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Bimbo rapito - Il padre (convinto che si tratti di un sequestro su commissione): «Ridatemi mio figlio, prima che venga a riprendermelo io»

CASALBARONCOLO (PARMA) - «Tommaso tornerà comunque a casa, con o senza pietà. La pietà è un' attenuante». Paolo Onofri, 46 anni, il babbo del piccolo Tommy, sequestrato giovedì sera nella sua abitazione a Casalbaroncolo, nelle campagne di Parma, è angosciato ma deciso. «Sono a chiedervi pietà - ha detto in mattinata, rivolto ai rapitori - sono a chiedervi di restituirmi il mio bambino. Spero che questa parola abbia ancora un significato, perchè se così non fosse il reciproco sarà equivalente. Mettetevi una mano sul cuore e ridatemi mio figlio, prima che venga a riprendermelo io».
Ai giornalisti, prima di tornare in Questura per essere vicino alla moglie Paola Pellinghelli ("E' fortemente provata e ha bisogno di sentirsi utile per suo figlio, fra di loro c'è un legame molto forte e lei soffre la distanza"), l'uomo è apparso convinto su una soluzione positiva e soprattutto rapida ("Credo che nelle prossime ore gli inquirenti faranno enormi passi avanti"), una sensazione poi smentita nei fatti con il trascorrere della giornata. Ma anche che si sia trattato di un sequestro su commissione: «Dal mio punto di vista è così». Per Onofri la rapina - come ha confermato il procuratore Gerardo Laguardia - «è stata una farsa. Le rapine si fanno più al volo, questi sapevano tutto, ci tenevano d'occhio. Io non avevo realizzato che si trattava di un rapimento, ho creduto ad una rapina fino in fondo. Ho capito che l'obiettivo era mio figlio quando l' hanno preso. Rapinare era l'ultimo dei loro interessi, i 150 euro gli sono stati consegnati spontaneamente». «La vicenda - ha commentato - sta prendendo una piega molto, molto seria. Ma molto seria per chi ha commesso il fatto. La direzione che gli investigatori stanno seguendo, anche l'Antimafia di Bologna, non è solo una, sono più d'una, ma non sono più a 360 gradi. Comunque non hanno scampo». Onofri ha detto di non poter riconoscere chi ha fatto l'irruzione: «Uno aveva un passamontagna, l'altro un casco».
Le parole dell'uomo hanno dato l'impressione che potesse sapere a chi si stava rivolgendo. Chi ha sottratto il piccolo - ad esempio - è andato a colpo sicuro, trovando l'interruttore esterno che ha fatto mancare la luce giovedì sera prima dell' irruzione. Inoltre il cane della famiglia era sparito alcuni giorni prima, particolare che può far pensare alla preparazione dell'irruzione. «Ho fatto anche dei nomi, situazioni, cose, ma... Come si fa a fare dei nomi? Ma chi è l' animale che fa una cosa del genere? Io conduco una vita assolutamente normale, queste sono ripercussioni degne delle più sordide cosche malavitose, lontane anni luce dal mio modo di vivere. Io non ho mai subito una rapina in 23 anni di Poste (Onofri dirige il settore prestiti di un importante ufficio a Parma, ndr), non ho mai ricevuto pressioni per farmi garante o basista di una rapina. Il mio è un ufficio impossibile da rapinare perchè è dell'ultima generazione, tutto sotto chip e codici». E poi: «Non sono nelle condizioni economiche di sostenere un riscatto, nonostante in questi giorni si sia manifestata solidarietà anche in questo senso. E non ho situazioni che giustifichino un rapimento per sgarro o per vendetta».
Il pensiero torna poi veloce a Tommy, alla necessità - resa nota dalla mamma - che ora la dose di Tegretol, lo sciroppo pediatrico antiepilessia, sia aumentata a 5 ml al mattino e altrettanti alla sera, perchè «più passa il tempo e più aumentano i rischi». Poi, nel tardo pomeriggio, un nuovo annuncio, stavolta affidato al parroco don Giacomo Spini: «La famiglia, rendendosi conto delle difficoltà nel reperire il farmaco, ne mette a disposizione un flacone. Contattateci in ogni modo, anche riservato». E un appello nella chiesa che vide tre anni fa il matrimonio di Paolo e Paola e l'anno scorso, il 2 aprile, il battesimo di Tommy: «Chiunque tenga Tommaso lo riconsegni all'affetto di papà e mamma, anche lasciandolo in qualsiasi chiesa di Parma o di fuori Parma».

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