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Coldiretti: settore in ginocchio anche in Puglia

BARI - Il crollo verticale delle vendite di polli a causa della psicosi - al momento assolutamente ingiustificata - ingenerata dal ritrovamento di cigni infetti in Puglia su cui è stata accertata la presenza del virus H5N1 che provoca l'influenza aviaria rischia di mettere in ginocchio un settore importante per l'economia regionale. «In questo contesto di panico comprensibile anche se eccessivo, è incredibile e a dir poco incosciente - denuncia il Direttore della Coldiretti Puglia, Giuseppe Brillante - la posizione dell'Unione Europea che ha messo sotto accusa le norme nazionali che impongono l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza del pollame e dei suoi derivati, chiedendo alle Autorità italiane di far pervenire chiarimenti entro il 15 febbraio perchè ritenute non conformi alla legislazione comunitaria. L'etichettatura, invece - sempre secondo il direttore della Coldiretti Puglia - garantendo la completa tracciabilità del prodotto, agevola il sistema dei controlli e tutela la salute dei consumatori e il loro diritto alla corretta informazione ed è un mezzo per rassicurarli rispetto ad eventuali rischi di pandemia. Bisogna impedire che le evidenti pressioni determinate da interessi commerciali prevalgano sulla necessità di tutelare gli allevamenti locali e la salute dei cittadini».

L'etichetta «Made in Italy» è obbligatoria in Italia dal 17 ottobre scorso e prevede che, in aggiunta alle indicazioni obbligatorie previste dalla normativa in materia di etichettatura dei prodotti alimentari, di cui al Decreto legislativo 109/92, gli operatori che intervengono nella fase di macellazione e sezionamento e i soggetti che importano nel territorio italiano animali vivi da macellare, o carni fresche da sezionare o già sezionate da commercializzare, riportino in etichetta le informazioni necessarie a ripercorrere con esattezza la storia dell'animale e la sua origine territoriale. Intanto, macellerie, supermercati e ipermercati in Puglia registrano a partire da sabato vendite «zero» per carni bianche e uova e le ripercussioni sul settore avicolo regionale sono pesanti. Sono 185 le aziende avicole censite dalle ASL in Puglia, 206 gli allevamenti che producono 2.794.319 capi, 120.000 quintali di pollame e circa 38 milioni di uova. Di tutto rispetto il valore economico regionale del comparto che conta 25.700.000 euro per il pollame e 30.500.000 euro per le uova.

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