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Bari - Grano cancerogeno, la vicenda

BARI - Avrebbe anche cercato e ottenuto da laboratori chimici indipendenti, con raggiri e promesse, certificati di salubrità del cereale l' imprenditore Francesco Casillo arrestato oggi dalla Guardia di finanza per i reati di avvelenamento e contraffazione di sostanze alimentari.
La vicenda comincia nello scorso mese di settembre quando, nel porto di Bari, viene sequestrato un carico di grano di origine canadese destinato per la maggior parte all' azienda di Casillo. Il carico ammontava a circa 58.000 tonnellate ed era trasportato dalla motonave Loch Alyn.
Tra gli elementi probatori acquisiti, inoltre, ci sono testimonianze rese dai responsabili di laboratori chimici indipendenti a cui Francesco Casillo, dopo il sequestro di settembre, si era rivolto per ottenere, anche con raggiri e false promesse di future commesse, una certificazione che comprovasse la totale assenza nel cereale di sostanze tossiche quali la ocratossina. Tutto ciò, nonostante lo stesso Casillo fosse in possesso, sin dal momento dell' acquisto concluso in Canada, di una certificazione della competente autorità di controllo canadese che attestava la presenza, anche se nei limiti previsti dalla normativa comunitaria, di una contaminazione da ocratossina del prodotto da importare. L' imprenditore, in ogni caso, riuscì a produrre analisi di laboratorio dalle quali emergeva - falsamente, secondo gli investigatori - l' assenza di agenti patogeni dannosi per la salute. Casillo, «inducendo in errore l' autorità giudiziaria inquirente» - si legge in una nota della Guardia di finanza - è riuscito così nei primi giorni dello scorso mese di ottobre ad ottenere il dissequestro dell' intero carico contaminato: in questo modo è stato possibile - secondo gli inquirenti - introdurre in commercio un prodotto acquistato a prezzi sensibilmente inferiori alle tariffe dell' epoca, realizzando dolosamente - sostengono gli investigatori - «spregiudicati margini di guadagno e destabilizzando l' equilibrio dell' intero
settore».
Da analisi compiute dai laboratori dell' Ispettorato centrale
repressione frodi del ministero delle Politiche agricole e forestali - rese note a metà dicembre - è stata evidenziata la
presenza, nell' intero carico, di ocratossina, una tossina altamente nociva - affermano gli esperti della Guardia di finanza - per la salute umana, sia per assunzione diretta del prodotto contaminato sia indirettamente, attraverso il consumo di carni di animali nutriti con mangimi ottenuti dalla decorticazione dei chicchi di grano. Secondo quanto accertato dalle analisi, le percentuali di sostanza cancerogena erano superiori, in alcuni casi, a tre volte i limiti massimi consentiti dalla normativa sanitaria comunitaria in materia di alimentazione umana.
Nel corso delle indagini, gli accertamenti da parte della polizia giudiziaria hanno interessato, in particolare, le quattro società importatrici del carico contaminato e altre aziende ancora. Le quattro aziende importatrici sono: la "Molino Casillo Francesco srl", di Corato (acquirente di circa 48.000 tonnellate), la "Louis Dreyfus Italia spa" di Ravenna, la "Candeal Commercio srl" di Foggia e "Agriviesti srl" di Altamura (Bari). Le altre aziende sono: l' "Industria Agroalimentare semolerie Giuseppe Sacco srl" di Lucera (Foggia), la "Molini Tandoi Pellegrino spa" di Corato (Bari), la "Giannetta s.a.s" di Castelluccio dei Sauri (Foggia), la "De Vita Industria Agroalimentare srl" di Casalnuovo Monterotaro (Foggia), società a cui il grano contaminato era stato ceduto dalla "Agriviesti arl" di Altamura, nonchè la "Molino Loiudice Donato & c. s.a.s" di Altamura (Bari), il "Semolificio Loiudice s.n.c." di Altamura e la "Cerealsud srl" di Altamura, società queste ultime che avevano acquistato il grano inquinato dalla "Louis Dreyfus Italia spa" di Ravenna.
L' attività investigativa, tra l' altro, è stata motivo, segnala la guardia di finanza, di preoccupazione per l' amministrazione comunale di Altamura, tanto che è stata approvata una mozione consiliare per tutelare il grano e i prodotti tipici derivati e ci sono anche state iniziative legali
da parte di alcuni imprenditori del territorio coratino, acquirenti del grano contaminato.

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