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Omicidio Fortugno - Quel pomeriggio di fuoco e la reazione della società civile contro la 'ndrangheta

Sono le 17.30 del pomeriggio del 16 ottobre 2005 quando l'esponente della Margherita Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, viene freddato da cinque colpi di pistola, cinque proiettili calibro nove esplosi dalle armi di due sicari. Al seggio delle primarie dell'Unione a Locri è il panico. Fortugno aveva appena votato e si era fermato a parlare con due persone all'ingresso di Palazzo Nieddu, quando i killer gli si sono avvicinati ed hanno sparato.

Uno, due, cinque colpi che rimbombano nell'androne dell'edificio.
Diverse persone assistono all'agguato, ma nessuno è in grado di riconoscere gli assassini. I sicari hanno il volto coperto e sono entrati da poco, quando colpiscono Fortugno con quelle cinque pallottole. Poi fuggono via, senza lasciare tracce. Fortugno si accascia a terra, è ferito all'addome, al torace. Si tenta di praticargli un massaggio cardiaco, di rianimarlo, di tenerlo in vita fino all'arrivo dei soccorso. Ma è tutto inutile. Il vicepresidente del consiglio regionale non ce la fa.

L'autoambulanza arriva nel giro di poco. Lo soccorre e tenta una corsa disperata verso l'ospedale. Ma Fortugno muore durante il tragitto. Arriverà già cadavere al pronto soccorso. Quello stesso pronto soccorso dove ha prestato servizio per tanti anni.

Fortugno, 54 anni, era infatti un medico prestato alla politica. Specialista in chirurgia generale e medicina legale, era primario ospedaliero, oltre che professore a contratto presso la facoltà di Medicina dell'Università di Catanzaro. E anche nella sua carriera politica, aveva sempre prestato attenzione ai temi della salute e della sanità.

Eletto nel 2005 nelle file della Margherita nella circoscrizione di Reggio, aveva totalizzato oltre 8mila voti. Ma questa non era stata la sua prima volta in Consiglio regionale, dove era già stato nella scorsa legislatura, subentrando a Luigi Meduri, eletto deputato il 13 maggio 2001. Sul piano dell'attività amministrativa, prima di arrivare alla Regione aveva maturato esperienze di consigliere comunale e vice presidente dell'assemblea dell'Usl di Melito Porto Salvo.

Tra gli incarichi ricoperti, anche quello di segretario regionale aggiunto nella Cisl medici di Reggio Calabria. Aveva fatto parte dell'esecutivo nazionale della Cisl medici e della Commissione per la contrattazione degli accordi nazionali di lavoro e della legge di riforma sanitaria. Nato nel 1951 a Brancaleone, Fortugno era sposato e padre di due figli.

Le indagini scattano immediatamente. La Questura di Reggio Calabria invia una propria squadra sul posto per effettuare i rilievi e a Locri giungono anche gli specialisti del Servizio Centrale Operativo della Direzione Anticrimine Centrale della Polizia.
Non si esclude la pista mafiosa.

Intanto, dal mondo della politica arrivano reazioni di sgomento al barbaro omicidio. A cominciare proprio dal governatore della Calabria, Agazio Loiero, che si precipita a Locri. «È un fatto sconvolgente - dichiara il governatore- Si è alzato moltissimo il livello della criminalità. C'è la sensazione di impunità».

Fortugno, afferma Loiero, «era una persona mite, una persona perbene. Non so cosa sia successo. Non so come si può arrivare al seggio e sparare ad una persona così. D'altra parte in questi anni ne sono successi tanti di gesti di intimidazione». A Reggio Calabria l'indomani il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, presiede il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, Con lui il capo della Polizia, Gianni De Gennaro, il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, generale Luciano Gottardo, il comandante della Guardia di Finanza, Roberto Speciale.

Al vertice partecipano i responsabili provinciali delle forze dell'ordine e i magistrati della Dda, titolari dell'inchiesta sull'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Fortugno , tra i quali il procuratore di Reggio, Antonino Catanese.

Intanto l'autopsia conferma: Fortugno è stato assassinato con cinque colpi di pistola calibro 9 x 21 bifilare. Quattro dei cinque proiettili lo hanno colpito al torace e un quinto all'addome. A eseguirla il medico legale Massimiliano Rizzo, che dice: il killer che ha ucciso Fortugno ha sparato da distanza molto ravvicinata.

Al termine del vertice di Reggio il ministro dell'Interno afferma: «Il delitto di ieri conferma che la situazione dell'ordine e della sicurezza pubblica è critica e che occorrono misure ancora più energiche». «Nella riunione di oggi - spiega Pisanu - è stata fatta una valutazione delle attività fin qui svolte e sono state individuate ulteriori linee di intervento, in particolare per quanto riguarda i patrimoni illecitamente costituiti».

Il 18 ottobre arriva a in Calabria anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per rendere omaggio alla salma di Francesco Fortugno, nella camera ardente allestita a Palazzo San Giorgio, sede dell'Assemblea regionale della Calabria.

Il 19 ottobre si celebrano i funerali. Grandissima e commossa è la partecipazione. alla cerimonia. Il momento più toccante quello dell'omelia del vescovo di Locri, monsignor Giancarlo Brigantini: «Perché tanto sangue? Perché questa uccisione? Chi l'ha così proditoriamente pensata, organizzata, ed attuata?». «Perché proprio nei confronti di questo uomo, che si è sempre distinto per umanità, tanto ascolto, amabilità, vicinanza alla gente, spessore umano e politico, senso religioso della vita in lui e nella sua famiglia cui siamo affettuosamente vicini e solidali? Perché?».

Interrogativi che accomunano tutti. Come l'invito che il vescovo lancia agli inquirenti: «Con forza chiediamo che sia fatta luce al più presto e con la maggiore professionalità possibile fino all'arresto dei colpevoli». «Sul piano politico -sottolinea il vescovo di Locri - abbiamo finalmente visto una riscossa forte di tutte le realtà partitiche, nazionali e regionali, per reagire a questa devastante offesa alla politica».

«Il problema, oggi, non è solo a Locri ma è soprattutto a Roma. La 'ndrangheta con questo delitto ha voluto dire che intende dominare e sottomettere la politica. Perché - dice - sia strumento docile ai suoi enormi interessi economici».

In Calabria «lo Stato c'è e non ha nessuna intenzione di andarsene», ribadisce il giorno successivo il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, che, intervenendo al Senato sull'omicidio Fortugno, dispone l'invio a Reggio Calabria di «un gruppo di specialisti che collaboreranno alle indagini».

Il 25 ottobre si comincia a profilare un impegno in politica per la vedova Fortugno. Maria Grazia Laganà annuncia: «Cercherò sempre di tenere alto l'impegno di Franco e di non sprecare il lavoro in cui ha creduto e in cui tutti noi crediamo ancora. La politica si fa ogni giorno, quotidianamente. Quando ci si dedica agli ideali in cui si crede, si lotta per le proprie idee, si fa politica. Non si deve necessariamente governare».

Sul fronte delle indagini a parlare il 26 ottobre è il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. «Non sono qua per risolvere un omicidio. Questo non rientra nei miei compiti. Né credo sia nelle aspettative», dice al termine del vertice con i magistrati che ha presieduto nel palazzo di giustizia di Reggio Calabria per fare il punto sulle misure di contrasto alla criminalità organizzata, ma anche per verificare a che punto è l'inchiesta sull'omicidio.

«Sono in corso e stiamo seguendo tutte le piste possibili. I risultati - ha aggiunto - speriamo che verranno. E pian piano arriveranno e li registreremo». Intanto a Reggio Calabria è in arrivo il "superprefetto" Luigi De Sena.» La 'ndrangheta, spiega il "superprefetto", è così potente in Italia perché «si è storicamente consolidata come organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti, come la più efferata, la più collegata sia con i Paesi produttori (di droga, n.d.r.) sia con le grandi organizzazione della distribuzione».

Riferendosi poi alla reazione della società civile calabrese dopo l'omicidio Fortugno, il prefetto De Sena annuncia che è sua intenzione coinvolgerla «esaltando un dialogo corretto e leale con tutte le istituzioni locali, con i giovani specialmente e con tutti i protagonisti attivi e positivi del territorio calabrese».
«La Calabria - dice ancora De Sena - è un territorio che merita più attenzione, molto effervescente, che dovrebbe essere conosciuto non soltanto come esportatore di criminalità ma anche come esportatore di grandi qualità professionali». Il 4 novembre è il giorno della marcia dei giovani di Locri, la marcia della speranza per la legalità e contro le mafie.

«Saremo insieme in tutto. Vi ringrazio, vorrei abbracciarvi tutti quanti». Commossa la moglie di Francesco Fortugno, Maria Grazia Laganà, accompagnata dai due figli, abbraccia così idealmente i giovani che da tutta Italia sono arrivati a Locri per dire no alla 'ndrangheta.

In migliaia si radunano dalla mattina sul lungomare per partecipare alla manifestazione promossa dal sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino, e dall'allora primo cittadino di Cosenza, Eva Catizone. Insieme agli studenti, i rappresentanti dei comuni della locride e della Calabria con i gonfaloni. Tra gli stendardi, quello della città di Napoli. La prima di una serie di iniziative che coinvolge i giovani.

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