Domenica 16 Dicembre 2018 | 10:08

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Rapisce i figli e li inganna per 5 anni: vostra madre è morta

ROMA - La sua punizione, a una donna che aveva osato, dopo anni di maltrattamenti, lasciarlo, è stata quella di portarle via i figli di 5 e 3 anni. Bambini ai quali ha raccontato, per cinque lunghissimi anni, che la madre li aveva abbandonati e poi era morta. Così i due bambini, ora di 10 ed 8 anni, hanno vissuto questi lunghi cinque anni vagando col padre in Italia e all'estero, senza casa e senza andare a scuola: una vita randagia da quando nel 2001 sono stati portati via dal loro padre Raffaele C., di 33 anni, appartenente a una famiglia nomade della capitale molto conosciuta e da sempre coinvolta in vicende giudiziarie. Raffaele ha portato via i suoi figli, sempre più lontano: la polizia li ha rintracciati a Praga dove l'uomo è stato arrestato. Oggi però i due bambini hanno scoperto la verità.
Hanno scoperto che la madre era viva. Ma si sono rifiutati di riabbracciarla: urla e pianti hanno fatto da contrappasso a quello che doveva essere il giorno dell'incontro con quella donna che ha sempre lottato per riaverli e rivederli.
Chiusi in una stanza della Questura di Roma hanno ripetuto per ore che la mamma «era cattiva», che volevano la nonna e che volevano tornare nella loro casa alle porte della capitale. Quella casa, diventata a Roma una sorta di regno dove il clan nomade ha stabilito una delle dimore. Una casa anche al centro di vicende giudiziarie che hanno coinvolto la nonna paterna così come il padre dei bimbi e molti altri componenti della famiglia rom. E la vicenda giudiziaria tra Raffaele C. e la mamma dei bimbi, che all'epoca dell'incontro con l'uomo aveva 22 anni, comincia nel '98 quando la donna Ewa S., che non è una nomade, voleva lasciare il suo compagno pensando di portarsi via i loro due figli. Cominciano così gli anni infiniti della diatriba giudiziaria e personale, continuamente costellata, ha più volte raccontato in lacrime la donna agli investigatori della squadra mobile di Roma, da intimidazioni, minacce e vessazioni.
La storia d'amore tra Raffaele ed Ewa non è stata mai accettata dal superclan nomade a cui il compagno appartiene e la loro unione da sempre è stata ostacolata. Soprattutto dalla madre dell'uomo che porta lo stesso nome della figlia di Ewa. Quando Ewa ha deciso di separarsi dal suo compagno si è vista anche profanare la tomba della madre, oltre ad essere vittima insieme ad altri parenti di attentati incendiari. Ma lei non ha desistito, voleva i suoi figli e nel 2001, con un decreto del Tribunale dei Minori, Raffaele C. perde definitivamente la podestà genitoriale e l'affidamento dei bambini.
Da quel momento, hanno ricostruito gli investigatori della mobile, il padre dei due bambini comincia a vagare per l'Italia. Chieti e Pescara sembrano essere due cittadine dove hanno vissuto per un po'. Ma anche nella capitale sono stati aiutati e nascosti da componenti della famiglia. Senza andare mai a scuola e immaginando che la loro madre dopo averli abbandonati fosse morta. Ma la donna intanto nel 2003 riesce a dare un filo logico a tutte le sue denunce, fatte nel corso degli anni, e così la squadra mobile nel 2003 può dare il via a quella che sarà definita la vera e propria indagine. A carico dell'uomo soprattutto l'accusa di non aver ottemperato il decreto del giudice dei minori, e poi le accuse per le estorsioni e i danneggiamenti subiti dalla sua ex convivente.
Proprio il provvedimento di ricerca internazionale dei due bambini è stato utile 2 giorni fa, per la polizia di Praga, per fermare l'uomo che passeggiava in pieno centro con i figli senza documenti. Non potendolo arrestare però si è ricorsi a un altro provvedimento giudiziario a carico di Raffaele C. Quello derivante da una indagine che aveva dimezzato il clan a cui appartiene fatta dai carabinieri della capitale nel 2003. Quell'ordinanza di custodia cautelare è stata resa internazionale in 24 ore e l'uomo ieri pomeriggio è stato arrestato. I suoi figli oggi sono stati imbarcati su un volo diretto a Fiumicino e alle 15 sono arrivati a Roma. Ad attenderli un equipe di psicologi, la polizia e la loro madre.
Ma quella che doveva essere la giornata per una nuova vita, si è trasformata in ore di angoscia e dolore per tutti. Per i bambini che non vogliono rivedere la madre e per la donna che aveva atteso questo momento per anni e anni. Quella donna estranea e determinata, chiamata nel clan nomade «la civile». Una donna che si era innamorata follemente di Raffaele ma che non ha sopportato i suoi tradimenti, e le violenze e le continue vessazioni subite soprattutto dai parenti del suo uomo. Una donna colpevole di aver amato un uomo «sbagliato» e che per questo ha vissuto sospesa per 5 anni in attesa di rivedere i suoi figli.
Adesso il Tribunale dei Minori deciderà se sia il caso che i bambini vivano subito con lei o che siano prima trasferiti in una casa-famiglia e cominciare così piano piano la nuova vita.
Annalisa Sturiale

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