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L'Ue: sanzioni contro il regime bielorusso, «ultima dittatura d'Europa»

BRUXELLES - L'Unione Europea alza la voce e fa fronte comune nei confronti di ciò che definisce una «triste eccezione» del Vecchio Continente, il regime bielorusso di Alexander Lukhashenko, il criticatissimo "padre-padrone" di Minsk, rieletto per la terza volta domenica scorsa grazie a scrutini in cui ha riportato oltre l'82 per cento dei consensi e giudicati dagli osservatori internazionali «macchiati di irregolarità». Al termine del vertice europeo che si è chiuso a Bruxelles, il ministro degli Esteri austriaco e presidente di turno dell'Ue, Ursula Plassnik, risponde ai cronisti e conferma che i capi di Stato e di Governo dei 25 hanno unanimemente «deciso di adottare misure restrittive nei confronti dei responsabili delle violazioni dei criteri elettorali internazionali in Bielorussia, incluso il presidente Lukashenko». Una decisione inevitabile, soprattutto dopo gli eventi di ieri notte a Minsk, dove la polizia ha disperso con la forza una manifestazione dell'opposizione che da cinque giorni era scesa in piazza contro il regime e arrestato circa 200 dimostranti.
«Il Consiglio europeo - si legge nelle conclusioni del vertice Ue - condanna le azioni delle autorità bielorusse questa mattina nell'arresto di manifestanti pacifici che esercitavano il loro legittimo diritto di protesta contro la condotta delle elezioni. In un continente di società aperte e democratiche la Bielorussia è una triste eccezione. Il Consiglio europeo ha quindi deciso di intraprendere misure restrittive contro i responsabili delle violazioni degli standard elettorali internazionali, incluso il presidente Lukashenko». Misure restrittive che consisterebbero essenzialmente nel divieto d'accesso al territorio Ue per tutti i principali responsabili delle irregolarità degli scrutini e che è del resto già in vigore per sei esponenti del governo bielorusso, presumibilmente implicati nella scomparsa di alcuni oppositori del regime e di un giornalista. Il divieto di accesso nell'Ue contro il presidente Lukashenko «è una punizione per i suoi peccati» e l'azione approvata oggi dal vertice di Bruxelles rientra in «una battaglia del bene contro il male», ha sottolineato a margine del summit il ministro degli Esteri polacco, Stefan Meller. «Il blocco dei visti è un'opzione quasi certa ma l'Unione rifletterà anche sul congelamento dei beni», ha aggiunto una fonte europea.
I Venticinque escludono tuttavia sanzioni economiche che potrebbero, secondo le capitali Ue, «danneggiare» la popolazione dell'ex repubblica sovietica che ha invece dato prova di grande coraggio e per questo va sostenuta. «Il Consiglio europeo - sottolinea il documento approvato a Bruxelles - saluta il messaggio di speranza dato dall'opposizione democratica e dalla società civile bielorussa» come pure «gli sforzi persistenti e coraggiosi che queste attuano per promuovere la causa della democrazia. In circostanze particolarmente difficili meritano pienamente la nostra riconoscenza e il nostro sostegno». In questo contesto, avvertono ancora i leader dell'Europa allargata, Minsk deve «consentire ai cittadini di esercitare la loro libertà di riunione ed espressione» e «le persone incarcerate per avere esercitato i loro diritti politici devono essere immediatamente liberate». I capi della diplomazia europea esamineranno in pratica le misure restrittive da adottare contro l'«ultima dittatura d'Europa» nel corso del Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne in agenda il prossimo 10 aprile a Lussemburgo ma, da quanto riferito dallo stesso ministro degli Esteri polacco Meller, otto capitali Ue «stanno già preparando un piano di sanzioni» contro il regime. Il piano, sarebbe stato promosso da un'iniziativa del ministro degli Esteri ceco Cyril Swoboda, e vi aderirebbero Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovacchia, Danimarca e Svezia.
Alla voce dei Venticinque contro Lukaschenko, si è aggiunta, nel primo pomeriggio, anche quella degli Stati Uniti che, secondo quanto indicato da un portavoce della Casa Bianca, intendono «agire in sintonia con l'Ue applicando limitazioni di viaggio mirate e sanzioni finanziarie contro Lukashenko e altri esponenti del suo regime».
Paolo Levi

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