Sabato 15 Dicembre 2018 | 21:10

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Lo zio del piccolo Tommaso: il papà non ha detto tutto

ROMA - «Paolo qualcosa ha fatto. Paolo non ha detto tutto». Lo afferma in un colloquio con il «Corriere della Sera» Franco Pellinghelli, zio di Paola, la mamma di Tommaso, il bimbo rapito a Casalbaroncolo, in provincia di Parma, la sera del 2 marzo scorso, riflettendo sul sequestro del piccolo e sul fatto che il movente potrebbe essere legato al padre di Tommaso, Paolo Onofri.
Il quotidiano spiega che anche ieri Paolo Onofri è stato interrogato in Procura per oltre 7 ore, con l'avvocato Claudia Pezzoni e «gli sono stati sottoposti documenti relativi a una vecchia inchiesta sul riciclaggio di denaro che coinvolge personaggi con i quali lui avrebbe avuto contatti, magari inconsapevole. Tra le tante piste - afferma il Corriere della Sera - è ritenuta la più seria».

«Gli investigatori - prosegue il quotidiano - non sottovalutano nemmeno la telefonata ricevuta ieri sera dal comitato per la liberazione di Tommaso. Era una voce di donna, dall'accento meridionale, che diceva di avere il bambino e dava un ultimatum di 48 ore chiedendo soldi in cambio della sua liberazione». Secondo lo zio del bambino, «Se Tommaso è stato rapito la chiave è Paolo non ci può essere nessun altro. Non so che cosa, non immagino nulla, eppure qualcosa ci dev'essere».
«Potrebbe essere che i banditi abbiano detto a Paolo che cosa fare per riavere il bambino, chissà - aggiunge Franco Pellinghelli - Forse, prima di lasciare la casa di Casalbaroncolo, gli hanno ordinato di consegnare i soldi entro 8 giorni. E Paolo ora starebbe cercando il danaro, magari con l'aiuto della sorella che è arrivata da Verona. Questo spiegherebbe perchè i rapitori non si sono fatti sentire».

«Ci siamo chiesti perchè Tommaso sia stato rapito - continua lo zio del piccolo - ma non siamo riusciti a darci una risposta. Posso solo pensare che Paolo sappia qualcosa, che qualcuno gli abbia portato via il bambino e che ora sappia come tenerlo. Difficile immaginare situazioni precise. Lui è un dipendente statale, senza grandi responsabilità».
E riguardo alle presunte irregolarità sui libretti postali dei detenuti aperti nell'ufficio diretto da Onofri e sull'ipotesi del riciclaggio Franco Pellinghelli sottolinea che «Tutto può essere. I libretti dei detenuti possono essere stati un ponte con il mondo criminale. Ma chi potrebbe pensare di rapire un bambino rischiando 30 anni di galera? I detenuti non vogliono mica tornare in carcere». «Speriamo che liberino Tommaso, vogliamo festeggiarlo qui a Tizzano», afferma e sul corteo per la liberazione del bambino organizzato dai lavoratori delle Poste, che ieri ha visto sfilare nel centro di Parma oltre 10 mila persone, conlclude: «Speriamo serva a qualcosa».

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