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Emma Bonino: l'emergenza è una Stato laico a garanzia di tutti

Emma BoninoROMA - «E' innegabile che oggi in Italia ci sia un'emergenza che riguarda la laicità, e di conseguenza i diritti e i doveri di tutti noi». E' questo il tema della Festa della donna 2006 secondo la leader della Rosa nel pugno, Emma Bonino, che trova appropriato per l'occasione lo slogan «Libertà della donna, libertà per tutti».
«Se non siamo in grado di difendere i principi qui da noi - dice - difficilmente saremo in grado di predicarli altrove, in società economicamente e socialmente arretrate, dove i diritti umani e civili stentano perfino a vedere la luce». C'è una forte richiesta di laicità in Italia, motivata «da un periodo che vede un'involuzione dei rapporti fra stato e chiesa. L'8 marzo - afferma l'europarlamentare impegnata da una vita sui diritti umani - è una buona occasione per parlare dei diritti negati, dal fallimento del referendum sulla fecondazione ai tentativi di rivedere la legge 194 al divieto della Ru486 e così via».

La Festa della donna «rimane in Italia una data cui dare un significato, in particolare in questo periodo di revival clericale». Richiamare alla «libertà della donna» ed alla «libertà di tutti» non è una «pretesa corporativa della donna» ma ricordare semplicemente un dato storico: «nella nostra società, come altrove, l'avanzamento dei diritti e delle libertà delle donne ha coinciso con l'avanzamento dei diritti e delle libertà di tutti. Ogniqualvolta le donne hanno ottenuto obiettivi precisi la società ne ha guadagnato nel suo insieme». Un dato obiettivo che non va dimenticato in Italia dove a rischio sono perciò i diritti delle donne ma non solo. «La Chiesa - osserva Bonino - pratica la sua ingerenza non dietro le quinte, come una volta, ma direttamente sul palcoscenico, da protagonista, mentre i politici di destra e di sinistra si affannano a far da spalla. Stiamo assistendo ad un'intollerabile arrendevolezza di fronte all'invadenza delle gerarchie vaticane da parte della stragrande maggioranza delle forze politiche che, alla ricerca di un generico voto cattolico, sacrificano diritti e responsabilità individuali, libertà di scelta e di coscienza». Gli ultimi esempi? L'aver definito l'aborto come piccolo omicidio, bollando milioni di donne come piccole assassine e l'anatema dalla Pontificia Accademia della vita sulle complicità negli omicidi dell'embrione per chi vota un candidato «non rispettoso dell' embrione».
«Questa vera e propria offensiva - afferma l'esponente radicale - non è casuale e, oramai, la sovrapposizione è tale che, da laica, mi domando come i credenti vivano questa commistione che dovrebbe inquietare loro per primi. Per questo chiediamo l'abrogazione del Concordato, perchè siamo andati francamente oltre il muro del suono...».

L'emancipazione femminile non è, quindi, un tema da archiviare anche se servono dei distinguo: «Le donne italiane sono estremamente emancipate a livello individuale ma meno a livello sociale e politico. Ho l'impressione - sottolinea Bonino - che arrivata ad un certo punto 'si tirano indietrò, per esempio sul lavoro. Angela Merkel non ha certamente avuto bisogno delle quote rosa per diventare cancelliere tedesco e il fatto di avere quattro figli non ha impedito a Segolene Royal di essere la candidata più credibile a sinistra per le prossime presidenziali francesi».
Non tutto passa per la presenza delle donne in politica. «Una maggiore presenza delle donne in questo settore - sottolinea ancora Bonino - non risolve di per sè la ben più ampia questione femminile. Si presuppone però che il fatto di avere più donne elette non sia un fine ma un mezzo anche per aprire la strada ad un maggior coinvolgimento femminile ad ogni livello».
Bonino ricorda le sue ultime celebrazioni dell'8 marzo, soprattutto a sostegno delle milioni di donne che vivono in società tribali, patriarcali e spesso misogine, come le donne di Kabul. Ricorda poi la campagna, promossa fra l'altro anche dalla ong da lei fondata 'Non c'è pace senza giustizià, contro la mutilazioni genitali che riguardano oltre cento milioni di donne e bambine solo in Africa: «Grazie a questa campagna le donne si sono organizzate, hanno cominciato a rivendicare il loro diritto a non essere mutilate e hanno ottenuto dei risultati dal punto di vista normativo, anche se ancora limitati nella pratica. Alla recente conferenza di Bamako sono arrivate oltre 1.200 delegate, dando così un segnale fortissimo di un'alleanza transnazionale che sta prendendo forma sulla base delle migliori strategie da attuare per sconfiggere le mutilazioni».
Agnese Malatesta

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