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Il virologo, con igiene adeguata non ci sono rischi

Virus dei polliROMA - Nonostante i nuovi casi di influenza aviaria in Turchia facciano temere che il virus si stia avvicinando a grandi passi verso l'Occidente, il contagio avviene ancora principalmente dagli animali all'uomo, facilitato da una scarsa igiene. Al momento la trasmissione più temibile, quella da uomo a uomo, «è difficile, se non impossibile», ha osservato il microbiologo Michele La Placa, dell'università di Bologna. «In condizioni di igiene ambientale adeguate, come quelle presenti nei Paesi occidentali, non ci sono rischi», ha rilevato l'esperto.
La conferma ufficiale è arrivata oggi dall'Organizzazione Mondiale della sanità (OMS), secondo la quale non ci sono evidenze di contagio da uomo a uomo. Sempre secondo l'OMS l'allerta per la pandemia si trova al momento nella fase 3 delle 6 previste, che corrisponde a nessuno o a un numero molto limitato di casi di trasmissione interumana.
Il livello di attenzione deve essere comunque alto, anche considerando i risultati delle analisi del virus della Spagnola del 1918 pubblicati nei mesi scorsi e dai quali è emerso che sia quel terribile virus che fece milioni di vittime, sia il virus H5N1 sono di origine aviaria.

Al momento comunque, ha osservato La Placa, non ci sono segnali di una progressione verso un livello di rischio più elevato. Il virus H5N1 che ha finora colpito nel Sud Est asiatico e in Turchia non ha inoltre accumulato un numero di mutazioni sufficiente per diventare capace di adattarsi all'uomo e non è perciò in grado di legarsi ai recettori presenti sulle cellule umane.
Sono almeno due, ha proseguito l'esperto, le mutazioni decisive perchè il virus si adatti all'uomo: la prima riguarda l'enzima fondamentale per la replicazione, chiamato polimerasi (alcune mutazioni di questo tipo sono già avvenute, ma non in quantità significative); la seconda mutazione necessaria è quella dell'emoagglutinina (H), una delle proteine che rivestono il virus dell'influenza che, se mutata, può riuscire a legarsi ai recettori che si trovano sulle cellule umane. Nel virus, il cui patrimonio genetico è composto da RNA, le mutazioni avvengono casualmente e con un'altissima frequenza. Non tutte sono compatibili con la sopravvivenza del virus, così come è possibile che alcune lo rendano più forte e capace di adattarsi all'uomo.

«Che queste ultime avvengano è possibile, ma nessuno è in grado di stabilire quanto siano probabili», ha detto La Placa.
Per il momento, però, il virus non è mutato in modo da adattarsi all'uomo e, ha aggiunto il microbiologo, la mutazione «potrebbe non verificarsi mai». Il virus dell'influenza aviaria resta in grado di legarsi soltanto a un piccolissimo numero di recettori presenti nelle cellule umane. «Nell'uomo - ha osservato il microbiologo - i recettori per il virus aviario sono ancora molto scarsi e questo rende difficile la trasmissione del virus da uomo a uomo: questa è la situazione attuale». L'uomo si contagia quindi soltanto se viene a contatto con grandi quantità di virus, generalmente in condizioni igieniche degradate. «Tutti i casi avvenuti in Turchia - ha concluso l'esperto - riguardano persone che convivevano con gli animali infettati, addirittura macellandoli in casa».

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