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"Pacs" - Come si regolano le altre Regioni

ROMA - Nessuna Regione finora ha "osato" spingersi fino a dove arriva il disegno di legge che la Puglia ha approvato questa sera e che estende alle unioni di fatto i servizi sociali previsti per la famiglia "tradizionale". Tuttavia, importanti segnali di apertura e disponibilità in questa direzione sono arrivati da parte di altrettanti governatori regionali e sono contenuti negli statuti approvati recentemente dai Consigli regionali.
Lo statuto che si pronuncia con maggiore chiarezza, in tal senso, è quello della Regione Toscana, approvato il 19 luglio 2004, che afferma di tutelare e valorizzare, all'articolo 4, la «famiglia fondata sul matrimonio» e che, tra le finalità prioritarie, individua «il riconoscimento delle altre forme di convivenza» e rifiuta «ogni forma di xenofobia e di discriminazione legata all'etnia, all'orientamento sessuale e ad ogni altro aspetto e condizione umana e sociale». Non solo: nel gennaio scorso la Regione ha approvato una legge che detta la "Norme contro tutte le discriminazioni determinate dall' orientamento sessuale o dall'identità di genere".
Tra i punti più innovativi, quello che riconosce il diritto, per chiunque, di indicare chi debba prendere per lui la decisione riguardo i trattamenti terapeutici in caso di malattia grave e che il designato può essere un convivente o il compagno. Anche altri statuti regionali - come quelli dell'Emilia e della Calabria - contengono, chi più chi meno, qualche segnale di apertura verso le unioni civili e le forme di convivenza.
Alcuni presidenti di Regione, poi, hanno garantito che le Regioni in cui governano avranno presto una legislazione in materia. È il caso del Piemonte, guidato dalla presidente diessina Mercedes Bresso, dove si sta lavorando ad un progetto di legge che amplierà l'orizzonte delle discriminazioni da abbattere, dalla sfera delle preferenze sessuali fino ad includere razza, religione, età ed handicap. Il testo, secondo quanto ha annunciato l'assessore alle Pari Opportunità, Giuliana Manica, sarà pronto entro la fine del 2006.
Così anche nel Lazio, dove l'esecutivo regionale ha approvato, nel dicembre scorso, una memoria di giunta con la quale è stato dato mandato all'assessore alle Politiche Sociali, Alessandra Mandarelli, il compito di predisporre un atto legislativo finalizzato a prevedere forme di assistenza indirizzate a persone che risultino legate da vincoli affettivi e conviventi anagraficamente con carattere di stabilità, al di fuori dei casi compresi nella legge regionale sulla famiglia.
Il gruppo di Forza Italia nel Lazio, però, ha già affermato la propria opposizione ai Patti civili di solidarietà e lo ha fatto con una mozione presentata al Consiglio regionale del Lazio e a quello comunale di Roma e che presto approderà in tutti i municipi d'Italia.
Anche in Sardegna, il gruppo di An in Consiglio regionale ha presentato una mozione per impegnare la Giunta a respingere ogni proposta per istituire i Pacs e i Registri delle Unioni civili: non è infatti piaciuta la decisione, presa a maggioranza nei giorni scorsi dal consiglio comunale di Atzara, nel nuorese, di aderire alla petizione a sostegno dei patti civili di solidarietà.
Altra strada, invece, quella imboccata dal Veneto dove l'assessore regionale alle Politiche Sociali, Antonio De Poli (Udc), ha annunciato l'intenzione di istituire un Garante della famiglia, un Osservatorio permanente sulla famiglia e una Consulta della Famiglia e di dotare la Regione di una legge quadro sul tema.

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