Venerdì 14 Dicembre 2018 | 22:13

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I libri del giorno: tra le colpe delle donne e madri selvagge

Tre donne, le autrici di questi due libri, vicine per età, storia, collocazione politica, professione, che affrontano lo stesso tema: quello della procreazione, riproposto con forza dalla recente legge sulla fecondazione assistita, dal referendum su quella legge e, oggi, dallo scontro riapertosi sull'aborto. Tre donne che 25 anni fa, quando la 194 fu consacrata legge da un referendum in cui dissero no all'abrogazione il 68% degli italiani, erano assieme sulla stessa barricata e che oggi si ritrovano contrapposte. Tavella e Di Pietro, come si legge nel sottotitolo, «Contro la tecnorapina del corpo femminile» e meglio ancora nella fascetta rossa che grida «Un manifesto radicale di amore per la vita», ed Armeni a ricordare «Storie, battaglie e riflessioni dal referendum sull'aborto alla fecondazione assistita». Un'inchiesta giornalistica piena di testimonianze, dati, che riporta posizioni diverse, quella di Ritanna Armeni, un'invettiva, un pamphlet, quello in cui Paola ed Alessandra parlano in prima persona, rivolgendosi una all'altra, che, testimoniano i blog, ha suscitato forti reazioni e loro stesse scrivono le ha emarginate dalla loro parte, che «non era soltanto un'opinione politica, ma affetti, amicizie, telefonate, rapporti di lavoro, insomma un mondo intero». E infatti, se nel referendum sull'abrogazione dell'aborto nel '78, furono le donne cattoliche a segnare la differenza votando contro, in quello della primavera 2005 sulla procreazione assistita a dividersi è stata la sinistra e l'astensione auspicata dal cardinal Ruini non solo ha trovato compatto il «fronte dei credenti, tradizionalmente frastagliato», scrive Armeni, «ma la vera novità» sono «i sostenitori laici della vita nella sua assolutezza e sacralità», «intellettuali tra i più importanti» sottolinea Armeni, a partire da Oriana Fallaci e Giuliano Ferrara che, sul quotidiano che dirige, Il Foglio, subito prima del voto ha pubblicato in forma di lettera il succo di Madri selvagge.
«Noi non intendiamo schierarci sulla natura dell'embrione dal punto di vista scientifico o spirituale - dicevano e dicono Paola e Alessandra - , ma sappiamo che è sempre stato delle donne in virtù di una relazione carnale e non metafisica. Abbiamo deciso dalla notte dei tempi se farlo crescere o sbarazzarcene...e ci siamo comportate con saggezza, altrimenti nessuno di noi sarebbe qui a discuterne....Siamo così ferme nel non volerli lasciare in custodia ai preti ma ci sentiamo davvero tranquille nel permettere agli scienziati di scassinarli?». Elencare le malefatte della scienza è poi un gioco da ragazzi, che risulterebbe più credibile senza mettere in mezzo le loro «amiche fate, donne dalle abilità rare, mani d'oro per il massaggio, la cura, la cucina, i tarocchi...Patrizia, appena tornata dall'Asia, disse che madre natura non sbaglia mai, neanche quando crea lo tsunami». O il più accreditato Jeremy Rifkin e la previsione che fa nel 'Secolo Biotech' di processi dei figli contro i genitori che prima di metterli al mondo non ne abbiano accertato l'integrità psicofisica con approfondite analisi genetiche. E' sufficiente accennare appena all'inquinamento che causa quell'infertilità che si vuole curare con la procreazione assistita, all'allattamento artificiale presentato negli anni '60 come il toccasana e poi dimostratosi assai inferiore a quello materno, ai parti cesarei che crescono vertiginosamente nelle cliniche private....La più scioccante delle argomentazioni di Paola e Alessandra è la testimonianza di una 'tecnorapina degli ovulì subita da due giovani donne in una clinica di Bucarest: Raulca e Alina che per 250 dollari ("il riscaldamento per tutto l'inverno o sei mesi d'affitto") hanno rischiato la vita e perso la possibilità di avere figli.
Non sono meno terribili le storie di aborti fatti sul tavolo della mammana da donne di ogni età e regione d'Italia fino alla fine degli anni '70, quando l'aborto era un reato e perciò lo si praticava -tre volte più di oggi- ma nell'illegalità, pagando molto e rischiando la vita. Ritanna Armeni ne racconta alcune, ma soprattutto racconta, con testimonianze di donne e di medici, con le statistiche che a volte rivelano quello che le donne e i medici non hanno il coraggio di dire, quanto della legge 194 è rimasto lettera morta, in termini di educazione alla contraccezione, quanto non si è fatto in questi trent'anni «per costruire una società più solidale e accogliente nei confronti della donna e della vita». «Il fronte referendario ha subito una sconfitta da cui deriveranno conseguenze più gravi di quanto si possa immaginare o in un primo momento possa apparire» scrive Armeni che pure dà già conto della commissione d'indagine sulla 194 e del blocco della pillola abortiva. Una questione che Paola ed Alessandra liquidano in tre righe a pagina 6: «Se fosse messa anche solo in dubbio la possibilità di abortire liberamente e con sicurezza, milioni di donne, noi due comprese, scenderemmo in strada per domani».

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