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Racconti di un gigolò

«In realtà dovremmo avere degli incentivi statali, noi siamo socialmente utili, non può immaginare quanto, ci sono tante donne che hanno problemi e che si rivolgono a noi. Sfatiamo il luogo comune secondo cui un gigolò è solo colui che offre prestazioni sessuali». Chi parla è Roy, gigolò professionista da dieci anni. E sì, perché si fa presto a dire gigolò. Per lui si tratta di lavoro, l’unico. Parla un perfetto italiano, bello, curatissimo, affabile. Gli piace definirsi «sexual trainer». Roy lavora in Italia e in Europa. Ma anche dalle nostre parti. «Certo che sono venuto a Bari, parecchie volte».

Roy è un nome d’arte?

«Sì, in realtà mi chiamo Roberto Dolce, ma ormai anche mia madre mi chiama Roy».

Il gigolò è il tuo lavoro?

«Sì, faccio questo lavoro da circa dieci anni ma, da otto, sono professionista e mantenuto dalle donne».

Come sei diventato gigolò?

«Per caso, grazie a una donna che mi affittò in un locale per far ingelosire il marito. Dovevo solo corteggiarla, ballare con lei e chiacchierare sul divano. Ho interpretato questo ruolo, il marito dopo dieci minuti si è incazzato da morire. A quel punto mi si è accesa una lampadina, ho aperto un sito internet. Ho capito di essere portato, avevo le doti psicologiche giuste perché per fare questo lavoro ci vogliono più queste che quelle fisiche. Una donna bisogna penetrarla nel cervello più che altrove».

Quanto guadagni al mese?

«Più o meno quanto un manager».

Sì, ma in soldoni?

«Dai 7 ai 9 mila euro al mese. Ma anche io posso avere alti e bassi».

Quanto costi?

«Dipende da cosa devo fare, in genere non chiedo mai meno di 500 euro, spese a parte. Ma ci sono state situazioni in cui ho preso dai 2 ai 3mila euro. Prima di tutto cerco di capire quanto può spendere la donna che mi ha cercato».

Chi sono le donne che ti cercano? Età, professione, belle o brutte?

«Sfatiamo un altro luogo comune, le donne che chiamano i gigolò sono belle. Le donne brutte non hanno il coraggio di chiamare. Ho avuto solo belle donne perché, io devo avere un input cerebrale, se la donna non mi piace non riesco ad amarla».

Un identikit delle donne che ti chiamano?

«Hanno dai 30 ai 50 anni, scolarizzate, evolute, sposate e non, benestanti. Ci sono le mogli di imprenditori che preferiscono chiamare me piuttosto che farsi un amante per non sputtanare il marito. Io non lascio tracce, non mando sms, io sparisco. Ma mi chiamano anche ragazze che vogliono perdere la verginità o coppie trasgressive che vogliono regalarsi qualche ora emozionante. E, mi creda, se le dico che ci sono anche donne con le quali parlo soltanto. C’è una poetessa di Brescia, 70 anni, che mi chiama per andare a pranzo e parlare delle sue poesie».

Cosa cerca una donna da un gigolò?

«Quello che non ha in casa, vuole sentirsi desiderata, è stanca della routine del matrimonio. Ci sono tante donne che non fanno più l’amore con i propri mariti, vengono da me per capire se è il loro corpo che non funziona più oppure se a non funzionare sono i mariti. Molte, dopo aver capito che possono ancora emozionarsi, rifioriscono, lavorano meglio, si vestono meglio, ritrovano la fiducia in se stesse».

Baci queste donne?

«Non tutte, ma la maggior parte sì. Nelle ore in cui stiamo insieme, tratto la mia cliente come fosse la mia fidanzata, in quelle ore faccio l’amore con lei e non sesso. Ho anche clienti fisse da cinque, sei anni».

Anche le donne iniziano a fare sesso solo con il corpo?

«No, solo una piccola percentuale. La donna classica è ancora donna e vuole l’uomo soggetto, non vuole un pupazzo tra le mani, vuole che l’uomo comandi, la affascini, la convinca, la sciolga. Se non c’è tutto questo, non si può arrivare al dopo. A un uomo bastano due tette e un sedere per eccitarsi, la donna è cerebrale, ha bisogno di atmosfera, è attenta ai dettagli, anche alla voce».

Tu lavori anche a Bari?

«Certo,tante volte, ma ovviamente non dirò mai con chi sono stato. Lavoro in tutta la Puglia, a Lecce ho trascorso il mio ultimo Capodanno in un albergo, con una donna di trent’anni che voleva passare l’ultimo dell’anno con una persona nuova».

In genere dove avvengono gli incontri?

«Se vivono da sole, anche in casa. Altrimenti ci si incontra prima in un bar, ad un’uscita dell’autostrada, in un ristorante e si fanno due chiacchiere. Poi, si va in albergo, in casa, in barca. Dipende. Ma occhio perché su internet ci sono tanti farabutti che non sono professionisti. Io mi espongo, le mie foto sono reali, ho un sito internet e sono affidabile. Tanti sono pericolosi dilettanti».

Ci sono clienti affezionate alle quali fai dei pacchetti abbonamento?

«No, assolutamente, anzi con qualcuna ho aumentato il prezzo, mi adeguo ai tempi».

Hai detto che spesso si tratta di donne sposate. Cosa ti raccontano dei loro mariti?

«Vedo talmente tante coppie sbagliate che mi sono fatto un’idea negativa del matrimonio e della coppia. Ci sono tante coppie che restano insieme per i figli, per denaro o per comodità, ed è chiaro che si tradiscono. Allora sono meglio quelle coppie che per trovare nuovo smalto fanno sesso anche in tre, quello non è tradimento, il marito è consenziente, io sono una certezza per questi mariti, meglio con me che non con un amico o un conoscente che può sputtanarlo. Io me ne vado e non mi innamoro».

Hai detto che la Puglia, però, non è la Lombardia o l’Emilia. Trovi differenze culturali?

«No, non esistono differenze culturali. L’unica differenza è che al Sud c’è meno conoscenza di questo mestiere,se ne parla di meno. Non è una questione né di mentalità né di ricchezza, i ricchi del sud sono molto più ricchi di quelli del nord. In Calabria, come in Puglia, sono stato con donne straricche. Ma sui gigolò non c’è informazione positiva. Tutte pensano al film di Richard Gere, ma quel film è una balla, quel personaggio non esiste, non c’è passa parola tra le donne come si vede nel film. Le donne non daranno mai il numero del gigolò alla loro amica, ti vorranno per sé. Al sud il gigolò è ancora visto come il marchettaro che va con le vecchie. Nulla di più falso».

Cosa hai fatto dei soldi guadagnati finora?

«Veramente ho un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, hanno visto tutti questi versamenti di soldi sul mio conto in banca senza tracciabilità e mi hanno fatto una mega multa. Ma la colpa non è mia, risulto un evasore mio malgrado, io vorrei pagare le tasse ma lo Stato non riconosce il mio lavoro».

Ti hanno mai regalato a una donna?

«Molto spesso, è uno dei servizi più gettonati. I colleghi di lavoro mi regalano al loro capo donna, le figlie alla mamma. Invece delle solite borse e scarpe, c’è chi preferisce regalare uomini».

In tempi di crisi, siete uno sfizio solo per donne ricche?

«Ci sono ragazzi che per colpa della crisi mettono annunci, si spacciano per gigolò ma non lo sono, e le povere malcapitate si prendono delle sole. Questo è un lavoro che si fa con amore e passione. Io investo in abiti, cura del corpo, immagini, fotografie, sito internet. Il 90% dei gigolo che si trovano su internet lavorano con uomini, anche se sono etero, per sbarcare il lunario».

(L.M.)

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