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Le donne dell'Unione bocciano il premier: «è un disco rotto»

ROMA - Berlusconi nel duello precedente le aveva definite una «categoria», un complimento secondo il premier che citava Aristotele (e ripetuto anche nel secondo confronto insieme alla categoria dei giovani), ma loro, le donne, le spose, le madri e le mogli, come ironicamente si sono definite, proprio non ci stanno. Chiamate a raccolta da Giovanna Melandri, lasciano «il focolare», come polemicamente recita l'invito, e si danno appuntamento al Caffè Culturale, uno dei luoghi preferiti da artisti, intellettuali e scrittori del panorama romano.
Nella sala gremita di esponenti del mondo culturale, dell'imprenditoria e del giornalismo, ovviamente tutto al femminile, si intravedono alcune parlamentare dell'Unione. A fare gli onori di casa è Giovanna Melandri, look nero essenziale. Seduta accanto a lei c'è anche Rosy Bindi, Maura Cossutta e, facilmente riconoscibile per i suoi coralli rossi, Vladimir Luxuria, candidata di Rifondazione alle prossime politiche.
Dietro le parlamentari lo stuolo di donne è pronto per assistere al match. Appena iniziano a parlare i duellanti, Prodi e Berlusconi, iniziano i primi applausi, l'atmosfera si riscalda e subito Rosy Bindi si lancia in una battuta: «Ma guarda un po', sono già passati due minuti e Berlusconi è ancora calmo». Luxuria sente la collega, annuisce ed aggiunge: «Fra un po' gli spunta pure l'aureola».
Il silenzio predomina sulla platea, qualcuno mormora, le quattro donne dell'Unione attente non perdono una battuta, mentre sorseggiano Coca Cola e, per qualcuna, vino rosso, ma poi quando arriva l'argomento 'tassè non c'è gentilezza femminile che tenga. Berlusconi parla di ceto medio e Rosy Bindi, come trovandoselo davanti, gli urla: «Tu lo hai affamato, evita di parlarne». Gli fa eco Maura Cossutta che aggiunge: «Invece di parlare degli altri parliamo di Villa La Certosa».

Rosy Bindi è incontenibile, si toglie il foulard dal collo, e presa dalla discussione guarda il Professore e quasi ad incitarlo gli dice: «Romano spiegagli l'Ulivo. Questo mi sembra un sogno - confida l'esponente della Margherita a chi gli è vicino - vorrei addormentarmi e svegliarmi domenica per andare direttamente a votare».
Arriva il momento clou della serata, quello che tutte le signore stavano aspettando. Quando viene fatta la domanda sulle donne, tutte tendono l'orecchio ad aspettare nuove «definizioni», sussurra qualcuna, e vedendo il presidente del Consiglio non rispondere subito alla domanda sull'elettorato femminile, dalla platea partono i fischi e Giovanna Melandri, che per tutta la serata aveva mantenuto un tono pacato, proprio non ce la fa più, guarda Berlusconi e gli urla: «Ci sta disprezzando, se ne frega delle donne, non ci considera. Rispondi! Rispondi sulle donne!».

Ancora più sprezzante l'attacco di Luxuria: «Berlusconi fa il capo e considera gli altri come dei vassalli». I camerieri, che per tutta la serata avevano servito drink senza disturbare le signore, si fermano ed osservano un gruppo di donne che quasi in piedi urla a Berlusconi: «Rispondi alle domande, il comizio è finito. Vergogna! Contaci e guarda quante siamo». Dal fondo della sala c'è qualche «pasionaria» che in gergo romanesco ironizza aggiungendo, ovviamente nei confronti di Berlusconi: «Ma questo sta fuori come un balcone...».
I fischi e gli applausi si dividono in egual misura fino alla fine del duello e poi una volta terminato lo scontro, le quattro «signore» dell'Unione sono concordi nel «promuovere il Professore», anche se sulle donne sia Giovanna Melandri che Maura Cossutta sottolineano: «Si deve lavorare di più. Prodi è stato molto bravo nel parlare dei problemi del mondo femminile legato al lavoro, ma sul tema donne non siamo pienamente soddisfatte».
Il pollice è verso nei confronti di Berlusconi, che secondo Melandri «quando non azzanna si deprime». E Maura Cossutta senza mezzi termini commenta: «Berlusconi è finito, è cotto, usa ormai toni anni '50».
E' pronta a sottoscrivere le parole delle due colleghe anche Rosy Bindi, che aggiunge: «Berlusconi è ormai un disco rotto».
Yasmin Inangiray

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