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Le aziende farmaceutiche si difendono. Il ministro Storace: «Effettueremo i nostri controlli»

ROMA - Le aziende farmaceutiche coinvolte nell'indagine di Bari sulla maxi truffa che costò al servizio sanitario nazionale 20 milioni di euro, si difendono dalle accuse del Pm di Bari che ne chiede «l'interdizione». Il ministro della Salute Francesco Storace, dopo avere preso atto della nuova iniziativa giudiziaria, si è limitato a commentare che si contribuisce a «colpisce pezzi di truffa ai servizio sanitario nazionale». Ma il ministero, ha spiegato, farà i suoi controlli. Le aziende però, che difendono la correttezza del proprio operato, hanno anche immediatamente detto di essere pronte a collaborare per fare luce sulla vicenda.
Il presidente della Farmindustria, Sergio Dompè, ha espresso «fiducia nell'operato dell'autorità giudiziaria. Visto il rilievo delle aziende coinvolte - ha commentato Dompè - confido che tutta la vicenda verrà chiarita nella successiva fase giudiziale. Qualora venissero riconosciute precise, accertate responsabilità - ha proseguito il presidente dell'associazione che rappresenta in Italia l'industria del settore - l'associazione delle imprese del farmaco prenderà una decisa posizione, anche in considerazione del fatto che Farmindustria ha adottato un codice deontologico che è il più severo in ambito europeo».
«Elusione dolosa delle procedure e dei meccanismi di vigilanza da parte dei singoli», e non «connivenza o carenza di controlli» da parte dell'azienda è invece la spiegazione che arriva dall'AstraZeneka. Questa precisa che «l'indagine si riferisce a fatti accaduti nel 2002», ed afferma che «fornirà al Pubblico Ministero e al giudice tutte le informazioni idonee a dimostrare l'affidabilità e la solidità dei propri sistemi interni di controllo e vigilanza». «Tali sistemi - aggiunge - dalla nascita di AstraZeneca ad oggi sono stati sottoposti a continui miglioramenti con l'obiettivo di prevenire qualsiasi reato. AstraZeneca SpA è fiduciosa di poter provare che ogni eventuale reato commesso dai propri dipendenti sia attribuibile all'elusione dolosa delle procedure e dei meccanismi di vigilanza da parte di singoli, e non alla propria connivenza o carenza di controlli».
Anche la GlaxoSmithKline, sostiene la propria correttezza e si dice fiduciosa che verrà fatta presto chiarezza. L'azienda ha spiegato «di avere ricevuto solo tre giorni fa l'avviso di garanzia relativo all'indagine di Bari con la contestazione di non avere adottato gli strumenti di controllo previsti dalla legge 231/01. Fino a quel momento il caso aveva riguardato solo due ex dipendenti dell'azienda che operavano nella provincia di Bari, per fatti accaduti nel 2002 e solo dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia l'azienda ha saputo di essere anch'essa «oggetto di indagine». L'azienda ritiene di essere totalmente in linea con gli adempimenti richiesti dalle legge 231/01 «essendosi dotata di un rigoroso codice etico, di un completo modello organizzativo e degli adeguati strumenti interni di controllo previsti dalla legge stessa». La Glaxo spiega poi «di avere sempre dato disposizioni precise e rigorose sull'applicazione dei precetti normativi e deontologici che regolano il settore farmaceutico». Per queste ragioni, conclude in una nota, «l'azienda è convinta della correttezza del proprio operato e fiduciosa che verrà fatta presto chiarezza e conferma fin d'ora che continuerà a collaborare alacremente con le Autorità per una sollecita definizione dei fatti».

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