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Le lacrime di Pietro, 9 anni, che non ha potuto vedere la fiaccola

Olimpiadi Torino 2006 TORINO - A nove anni, le Olimpiadi sembrano ancora più grandi di quanto appaiano di fronte ai 2.500 atleti e agli 85 Paesi in gara. Per questo motivo, quando Pietro ha saputo che la fiaccola di Torino 2006 non sarebbe più passata dalla piazza del suo quartiere ha pianto lacrime amare. E alla nonna che cercava di spiegargli chi sono quei ragazzi dei Centri Sociali che ne hanno fatto deviare il percorso, ha detto: «Io volevo solo vedere le Olimpiadi...».
Quella del piccolo Pietro, però, è stato l'unico pianto di delusione versato per le strade di Torino, che oggi ha accolto con una grande festa l'arrivo della Fiamma olimpica. Dall'alto del Castello di Rivoli e fino alla piazza del municipio c'erano infatti migliaia di persone. E tutte desiderose di applaudire quel simbolo di pace e amicizia che altrove è stato contestato. Una bella lezione di civiltà inferta ai pochi no Tav e no global che in piazza Sabotino hanno allestito un presidio con l' intenzione di alimentare nuove polemiche.

Questa volta, però, i torinesi non l'hanno permesso. Mentre il Comitato organizzatore del viaggio decideva di concerto con le forze dell'ordine di by-passare la zona, senza però interrompere la staffetta dei tedofori, il piccolo Pietro non è stato il solo a protestare contro quei 'ragazzacci', come in molti li hanno chiamati con un pizzico di sdegno.
Il breve slalom, però, è stato l'unico inconveniente di una giornata di entusiasmo alle stelle. La fiaccola ha portato ovunque festa e divertimento, anche in luoghi abituati alla sofferenza come l'ospedale Martini e il Cottolengo. Ed una felicità agrodolce ha finito con il diffondersi tra i cassintegrati della Fiat, che di fronte a Mirafiori hanno fatto presente al mondo intero le loro difficoltà professionali limitandosi ad esporre qualche cartellone. «Le Olimpiadi finiscono i problemi restano, grande Punto piccola cassa integrazione», erano alcune delle scritte realizzate sui cartelloni. Nulla di «triste» - per usare una delle espressioni del supervisore dei Giochi, Mario Pescante - rispetto a quanto visto nelle scorse settimane, perchè in fondo le Olimpiadi sono di Torino e, quindi, anche un po' di loro.

I Giochi sono anche di Antonio Giraudo e Fabio Capello, che stasera hanno portato nel centro di Torino quella torcia che è un po' il sogno di tutti. Anche per Livio Berruti, l'olimpionico di Roma 1960 che pareva emozionato come un bambino quando di fronte al Municipio ha consegnato il Fuoco al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che ha acceso l'ultimo braciere di questo lungo viaggio.
Dopo aver attraversato tutte le province italiane, trasportata da oltre 10mila tedofori, domani la Fiamma porterà ancora il suo carico di emozioni in mezzo alla folla prima di sparire sulle acque del Po. Più che un addio, sarà però un arrivederci, perchè dopo poche ore comparirà nello stadio Olimpico per l'accensione del braciere che darà inizio ai Giochi invernali. E a 24 ore dalla cerimonia è ancora caccia all'ultimo tedoforo. Questa volta, però, senza l'assillo di contestazioni e manifestazioni di qualunque genere. Una eventualità considerata remota, dopo la prova di correttezza di oggi, anche se a scanso di problemi le forse dell'ordine continueranno a sorvegliarla con grande attenzione. Da terra, dove sono presenti moltissimi mezzi, e persino dal cielo, con gli elicotteri a sorvegliare dall'alto tutta la situazione.

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