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Seconda giornata del convegno «Mediterraneo e Balcani: una storia comune»

BRINDISI - La seconda giornata del convegno internazionale «Mediterraneo e Balcani: una storia comune», ha focalizzato l'attenzione sull'area balcanica, per individuare i criteri di stabilizzazione e integrazione europea di questa zona caratterizzata da contraddizioni, mutamenti e conflitti. L'iniziativa è organizzata dalla Provincia di Brindisi con Regione Puglia, Province di Lecce e Taranto, Camera di Commercio di Brindisi, Unimed (Unione delle Universita del Mediterraneo) e Universita degli Studi di Lecce e Bari.
I relatori, moderati dal prof. Amedeo Maizza dell'Universita di Lecce, hanno analizzato la storia e la situazione politica e sociale di una non facile convivenza tra serbi, croati, bosniaci, macedoni, albanesi e montenegrini. Erano presenti il ministro degli Affari esteri di Albania, Besnik Mustafaj, Anton Giulio Dè Robertis dell'Universita di Bari, Pedrag Matvejevic scrittore e docente dell'Universita «La Sapienza» di Roma, l'ex ministro della Giustizia di Grecia Michail Stathopoulos e i professori Ilter Turan e Raphael Vago, rispettivamente dell'Universita di Bilgi e di Tel Aviv.
«Iniziative di questo genere - ha dichiarato Besnik Mustafaj, ministro degli Affari esteri di Albania - offrono la possibilita di avere un quadro globale della situazione attuale nel bacino del Mediterraneo attraverso una riflessione comune. Penso che, con riferimento in particolare all'Albania, i maggiori settori di investimento possano riguardare il turismo e le infrastrutture».
Per Matvejevic, «un passato lontano e molti avvenimenti recenti hanno lasciato nei Balcani piaghe che continuano a sanguinare». «Le esperienze acquisite sotto i regimi imposti dal 'comunismo stalinianò - ha aggiunto - occultano un'eredità dolorosa. Accanto ad alcuni tentativi positivi dell'edificazione socialista (industrializzazione, aumento di produzione, sicurezza sociale allargata, occupazione e scolarita piu accessibili, alfabetizzazione) un alto numero di fallimenti aggrava irrimediabilmente il bilancio: l'Albania di Enver Hoxha, la Romania di Nicolae Ceausescu, la Bulgaria di Todor Zivkok, persino la Jugoslavia di Tito».
Marcello Strazzeri, docente dell'Universita di Lecce, chiudendo i lavori della prima sessione del convegno ha affermato che «la nascita di un'economia transfrontaliera tra Puglia, Montenegro, Albania, Grecia, Turchia, e piu in generale l'intera penisola Balcanica, puo trasformare il mare Adriatico da luogo drammatico di tragedie collettive in spazio complesso della frontiera, via della realizzazione e della decisione condivisa». L'assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia, inteso come luogo di promozione istituzionale di una politica di cooperazione transfrontaliera, supportata e monitorata dall'Istituto Internazionale per il Mediterraneo e i Balcani in corso di realizzazione a Brindisi, hanno l'ambizione - è stato sottolineato - di muovere in questa direzione.
«Conosciamo la difficolta della sfida - ha dichiarato Giuseppe Acierno, capo di Gabinetto della Provincia di Brindisi - con la quale ci misuriamo da un po'. Sappiamo che spesso il valore delle parole cede il passo alle necessita cosi diffuse in un territorio come questo. Ma sappiamo anche che le civiltà si fabbricano con le parole. E le civiltà insegnano all'uomo il vuoto e la separazione che rendono possibile la parola».
Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Provincia, Michele Errico, per i risultati ottenuti dai lavori del convegno. I riscontri totalmente positivi - ha sottolineato - sono una premessa importante per fornire certezze alle prospettive che riuscirà a garantire l'Istituto Internazionale per il Mediterraneo e i Balcani: i benefici interesseranno tutti i Paesi di questa area geografica e assicurerà un ruolo ancor più prestigioso a Brindisi e più in generale al Grande Salento.

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