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Faida Gargano - Matteo Libergolis: «Credo nella giustizia - ha detto mentre gli mettevano le manette - e sono sicuro di far valere la mia innocenza. Ma non credo nella carcerazione preventiva, avendola già provata tempo fa, risultando poi innocente. Per questo motivo mi sono dato alla latitanza»

MANFREDONIA (FOGGIA) - «Credo nella giustizia e sono sicuro di riuscire a far valere la mia innocenza»: sono state le prime parole che Matteo Libergolis ha detto subito dopo essersi fatto ammanettare dalla polizia in una masseria alla periferia di Monte Sant'Angelo.
Allevatore di 33 anni, Libergolis si è costituito alle 17:55 di ieri dopo circa 20 mesi di latitanza. «Per tutto questo tempo - ha ricordato stamane il dirigente del commissariato di Manfredonia, Antonio Lauriola - gli avevamo dato la caccia mettendogli una costante pressione addosso». L'ex latitante è nipote di Francesco Libergolis, detto "Ciccillo", capo storico dell'omonimo clan che per anni ha alimentato la faida garganica: scontri, agguati con decine di morti e feriti.
Il giovane Libergolis era ricercato dal 23 giugno del 2004, quando sfuggì all'arresto nella maxi-operazione disposta dalla direzione distrettuale antimafia di Bari contro le famiglie di allevatori coinvolti nella decennale faida garganica.
E' accusato di associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di droga, estorsioni, detenzione illegale di arma da fuoco, usura e dell'omicidio di Matteo Mangini, ucciso all'età di 20 anni a Manfredonia il 2 settembre del 2001.
L'allevatore, ritenuto dagli investigatori, insieme ai fratelli Armando e Franco Libergolis, già detenuti, a capo del clan cosiddetto dei "montanari", si nascondeva nelle campagne di Monte Sant'Angelo. Ieri pomeriggio ha atteso che i poliziotti lo raggiungessero in un'azienda agricola in località Pulsano.
«Credo nella giustizia - ha detto calmo mentre gli mettevano le manette - e sono sicuro di far valere la mia innocenza. Ma non credo nella carcerazione preventiva, avendola già provata tempo fa, risultando poi innocente. Per questo motivo mi sono dato alla latitanza».
«Di certo - ha detto il dirigente del commissariato, Lauriola - Libergolis ha deciso di costituirsi sia perchè aveva capito che gli stavamo ormai addosso e che non aveva più possibilità di sfuggire sia perchè ha pensato alla sua famiglia e al suo bambino, che ha circa 20 mesi».

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