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Una «tesoro» da Lecce a Siena

di Tonio Tondo

LECCE - Con la Banca del Salento, la sua supervalutazione di 2500 miliardi di lire, e la finanza creativa di derivati elaborata nella City di Londra avrebbero avuto inizio i guai del Monte dei Paschi, la più antica banca del mondo (anno di nascita 1472), prudente per secoli e all’improvviso spericolata. Prima ancora dell’acquisto di Antonveneta. E’ tesi frequente a Siena e contrade. Sarebbero stati Giovanni Semeraro, Lorenzo Gorgoni e Vincenzo De Bustis, coadiuvato da una donna intelligente dell’area finanza, Rossana Venneri, i protagonisti di una storia finanziaria di successo finita poi nelle aule di tribunale. Un successo pagato poi dalle casse di Mps anche con il seguito di polemiche con le associazioni dei consumatori, di scontri nei tribunali e di onerose transazioni. Migliaia di denunce chiamarono i causa le due banche sui nuovi prodotti di mutui piazzati per piani previdenziali (My Way e For You) e obbligazioni a garanzia di opzioni su azioni (Btp Tel, Btp index e Btp on line) sottoscritte da risparmiatori con basso profilo di rischio.

Il nuovo filone di indagine con l’apertura di un fascicolo per «insider trading» riporta Lecce al centro della cronaca. Le perquisizioni nell’abitazione di Gorgoni a Cutrofiano, che però non è indagato, da parte della Guardia di finanza riaccendono i riflettori sugli intrecci finanziari dagli anni Novanta in poi. Riflettori che illuminano la nuova borghesia dedita più alla finanza e meno all’industria.

Gorgoni è uno dei 12 consiglieri di amministrazione di Banca Monte dei Paschi eletto in rappresentanza di un gruppo con l’1,7 per cento di azioni. Le perquisizioni hanno riguardato anche un altro consigliere, Michele Bramante, di Torino. «C’è il Paschi di ieri e quello di oggi», aveva detto quest’ultimo nei giorni precedenti al consiglio di amministrazione che ha deciso di avviare azioni di responsabilità nei confronti di ex amministratori in relazione alle operazioni sui derivati e ai contratti con la banca d’affari giapponese Nomura e con Deutsche Bank.

L’ipotesi di reato sarebbe la fuga di notizie prima del comunicato ufficiale e prima che fossero presentati gli atti di citazione. Il sospetto è quindi che qualcuno abbia fatto filtrare con dolo le decisioni del Cda all’esterno.

Monte dei Paschi ha comprato Banca del Salento nel 1999 in una sorta di asta con l’Istituto San Paolo. Si disse che la famiglia Semeraro avesse puntato sul San Paolo e che però tutti quei soldi, forse con una plus valenza esagerata, erano un motivo più che sufficiente per cambiare idea.

Gorgoni è persona molto abile, anche nelle relazioni politiche. Il suo curriculum è sterminato. Una vita tra consigli di amministrazione, presidenze e comitati esecutivi. Ben visto a destra e a sinistra.

Presidente di Banca 121 dal 2000 al 2002, poi a Banca Promozione finanziaria, consigliere di amministrazione di Banca agricola mantovana, assorbita da Mps più o meno nello stesso periodo in nome del federalismo bancario, poi vice presidente di Mps asset management sgr: insomma, sulla scia di De Bustis e Venneri e delle promesse telematiche della finanza, e in nome anche di un notevole gruzzolo in soldi e azioni, Gorgoni fa il suo ingresso a Siena come una figura rappresentativa della finanza nazionale. Come a Brescia e Mantova era nata una nuova borghesia sull’onda dei buoni investimenti in banca, anche a Lecce, sull’onda di un mercato generoso con i gruppi di vertice, si era formata una borghesia ricca di dividendi. Mps aveva fatto l’accordo con le famiglie che controllavano Banca del Salento, lasciando da parte centinaia di piccoli azionisti.

Vincenzo De Bustis attualmente è a Londra dove ha avviato un fondo di private equity. Per tre anni, dal 2000 al 2003, è stato direttore generale a Siena, poi a Deutsche Bank Italia con il ruolo di amministratore delegato fino al 2008. I suoi estimatori dicono che quando arrivò a Lecce i dipendenti di Banca del Salento erano 877 con 5mila miliardi di lire di raccolta; quando la Banca fu venduta i dipendenti erano 1400, i promotori finanziari 1700 e la raccolta di 16mila miliardi di lire. Ma nei bilanci c’erano anche centinaia di migliaia di contratti di prodotti a rischio che secondo molti analisti sono serviti a gonfiare i conti in attesa della vendita. E come in tutte le storie finanziarie non sono mancati i veleni sui collegamenti con la politica. Clamoroso lo scontro tra Mantovano e D’Alema, protagonisti nel collegio di Gallipoli. Quando esplosero le inchieste sui derivati della Banca del Salento, Mantovano ricordò il sostegno elettorale di De Bustis a D’Alema. Che replicò con una lettera a “Il Foglio”: «Con De Bustis c’è una reciproca stima...l’acquisto avvenne a conclusione di un’asta assai significativa. Fu un’operazione di mercato nella quale la politica e la sinistra non c’entrarono per nulla». E sui protagonisti chiosò: «E’ difficile pensare che un gruppo dei più prestigiosi rappresentanti della classe dirigente borghese del Salento siano pericolosamente spostati a sinistra».

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