Giovedì 13 Dicembre 2018 | 23:44

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Lo stupro di Cagliari e la sentenza della Cassazione - Un'ondata di reazioni contro i giudici

ROMA - È polemica, forte, univoca, che accomuna tutti gli schieramenti politici, il mondo civile e gli esperti, contro la sentenza dei giudici della terza sezione penale della Corte di Cassazione che ha stabilito che lo stupro di una minorenne è meno grave se la ragazzina ha già avuto rapporti sessuali. Reazioni che hanno visto anche la richiesta di un intervento del ministro della Giustizia, Roberto Castelli, tanto che in tarda serata c'è stata anche una presa di distanza della stessa Corte Costituzionale.

ASSOCIAZIONI
- I più colpiti sono coloro che lavorano con le donne e i minori: «Ho pensato di essere tornata indietro di 50 anni, è come se mi fosse arrivato un pugno nello stomaco», ha detto Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa: «È inconcepibile che un reato contro la persona così grave, possa avere due pesi e due misure, se la ragazza è vergine o non lo è». Anche perché, proprio i dati confermano che la violenza contro le donne è in crescita, «specialmente nelle fasce più giovani».
Anche per Ernesto Caffo (Telefono Azzurro) la sentenza è «inaccettabile e incomprensibile dal punto di vista del buon senso» mentre per "Save the Children" le attenuanti «sono inammissibili di fronte a una violenza sessuale ai danni di un minore», con tanto di violazione della Convenzione Onu sui Diritti dell'Infanzia. Come conferma l'Unicef: «Non esistono attenuanti per atti sessuali nei confronti di minori». Di «sentenza inquietante» parla l'Associazione donne italiane.

GOVERNO
- Dure le prese di posizione anche in ambito governativo, con il ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo: una sentenza «che ci lascia interdetti, in un momento in cui il nostro Paese ha varato nuove normative su pedofilia e mutilazioni genitali» ribadendo la «posizione di estremo rigore nei confronti di tutti gli atti che scalfiscano l'inviolabilità fisica della persona, soprattutto se minore».
Per il sottosegretario agli Esteri, Margherita Boniver si tratta di una «sentenza misogina, scandalosa e parecchio pruriginosa», mentre è deciso il ministro leghista Roberto Calderoli: «La donna come un'auto nuova o usata. Chiedo scusa alle minorenni che hanno subito violenze sessuali, chiedo scusa alle altre donne che hanno subito violenze sessuali, chiedo scusa a tutte le donne in generale perché oggi la loro dignità è stato equiparata al valore, e alla differenza dello stesso, che può esserci tra un'auto nuova e una usata».

POLITICA
- Tra le forze politiche lo sdegno è trasversale, mettendo per una volta tutti dalla stessa parte: «Una sentenza vergognosa e devastante», ha detto Alessandra Mussolini, raccontando anche che «a 16 anni fu baciata a forza da un uomo: dico un bacio, non uno stupro. Per anni ho avuto il rifiuto del bacio». Di «sentenza di sapore medievale, fuori dal tempo» ha parlato Gloria Buffo (Ds) con Livia Turco che ne chiede la cancellazione, mentre per Giovanna Melandri si fa un «balzo indietro di decenni». Michele Bonatesta (An) ha detto che «dopo questa sentenza talmente sconcertante da essere clamorosa, il ministro della Giustizia Castelli, deve valutare l'opportunità di un intervento ispettivo». Per Sandro Bondi (FI) «la sentenza pone pesanti interrogativi sul tipo di cultura, sulla natura della formazione giuridica e sulla concezione del ruolo sociale di una parte della magistratura italiana».
Nonostante «il rispetto nei confronti delle Alte Magistrature dello Stato» Luca Volontè (Udc) parla di «seria preoccupazione», mentre Luana Zanella (Verdi) spera che ci «sia stata qualche incomprensione, che non sia vera». Dorina Bianchi (Margherita) parla di sentenza «aberrante: davvero non vorrei mai trovarmi nei panni delle mogli o delle figlie di quei supremi giudici». Per Elettra Deiana (Prc) «l'inviolabilità del corpo femminile non è ancora diventato principio vincolante per la magistratura italiana», di una «sorta di incitazione allo stupro, seguita dall'impunità» ha parlato Andrea Gibelli (Lega). Per Isabella Rauti, consigliere nazionale di parità del ministero Welfare è «inconcepibile che la condizione di illibatezza o meno possa essere considerata un'attenuante».

IL PARERE DELL'AVVOCATO
- Una sentenza «errata tecnicamente e moralmente» è stata definita dal presidente nazionale degli avvocati per i minori e le famiglie, Manuela Maccaroni. Un errore «tecnico», prima di tutto: l'articolo 609 quater, comma due, del codice penale prevede la reclusione da cinque a dieci anni per chi compie atti sessuali con una persona che al momento del fatto «non ha compiuto sedici anni», come la ragazza di cui parla la sentenza, «quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore» o altra persona «cui per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza o custodia il minore è affidato», o che abbia con quest'ultimo «una relazione di convivenza». Un articolo «sufficiente a comminare una pena grave senza alcuna necessità di approfondire le abitudini della ragazza o il suo sviluppo fisico».

LA SESSUOLOGA
- Non ci può essere minore o maggiore gravità in uno stupro, perché è sempre violenza, a qualsiasi età. È il commento della sessuologa Iole Bardaro Verde: «Anche per una donna adulta, che può avere avuto 100 rapporti consenzienti, lo stupro rappresenta sempre una violenza, qualcosa di imposto con la forza. E questo a maggior ragione per una ragazzina, la quale dopo la violenza acquisisce l'idea che non ci può più fidare degli uomini».

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