 30 e le 50 mila.

LA TRADIZIONE - E' una tradizione, «un'iniziazione» ereditata dall'Egitto dei grandi faraoni e dai nuba, attuali sudanesi. Una pratica che stringe in una morsa tutta la fascia dell'Africa Subsahariana, in oltre 40 paesi ed «esportata» anche in occidente. Coltelli, lamette o pezzi di vetro sono gli «attrezzi» con cui le «praticone» effettuano l'infibulazione .

QUATTRO TIPI - Sono quattro i «tipi» di mutilazione possibili: l'asportazione del prepuzio della clitoride (sunna), asportazione della clitoride e parte o tutte le piccole labbra (escissione, diffusa in Egitto e in alcuni paesi dell'Africa orientale), ablazione completa della clitoride e delle piccole labbra con cucitura delle grandi labbra (infibulazione , diffusa in Somalia, Giubuti e Sudan), ma anche immissione nella vagina di sostanze corrosive o piante che provocano secchezza ma anche ustioni e lacerazioni.

L'ETA'- L'età varia da pochi giorni di vita alla puberta, più raramente si pratica nel corso della prima gravidanza. A volte le donne vengono infibulate dopo il parto o prima di un nuovo matrimonio. I rischi per la salute variano a seconda dell'entità della mutilazione e del modo in cui viene praticata.

LE CONSEGUENZE - A breve termine «se la bambina non muore per il dolore»: emorraggie, schock, infezioni, lesioni ai tessuti adiacenti (uretra, vagina), ritenzione urinaria acuta, frattura del bacino. A lungo termine: infezioni urinarie e pelviche, incontinenza, dolori mestruali, rapporti sessuali dolorosi - o, a volte, impossibili- ascessi e cisti, fistole tra la vagina e la vescica o il retto, difficoltà nel parto che possono provocare la morte del feto e lacerazioni gravi nella donna, sterilità.

DOVE ACCADE - Secondo gli ultimi dati disponibili sono dieci i paesi in cui il dramma è più evidente, anche se mancano studi sistematici sul fenomeno. In Somalia la sua diffusione raggiunge il 98% per un totale di 3.773.000 di donne mutilate, Giubuti 98% la sua diffusione 196 mila le donne coinvolte, Etiopie ed Eritrea 90% la sua diffusione e quasi 24 milioni le donne mutilate. E ancora, in Sierra Leone le donne mutilate sarebbero poco meno di un milione e la diffusione della pratica del 90%, nel Sudan del nord, l'89% la diffusione oltre 9 milioni le donne coinvolte, in Mali la diffusione è del 75% e sono oltre tre milioni le donne mutilate.

L'Unicef è attivamente impegnata nella lotta per l'eliminazione di tutte le forme di mutilazione genitale femminile, attraverso una strategia volta a creare un ambiente protettivo per il bambino, che sia in grado di salvaguardarlo dall'abuso e dallo sfruttamento.
Inoltre opera per definire indicatori globali che consentano di monitorare quante donne vengano sottoposte a mutilazioni e quali cambiamenti comportamentali possano contribuire a diminuire la diffusione del fenomeno.
L'Unicef lavora in stretto contatto con l'Oms, l'Unfpa, l'Ufficio dell'Alto commissariato per i diritti umani, e le Ong guida del settore, come le Ong italiane Aidos e Non c'è pace senza giustizia e la Ong senegalese Tostan.

Per avviare un cambiamento nell'atteggiamento delle comunità verso le mutilazioni genitali femminili, rileva l'Unicef, serve un approccio esaustivo che tenga conto del contesto culturale di riferimento, dal momento che la pratica delle mutilazioni è una tradizione profondamente radicata, che in molte società è considerata un precetto religioso.
Un grande successo sul fronte della lotta alle mutilazioni genitali femminili è stato conseguito in Senegal, dove quasi 1.300 villaggi - in cui vivono oltre 600.000 persone - hanno completamente abbandonato la pratica tradizionale. L'Unicef ha operato con l'Ong senegalese Tostan nel campo della sensibilizzazione comunitaria, per accrescere la coscienza sul fenomeno e incoraggiare altre comunità a bandire le mutilazioni genitali. In Sudan, i leader religiosi locali hanno iniziato a impegnarsi attivamente per l'abbandono della pratica.

In Burkina Faso, il sostegno dell'Unicef ha contribuito ad assicurare il varo di una legge che rende le mutilazioni genitali femminili un crimine punibile con l'incarcerazione dai 6 mesi ai 10 anni e con sanzioni pecuniarie fino a 1.800 dollari. In Eritrea, l'Unicef opera per sensibilizzare sulla questione sia i bambini in età scolare sia le persone adulte.
Gruppi di adolescenti sono stati appositamente formati per promuovere una nuova sensibilità contro le mutilazioni genitali femminili e associazioni scolastiche contrarie alla pratica sono state istituite in tutte le regioni del paese.

In Somalia, l'Unicef ha sostenuto un'iniziativa di formazione di formatori, coinvolgendo operatori sanitari, insegnanti, professionisti della comunicazione, esponenti di Ong femminili e diversi leader religiosi allo scopo di debellare la pratica.Il Comitato Italiano per l'Unicef sostiene poi progetti specifici di contrasto alla pratica delle mutilazioni genitali femminili in Egitto, Niger ed Eritrea.

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