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Iran: non siamo preoccupati per il Consiglio di sicurezza Onu. L'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani : gli occidentali intendono privare i Paesi del Terzo Mondo, e in particolare gli Stati islamici, della tecnologia nucleare, per mantenerli sempre qualche passo indietro»

TEHERAN - «Non siamo preoccupati dal fatto che il nostro caso nucleare venga rinviato al Consiglio di Sicurezza dell'Onu». Lo ha detto questa sera Abdol Reza Rahmani Fazli, il vice di Ali Larijani, il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell'Iran responsabile delle trattative con gli europei.
Quella di Rahmani Fazli, citato dalla televisione di Stato, è la prima reazione alla decisione annunciata a Londra da Francia, Germania e Gran Bretagna di chiedere che del caso si occupi appunto il Consiglio di Sicurezza, che potrebbe decidere sanzioni.
«Non è quello che vogliamo - ha detto Rahmani Fazli - ma se questo avverrà, il nostro popolo dovrà essere mobilitato e i dirigenti dovranno preparare una strategia e avere una diplomazia forte, che ci permetteranno di difendere la giustezza della nostra posizione». In precedenza, mentre era ancora in corso la riunione tra i capi delle diplomazie europei, il ministro degli Esteri iraniano, Manunchehr Mottaki, aveva detto che la decisione di Teheran di continuare nel suo programma nucleare era «irreversibile».
«Devo informare il nostro caro popolo - ha detto Mottaki, parlando all'agenzia degli studenti Isna - che stiamo facendo tutto per mantenere i diritti certi, legali e naturali della nazione iraniana, che rappresentano anche il volere del popolo iraniano, e che per questo non ci aspettiamo il permesso da parte di nessuno».
Contemporaneamente, il presidente Mahmud Ahmadinejad affermava che intenzione del suo governo è quella di «padroneggiare il ciclo del combustibile nucleare», cioè dell'arricchimento dell'uranio, per non dipendere da altri Paesi nella fornitura del materiale fissile per alimentare le centrali elettriche.
Mottaki, tuttavia, ha ammesso che, a causa delle pressioni internazionali, il programma nucleare del Paese potrebbe subire dei ritardi. Ma anche se, ha detto, «per vari motivi, tecnici o meno», il lavoro per realizzare la tecnologia necessaria può essere lento, esso è comunque «continuo».
Per quanto riguarda le dichiarazioni del direttore generale dell'Aiea, Mohammed el Baradei, il quale nei giorni scorsi aveva affermato che sia lui sia la comunità internazionale stanno «perdendo la pazienza» con l'Iran, Mottaki ha commentato che «anche lui (el Baradei) è sotto notevole pressione».
Il ministro degli Esteri iraniano ha detto che si svolgerà il prossimo 17 gennaio a Mosca un nuovo incontro con i responsabili russi, che in una prima tornata tenuta lo scorso fine settimana a Teheran hanno presentato una proposta per trasferire in Russia l'arricchimento dell'uranio iraniano. Proposta sostenuta anche dalla Ue e dagli Usa, ma sostanzialmente respinta dalla Repubblica islamica. La nuova data resa nota anticipa di circa un mese quella del 16 febbraio annunciata in un primo momento.
Che il regime iraniano sia compatto sulle decisioni che riguardano il nucleare è dimostrato oggi da una nuova presa di posizione dell'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, considerato un pragmatico e già rivale dell'ultraconservatore Ahmadinejad nel ballottaggio presidenziale del giugno scorso. «A mio parere - ha detto - l'atteggiamento coloniale è la principale ragione dietro l'opposizione dell'Occidente alle attività nucleari pacifiche dell'Iran». Gli occidentali, ha aggiunto l'ex presidente, intendono privare i Paesi del Terzo Mondo, e in particolare gli Stati islamici, della tecnologia nucleare, per mantenerli sempre qualche passo indietro».
Alberto Zanconato

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