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Fassino: intollerabile il rinvio di chiusura delle Camere per esigenze del premier

ROMA - «Sarebbe intollerabile e inaccettabile dire che il 9 aprile è una data che non si discute e poi far slittare la convocazione dei comizi elettorali per dilazionare l'entrata in vigore delle norme della par condicio». Piero Fassino, intervistato a Radio anche noi (trasmissione che va in onda sulle radio del gruppo Area), commenta così l'intenzione del presidente del Consiglio di far slittare la chiusura delle Camere anche se viene mantenuta la data del 9 aprile per le elezioni politiche.
«Non si può piegare la vita del Parlamento alle esigenze mediatiche di una coalizione o di un uomo politico», osserva il segretario dei Ds anche se «si augura» che non sia vero quanto scrivono i giornali sul fatto che Berlusconi vuole lo slittamento per poter apparire il più possibile in televisione. «Ma quand'anche fosse così - aggiunge Fassino - sarebbe un'illusione perchè francamente non credo che a questo punto, andando ogni giorno in televisione, Berlusconi ne convinca qualcuno di più. Quelli che doveva far convincere li ha convinti in queste settimane. Quelli che non ha convinto ho l'impressione che non li convincerà più davvero».

Fassino ritiene che la richiesta di Berlusconi sia «poco fondata» e la attribuisce ad una «motivazione psicologica comprensibile». «Succede che - spiega il segretario dei Ds - avvicinandosi alle elezioni, chi pensa di poterle perdere ritiene che se dura qualche settimana in più ha qualche possibilità di recuperare e di vincere».
«E' una tentazione - sostiene Fassino - che viene sempre a chi pensa di soccombere. Ma dal punto di vista concreto non ha nessuna efficacia perchè l'orientamento degli elettori non si sposta per il fatto che una maggioranza sta in carica quindici giorni di più. Gli italiani un giudizio sul centrodestra se lo sono fatto e non saranno quindici giorni che lo cambieranno».
Peraltro, per Fassino, «in quindici giorni non si approva nessuna legge in più» perchè in un sistema bicamerale come il nostro «come minimo ci vuole, quando va bene, un mese, un mese e mezzo per approvare una legge».
E per quanto riguarda i decreti legge, «possono essere fatti approvare dal Parlamento anche dopo lo scioglimento perchè con i provvedimenti d'urgenza si può riconvocare le Camere». Il segretario dei Ds sottolinea come al Senato «la scorsa settimana il numero legale è mancato venti volte perchè non c'erano i senatori della maggioranza», e commenta: «Si chiedono quindici giorni in più quando lo stesso centrodestra non è più in grado di garantire la presenza dei propri rappresentanti in Parlamento».
«Tutto questo - conclude Fassino - sarebbe saggio archiviarlo in fretta».

SI APPROVI SUBITO IL REGOLAMENTO SU PAR CONDICIO
«Se la data del 9 aprile non si discute, abbiamo un punto di certezza anche se siamo spesso abituati in questi anni a cambiamenti di opinione del presidente del Consiglio che poi ha detto di essere stato frainteso». Piero Fassino commenta, a Radio anche noi (trasmissione che va in onda sulle emittenti del gruppo Area), quanto Silvio Berlusconi ha appena detto a Radio 24 sulla data delle elezioni.
«Se quella data non è in discussione - osserva il segretario dei Ds - da qui al 9 aprile bisogna garantire che tutte le forze politiche abbiano le stesse possibilità, le stesse opportunità, gli stessi diritti. Quindi è necessario che immediatamente, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione radiotelevisiva, si approvi il regolamento che definisce le norme a cui ciascuno deve attenersi da qui al 9 aprile».

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