Lunedì 10 Dicembre 2018 | 20:18

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Salento Negroamaro/sezione Arte

AFRICANI IN AFRICA
La collezione di arte contemporanea africana che sarà presentata in questa mostra ha come luogo geografico gran parte degli Stati africani della fascia equatoriale, la cosiddetta Africa Nera. Si tratta di un viaggio svolto nel presente e per presente intendiamo quel tempo istantaneo che non conosce passato o futuro e ciò nonostante possiede l'energia dinamica del divenire.
Si tratta del tempo perfetto per documentare l'arte africana di oggi presupponendo soltanto che essa provenga, come nella maggior parte dei casi avviene, da origini primitivo/tribali e che da questo stato di grazia che definiamo il "presente" si muova verso un suo futuro proprio e indipendente dai vari sistemi occidentali (economico, star system, ecc.) che pressano da tutte le parti per plagiarla, inquinarla, infine globalizzarla come è avvenuto e avviene sempre più spesso per le correnti artistiche che nascono (e questo non soltanto in Africa) al termine di paragone europeo-americano e che proprio per questo vengono divorate da un mercato sempre in disperato bisogno di novità che le fagocita e digerisce molto prima che esse riescano a imporsi e dunque a modificare o almeno a influenzare la cultura contemporanea.
L'arte africana di oggi nasce, vive, viene prodotta e venduta per strada e nei mercati dichiarando così dal suo nascere la spontanea appartenenza all'arte popolare e in quanto vera e propria madre dell'arte popolare rappresenta molto spesso la vita di tutti i giorni, descrive gli oggetti di uso quotidiano come simboli e totem del presente così come rievoca la tradizione spirituale comune, dunque oltremodo popolare, quando ripropone con primitiva semplicità idoli arcaici e feticci tribali che nella popolazione che abita nei villaggi ,e che costituisce ancora la stragrande maggioranza degli abitanti il continente africano, rappresentano oggetto di venerazione quotidiana.Oltre le mode etnizzanti l'arte africana nelle sue infinite articolazioni,non dimentichiamoci che l'Africa è il posto del mondo più mondo,è una poderosa espressione umana ,importante nella storia dell'uomo come pochi altri segni e capace di determinare una vera influenza sulla cultura di questi popoli essendo nonostante la sua intensità e complessità intelligibile a tutti i livelli per la sua immediatezza e sincerità.
Dom.16/7 castello di Acaya
11,30 vernice ed inaugurazione alla presenza del Ministro della Cultura del Mali

Mostra AFRICANINAFRICA
la nuova generazione d'artisti africani
da Tinga Tinga ai giorni nostri
8 luglio / 28 agosto

100 opere di 20 artisti di una dozzina di Stati per mettere in scena una grande storia africana che parla degli ultimi 40 anni di questo continente. La sezione dedicata all'arte di AFRICAPERAFRICA offre in effetti un panorama incredibilmente ricco e vario dei fermenti artistici che agitano la fascia centrale del continente africano, la così detta Africa Nera.In questo vastissimo territorio, carico di tensioni politiche e sociali e dal quale provengono molte delle ispirazioni che hanno segnato l'arte europea e nord americana da Picasso a Warhol, stanno emergendo autori di diversa estrazione e rappresentatività, ma nei quali si riconosce una fondamentale radice etnica, un'impronta culturale che da un lontano passato conduce dritta al futuro. Dalla grande esposizione romana del 1964 mai si erano viste opere tanto belle e importanti in cui si riflettono anche le tragedie africane dei nostri anni, guerre, carestie, epidemie, vicende di sfruttamento, di sopraffazione e di morte. Curata da Luca Faccenda e Marco Parri, cittadini monegaschi, entrambi affermati specialisti di arte etnica, sarà coordinata ed allestita da Guillermina De Gennaro ,Gianluigi Trevisi e dal" Settore sviluppo socio culturale"della Provincia di Lecce diretto dal dottor Luigi De Luca.Le opere hanno provenienza diversa. Molte sono prestiti di musei, fondazioni, collezionisti privati, altre arrivano direttamente dagli artisti. Tra i quali occorre citare Cheff Mwai (Kenya), l'ex militante Mau Mau i cui bassorilievi policromi in legno (compreso il celebre ritratto del presidente Jomo Kenyatta) inneggiano alla resistenza contro l'occupazione coloniale. I mercati dipinti da Maurus Mikael Malikita (Tanzania), l'artista più noto del genere Tingatinga, e gli oli su carta telata di Peter Maurice Wanjau (Kenya), rappresentano invece le usanze tribal-sociali ancora in uso nei villaggi, vere e proprie denunce contro la morte per fame e l'infibulazione.Dalla Repubblica Popolare del Congo, capitale Brazzaville, provengono le opere di Djess che nel suo astrattismo figurativo riproduce raffinerie e miniere attraverso significati e maschere tribali della cultura Mbuia e delle tribù Fang. Nella nemica Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, viveva invece Jean Michel Moukeba (detto Djambo), vittima giovanissima nella lunga guerra fratricida, di cui la mostra presenta un magnifico altorilievo dipinto, straordinario esempio di Pop Africano. Da Kinshasa anche le opere del giovane artista Lukawu, le sue celebri mani protese che intimano l'Alt! all'Aids e all'uccisione della fauna selvatica.Dal Senegal arrivano poi le straordinarie tavole Pop di Moustapha Souley, autentiche insegne pubblicitarie, e una rarissima scultura di Amadou Makhtar Mbaye (Tita), un suonatore ricomposto con pezzi recuperati nelle discariche delle grandi periferie urbane. L'esposizione presenta anche numerose opere di Benard Asante (Ghana), artista collocabile nella corrente neo grafitista, che secondo una tradizione della propria tribù disegna i grandi animali d'Africa cancellandone poi il tratto per proteggerne il corpo dalla vista degli spiriti negativi. Dal Ghana arriva inoltre un raro ritratto di un occidentale del guaritore di Dio, Anthony Kwame Akoto (Almighty God).Spettacolari le grandi istallazioni in legno policromo e traforato di Abdallah Salim (Kenya), prestito del Tobu Museum of Art di Tokio, e gli assemblaggi optical di tappi di bottiglia trovati nelle discariche della raffinata e rara Margareth Majo (Zimbawe). Da ammirare, inoltre, i piccoli quadri di Kristopher Atikossie (Togo) con i simboli della magia tribale, e quelli di maggiori dimensioni di Engdaget Legesse (Etiopia) dai significati criptati attraverso una segreta espressione di simboli copti. Le grandi opere di Mandy's Meninwa (Nigeria) si rifanno invece alle maschere tribali delle culture Chamba, Kalabari Ijo e delle figure a mezza luna delle tribù Mama.Infine le pitture su tela e vernice trasparente di Georges Lilanga (Tanzania), che ha ottenuto a Sotheby's Londra quotazioni record e che a Firenze è presente con alcune opere di misura eccezionale rispetto alle consuete configurazioni di cm. 30 x 30. Il catalogo presenta le star del mercato (le cifre toccano anche centinaia di migliaia di dollari) e artisti emergenti di innegabile talento già all'attenzione della critica internazionale. Il capitolo finale è dedicato ai grandi totem in legno dipinto di Solomon Uwuenwa (Nigeria) che ripropongono in chiave contemporanea gli stilemi tribali degli Yoruba, dei Mama, dei Mumuye e dei Chamba, tribù che hanno costituito la memoria etnica del suo Paese.


PASS-PORT gli uomini in fuga
Questa mostra è una profonda riflessione sulla perdita di identità di chi abbandona il proprio paese ed emigra,un aspetto fuori dai grandi dibattiti ,ma vero elemento centrale delle culture dei migranti.
Sono qui rappresentati passaporti di etnie diverse che non si trovano negli archivi delle questure o dei centri d'accoglienza ,questi grandi dipinti diventano l'estensione interpretativa di identità calpestate documenti che parlano di altri tratti somatici squarci di mondi lontani pezzi di mondo nascosti dietro gli occhi di chi fugge .

Sab 21/7 h.19,30 luglio - Castello di Copertino
vernice ed inaugurazione
PASS-PORT "gli uomini in fuga / le identità calpestate"
Mostra di Valeri Tarasov
21 luglio- 22 agosto

L'ELENCO DI TUTTI GLI ARTISTI COINVOLTI PAESE PER PAESE

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