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Il Nord-est promosso: è leader non solo in produttività

VENEZIA - Non solo produzione, export e occupazione, il Veneto, crisi congiunturali a parte, vince come modello anche in immigrazione. E' quanto sostiene Danilo Marini, direttore della Fondazione Nord Est, commentando il rapporto Caritas.
«Vicenza e Treviso - rileva Marini - sono storicamente le due province più votate, ma ciò è legato alla loro storia industriale». «A favorire con successo l'integrazione - sottolinea - è la struttura territoriale della regione, i mille campanili e l'assenza di grandi centri urbani, infatti, ha portato a favorire il rapporto tra le persone, il reciproco aiuto e a superare le diffidenze». «Non è un caso che, per esempio - dice Marini -, Padova abbia problemi, seppur non eccezionali, con l'immigrazione nella zona di via Anelli, mentre a San Pietro Mussolino, nel vicentino, tutto fila liscio nonostante il 20% della popolazione sia extracomunitario». «A favorire i processi - prosegue Marini - è stata la grande solidarietà, con associazionismo cattolico e laico in testa, che subito si è mossa quando il fenomeno è diventato evidente e anche problematico: un fatto che ha inciso nel ridurre le frizioni e favorire la tolleranza e la collaborazione».
Poi sono arrivate le imprese e le istituzioni pubbliche «in modo disomogeneo - avverte Marini - e senza una precisa strategia, ma al di là di ciò i vari soggetti hanno costruito velocemente una rete che ha permesso di assecondare le esigenze del territorio di ospitalità e di reciproco sviluppo».

L'immigrazione in Veneto è fenomeno - secondo i dati della Fondazione Nord Est - necessario per equilibrare la situazione demografica con i veneti a saldo zero tra nati e morti e una popolazione stabile se non in crescita, proprio grazie a quelli che già vengono chiamati i nuovi veneti, che qui si trovano bene, fanno figli che si integrano e, a seconda delle etnie, proseguendo in modo più o meno deciso le tradizioni delle loro famiglie e delle terre d'origine come accade, ad esempio, per i cinesi.
Un fenomeno, quello dell'immigrazione, che a Vicenza, ad esempio, è stato determinante per il settore produttivo della concia affidato pressochè integralmente ad addetti africani - dice Marini - mentre in tutta la regione l'edilizia non è più attività di addetti locali ma è affidata a extracomunitari dell'est Europa. «Secondo le nostre rilevazione - avverte Marini - la manodopera immigrata sta superando le richieste del manifatturiero, tanto che si rivolge sempre più ai servizi, alla sanità, alla persona, all'alberghiero e al comparto delle pulizie avviandosi a una nuova trasformazione».

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