Martedì 11 Dicembre 2018 | 13:00

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Vertenza Alitalia - Il confronto fra sindacati, azienda e governo slitta a dopo le elezioni politiche

ROMA - La vertenza Alitalia sembra destinata ad approdare sul tavolo del nuovo Governo che verrà formato dopo le elezioni previste il prossimo 9 aprile: l'incontro di ieri sera tra Governo, sindacati ed azienda ha confermato, infatti, i diversi orientamenti all'interno dell'Esecutivo e la spaccatura del fronte sindacale. La ripresa del confronto è piena di incognite: non si sa dove e quando le parti si rivedranno.
L'unica cosa che può essere considerata altamente probabile è che le parti vogliono evitare ulteriori danni. A poco più di una settimana dall'inizio delle Olimpiadi invernali di Torino e dallo scioglimento delle Camere, il Governo vuole, infatti, evitare scioperi e proteste.
Dal canto suo, il sindacato vuole bloccare il quadro aziendale quanto meno sul fronte dell'assetto societario evitando che il controllo dell'Alitalia Service passi da Alitalia Fly a Fintecna. I vertici aziendali, nella persona del presidente e amministratore delegato, Giancarlo Cimoli, forti dell'appoggio governativo sul piano industriale che fa premio anche sugli accordi sottoscritti a palazzo Chigi con sindacati ed Esecutivo nel lontano ottobre 2004, ha accettato di sospendere l'operazione Alitalia Service-Fintecna e, probabilmente, proseguirà - magari con un po' più di cautela - nella realizzazione del Piano.
Comunque, il vertice triangolare di ieri notte e soprattutto la presentazione del documento sindacale che, con toni estremamente aspri criticava la gestione Alitalia , non sono stati privi di conseguenze: all'interno del Governo i sostenitori della linea dura ne escono rafforzati mentre, nel fronte sindacale si è ulteriormente aggravata la spaccatura indebolendo, probabilmente, il fronte confederale. D'altronde, il documento è stato giudicato irricevibile anche da chi, nel Governo (come il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta) sosteneva la linea della trattativa.
E il ministro del Welfare, Roberto Maroni, stamane ha riferito che ieri sera «c'è stato questo incontro un po' surreale in cui le categorie hanno consegnato un documento che è stato poi ritirato perché fatto dalle categorie senza l'accordo con i confederali». Un documento di 35 pagine fatto «di numeri ad effetto e di gravi irregolarità che francamente- ha sottolineato Maroni - hanno lasciato stupiti tutti». Stamattina, ha aggiungo l'esponente del Carroccio, «potrebbe essere consegnata una versione riveduta e corretta: la leggeremo e valuteremo il da farsi» E gli stessi vertici di Cisl e Uil (il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani non è intervenuto alla conferenza stampa dei sindacati) sono stati costretti a un mezzo «dietro front», smentendo di aver presentato il documento e hanno annunciato che quello distribuito alla stampa era solo una «bozza». Bozza di un documento che sarà elaborato oggi dalle categorie e poi trasmesso alle confederazioni che lo invieranno al Governo.
Alla luce di tali considerazioni, le minacce di un nuovo sciopero avanzate dai sindacati risultano depotenziate visto che all'interno dell'Esecutivo la linea dura sembra acquisire consensi sempre maggiori.

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