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Moody's promuove Prodi, benzina sul fuoco elettorale

ROMA - Arriva da Wall Street altra benzina sul fuoco della campagna elettorale. Moody's, l'agenzia di rating americana, non cambia la valutazione sull'Italia alla vigilia delle elezioni (AA2 con outlook stabile, con crescita del pil 1-1,5% nel 2006, deficit al 4%, debito al 108,3% del pil), ma sottolinea che le riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno per aumentare la competitività e agganciare la crescita economica sono «più probabili» se Romano Prodi vincerà la sfida del 9 aprile con Silvio Berlusconi.
Un giudizio che, come prevedibile, l'Unione accoglie con entusiasmo (ma «senza sorpresa», come dice l'ex ministro Visco) e la Cdl con stizza («una follia; avverrà il contrario», prevede il segretario dell'Udc Cesa). Non scendono invece direttamente in campo i leader delle coalizioni: Berlusconi alza la mano di fronte alla domanda dei giornalisti, come dire, Non fatemi parlare; mentre Prodi incassa senza commentare.

Secondo il rapporto di Moody's, che fa riferimento alle opinioni degli «osservatori internazionali», il nuovo governo italiano dovrà affrontare «il difficile compito di presentare riforme strutturali per incrementare la competitività e raggiungere un consolidamento fiscale». Il corso delle riforme dipenderà dall'ampiezza della vittoria elettorale di una delle coalizioni, ma gli osservatori sono generalmente d'accordo sul fatto che i cambiamenti siano più probabili sotto un governo di centrosinistra a causa della esperienza presso la Commissione europea e come primo ministro, quando l'Italia si stava preparando ad entrare nella zona dell'euro, di Romano Prodi». Sara Bertin, vicepresidente dell'agenzia e responsabile per il rating sovrano, aggiunge solo che, come per tutte le coalizioni, «l'importante è che la maggioranza sia coesa».
Una condizione impossibile secondo il centrodestra, che si divide tra l'irritazione e l'ironia nei commenti. «Grandi riforme liberali con il centrosinistra? Una tesi davvero curiosa - dice il sottosegretario al Welfare Sacconi (FI) - Il centrosinistra varerà controriforme, non riforme, su pensioni, lavoro, scuola, energia, trasporti...». «Un report semplicemente ridicolo, superficiale», taglia corto Jannone, altro deputato forzista. Mentre da An il ministro Alemanno invita Moddy's a non fare «pressioni scorrette». «Le agenzie di rating devono fare le agenzie di rating, non gli opinion maker - attacca - Gli italiani sapranno giudicare». Sarcastico Francesco Storace: «Ne sono convinto, l'economia crescerà con il contributo determinante di Vladimir Luxuria e Francesco Caruso...».

Ironia che non rovina la festa dell'Unione, dove soprattutto Ds e Dl non perdono l'occasione per sottolineare, come fa Enrico Letta, che «quando dall'estero si guarda ai fatti concreti, i risultati sono naturalmente a favore del centro sinistra». I dati di Moody's, aggiunge il deputato della Margherita, «dimostrano anche che il polverone mediatico di questi giorni, oltre a non spostare i sondaggi sull'orientamento di voto degli italiani, non incide sul giudizio degli analisti internazionali». Soddisfazione ma nessuna sorpresa, per Visco, che sottolinea come «le banche d'affari conoscono gli attori politici e, soprattutto, vadano a leggersi i programmi: Moody's ha verificato che la piattaforma del centrosinistra è la più moderna e incisiva».
Dall'agenzia americana, secondo Piero Fassino, arriva «la migliore smentita della propaganda di Berlusconi: noi, quando abbiamo governato, abbiamo risanato l'economia, e questo le agenzie di rating internazionale lo sanno, non abbiamo lasciato un disastro come dice Berlusconi». Insomma, taglia corto Pierluigi Bersani, a Moody's «hanno semplicemente visto all'opera sia Prodi che Berlusconi e si sono fatti un'opinione...».
Alessio Panizzi

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