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Omicidio Fortugno - Nella Locride in guerra il clan dei Cordì contro quello dei Cataldo

Una guerra senza quartiere tra due clan contrapposti quella che finora ha insanguinato la Locride: da una parte i Cordì dall'altra i Cataldo. È su questo sfondo che si colloca l'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, ucciso in un agguato il 16 ottobre scorso all'interno del seggio per le primarie dell'Unione a Locri.

Un assassinio sulla cui matrice non ha avuto dubbi fin dall'inizio il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, che nella sua relazione al parlamento a pochi giorni dal tragico episodio puntò il dito contro la criminalità organizzata calabrese attiva sulla costa jonica.

È in quest'area, caratterizzata dalla presenza di numerose 'ndrine capillarmente distribuite sul territorio, che le due famiglie si contendono il controllo delle attività imprenditoriali. In palio, nello scontro li ha visti contrapposti, ci sono gli appalti pubblici e, soprattutto, il comparto sanitario. Un obiettivo che ha reso i due clan sempre più aggressivi portandoli ad aumentare le loro azioni intimidatorie e criminali a danno di operatori economici locali e di amministratori pubblici con l'effetto di potenziare l'azione dello Stato.

La risposta delle forze dell'ordine è stata forte ed è culminata negli ultimi mesi del 2005 nella cattura di alcuni pericolosi latitanti, circostanza che «ha creato - sottolineò lo stesso ministro Pisanu - vuoti di potere mafioso e conseguenti scosse di riassestamento, generando a tratti conflitti violenti. Si spiegano anche così i 23 omicidi commessi dal settembre dell'anno scorso in quella zona della provincia reggina».
Un grosso colpo alla faida tra i due clan è stato messo a segno il 20 dicembre scorso con gli arresti dei presunti mandanti ed esecutori materiali dell'omicidio di Salvatore Cordì: sei persone finite in mantette nell'ambito dell'operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, contro alcuni presunti affiliati a cosche della 'ndrangheta nella locride, sulla fascia jonica della provincia di Reggio Calabria.

Cordì, che era uno dei capi dell'omonima cosca di Locri, venne ucciso il 31 maggio scorso a Siderno in un agguato. Due persone a bordo di una motocicletta gli spararono contro numerosi colpi di pistola mentre la vittima si trovava davanti a un negozio. Il delitto, secondo gli investigatori, era la risposta all'omicidio di Giuseppe Cataldo, ucciso nel febbraio precedente.

Un omicidio che ebbe luogo, secondo gli investigatori, in "diretta" telefonica. Fu infatti una chiamata partita inavvertitamente dal cellulare sotto controllo di uno dei killer di Salvatore Cordì proprio nel momento dell'agguato a mettere gli investigatori sulla pista che a fine dicembre li ha portati all'arresto dei sei del clan Cataldo.

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