Giovedì 13 Dicembre 2018 | 01:26

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Metalmeccanici - Si ferma la trattativa, nuova ondata di scioperi

ROMA - Strade e ferrovie bloccate in tutta Italia, altre 8 ore di sciopero proclamate per la prossima settimana, oltre a «lotte visibili» programmate dai lavoratori torinesi del gruppo Fiat. Il brusco stop segnato stanotte dalla trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, ha reinnescato la mobilitazione delle tute blu.
Fin dalle prime ore del mattino agitazioni, cortei spontanei e blocchi stradali e ferroviari sono stati segnalati ad Ancona, Genova, Vicenza, Monfalcone, Potenza e Napoli. Un vero è proprio stop di 2 ore della produzione, sfociato anch'esso in un blocco della statale 113 è avvenuto a Termini Imerese, ad opera degli operai della Fiom. Mentre un corteo di metalmeccanici livornesi ha preso di mira l'edificio della locale unione degli industriali e ha fatto partire un fitto lancio di uova e pomodori.
Ma al di là delle reazioni più o meno spontanee, il sindacato ha voluto rispondere con immediatezza alla decisione di Federmeccanica di sospendere la trattativa fino a martedì, per consentire ai suoi organismi politici di fare il punto della situazione. Dopo una riunione durata quasi 3 ore, questa mattina, i segretari generali di Fiom, Fim e Uilm, Gianni Rinaldini, Giorgio Caprioli e Antonino Regazzi, hanno dato il via ad una nuova ondata di scioperi: 8 ore di stop per la settimana dal 16 al 20 gennaio «con una giornata di particolare mobilitazione per martedì 17».
La reazione di Federmeccanica, a questo punto, non si è fatta attendere. «Credo sia stato un autogol dei sindacati rifiutare la nostra proposta - ha ribattuto infatti il presidente dell'associazione delle imprese Massimo Calearo -. Siamo arrivati a 94,5 euro e 400 euro di una tantum. Noi siamo vicini ai lavoratori ma siamo anche vicini alla competitività delle imprese».
«L'autogol - è stata la pronta risposta del segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini - lo ha fatto Federmeccanica con la sua proposta. A questo punto ci deve dire, semplicemente, se è disponibile ad aprire il confronto o se pensa che non esiste più il contratto. Che sarebbe un fatto che non riguarda solo i metalmeccanici, ma l'insieme delle relazioni industriali di questo Paese». E mentre il suo omologo della Uil Regazzi ribadiva che il sindacato non è disponibile «ad andare sotto i 100 euro» di aumento e che «sono le divisioni interne a Federmeccanica che impediscono di chiudere», il leader della Fim Caprioli si spingeva addirittura più in là. «C'è un disegno politico pesante - ha detto - che è quello di arrivare al dopo elezioni, quando potrebbe partire la trattativa confederale per nuove regole con il contratta dei meccanici non ancora rinnovato».
Una lettura che appare condivisa anche dai leader della Cgil e della Uil, Guglielmo Epifani e Luigi Angeletti. «Siamo ad un passaggio cruciale - ha detto il segretario generale della Cgil -. Dopo 13 mesi di blocco contrattuale il sindacato ha avanzato unitariamente proposte responsabili, come non avveniva da tempo e Federmeccanica vuol far saltare il tavolo. Confindustria deve riflettere», perché «il contratto dei metalmeccanici riguarda la più grande categoria dei lavoratori». Anche Angeletti punta il dito contro viale dell'Astronomia. «La posizione della Federmeccanica - ha detto infatti - rivela che dietro le belle parole di Confindustria traspare sempre la stessa vecchia idea: la competitività si fonda prevalentemente su bassi salari.
L'unica responsabilità che la Federmeccanica e Confindustria vogliono assumersi è quella di aumentare il conflitto sociale».
Per il Governo l'unico ad intervenire è stato il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi che, auspicando una rapida chiusura della vertenza, ha però sottolineato come «non si può legittimare azioni illegali, come i blocchi stradali e ferroviari».

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