Lunedì 17 Dicembre 2018 | 01:59

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Don Gelmini festeggia nuova legge contro le droghe, perchè «non c'è droga pesante e droga leggera, ma droga e basta»

spinello, drogaAMELIA (TERNI) - Un grande falò sulla collina e tanti fuochi d'artificio: così don Pierino Gelmini, il leader della comunità Incontro di Amelia, ha voluto festeggiare questa sera, insieme al ministro Carlo Giovanardi e ad altri esponenti politici, l'approvazione definitiva delle nuove norme in materia di tossicodipendenza.
«Questa pira - ha spiegato il carismatico sacerdote, classe 1925 - simboleggia la luce che si accende nella notte della droga». Don Gelmini ha ribadito il suo credo, che ha trovato sostanza nella nuova legge: «Non c'è droga pesante e droga leggera - ha detto - ma droga e basta. Quando sento persone come Emma Bonino o altri che rifiutano questo concetto, penso che sono degli analfabeti».
La droga, secondo il fondatore della comunità Incontro, è «un male fisico ma soprattutto mentale» e «gli anticorpi psicologici e spirituali» a questo sono - ha spiegato - in questo altolà contenuto nella legge: attenti, se usate queste sostanze vi fate male».
«Non vi preoccupate - ha quindi detto rivolto ai politici presenti - delle critiche che sono giunte da alcune comunità: si arrenderanno ai risultati».
Tra le persone intervenute alla festa anche l'attore Luca Barbareschi, che ha confessato il suo percorso di avvicinamento alle sostanze stupefacenti, «cominciato - quando era un adolescente - con gli spinelli e proseguito con la cocaina e l'eroina. A 14 anni c'erano con me tanti amici che oggi non ci sono più. Io ce l'ho fatta, perchè sono stato aiutato».
Arrivato espressamente da Roma, il ministro Carlo Giovanardi, che ha la delega alle politiche antidroga, ha sottolineato «gli anni di battaglie» per arrivare a questa legge, rivendicando di non avere «nessun interesse da difendere. Mi hanno accusato, e mi ha fatto molto male - ha detto - di voler utilizzare questa legge come spot elettorale, invece è una svolta culturale».
Un'altra cosa che, ha aggiunto il ministro riferendosi a quei parlamentari che hanno fumato uno spinello in segno di protesta, gli ha fatto male, è stato «lo show disgustoso fatto ieri in piazza Montecitorio da alcuni colleghi parlamentari, cattivi maestri, che incitavano i ragazzi alla perdizione. Questa legge - ha ribadito Giovanardi - non è repressiva, ma afferma che chiunque entri nel tunnel della droga ne può uscire. E' una legge che vede i tossicodipendenti come vittime, persone da recuperare».
Certo, ha aggiunto, «c'è un limite tra vittima e carnefice, tra chi usa e chi spaccia alimentando così un circuito malvagio».
Il sottosegretario Alfredo Mantovano, anche lui arrivato direttamente da Roma, ha respinto al mittente l'accusa, giunta da più parti alla legge, di affollare ulteriormente le carceri: «Scommetto - ha detto - che tra due anni ci saranno meno persone di oggi in carcere. Ci hanno dato degli ignoranti perchè confondiamo droghe leggere e pesanti: cosa c'è di leggero in una canna che contiene il 25% di principio attivo?».
«Noi non ci mettiamo contro le comunità - ha detto ancora Mantovano - lo dimostra questa serata. Chi oggi si impegna per il recupero deve avere strumenti efficaci in mano».
Sul palco, davanti alla platea di autorità e dei tanti ragazzi della comunità, è intervenuto anche Maurizio Gasparri, che ha sottolineato come la nuova legge qualifichi e dia un riconoscimento alle comunità terapeutiche, anche se il parlamentare di An ha espresso «amarezza» per il fatto che «qualche comunità negli ultimi giorni si è espressa contro la legge».
Prima dei politici ci sono state le testimonianze di alcuni membri della comunità Incontro, ex tossicodipendenti o genitori di tossicodipendenti. Tutti hanno convenuto sulla bontà delle nuove norme. Uno di loro, padre di un giovane tossicomane romano, ha espresso l'auspicio che la legge preveda la nomina di un tutore se il tossicodipendente è maggiorenne, in modo da costringerlo ad entrare in comunità. Suo figlio, infatti, dopo tre mesi ad Amelia, è voluto uscire a tutti i costi e ora la famiglia non sa più dove si trovi.
Angela Abbrescia

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