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Yemen: la liberazione dopo 6 giorni di tensione

ROMA - E' arrivata nelle prime ore del mattino la notizia della liberazione dei cinque turisti italiani, Patrizia Rossi, Enzo Bottillo, Piergiorgio Gamba, Maura Tonetto e Camilla Ramigni, sequestrati in Yemen domenica scorsa da uomini armati nella zona archeologica di Marib.

Dopo sei giorni di mediazione e di preoccupazioni per la loro sorte i cinque connazionali potranno così rientrare in Italia domani, con lo stesso volo che avevano prenotato per il ritorno dalla loro vacanza in Yemen. E almeno quattro dei loro rapitori sono stati arrestati. I cinque ostaggi italiani sarebbero stati svegliati questa mattina all'alba dai loro sequestratori, intorno alle ore 5.30-6. In particolare, uno dei rapitori avrebbe udito degli spari e sarebbe uscito fuori dal covo, per rientrare subito dopo molto agitato per parlare con i suoi complici.

Secondo le prime ricostruzioni, inoltre, i sequestratori avrebbero perciò deciso di arrendersi, lasciando soli gli ostaggi italiani che sono stati trasferiti a bordo di un elicottero a Sanaa. Per la liberazione dei turisti italiani non è stato pagato alcun riscatto. Immediatamente dopo essere stati liberati, i turisti italiani hanno voluto rassicurare le loro famiglie in ansia. «Stiamo tutti bene. Siamo liberi. Non preoccupatevi più di nulla», ha scritto in un sms alla cognata Piergiorgio Gamba, il chirurgo cinquantunenne padovano rapito insieme alla moglie Maura Tonetto.

L'agguato agli italiani era scattato a 160 chilometri a est della capitale Sanaa: i cinque erano stati bloccati mentre erano a bordo della loro auto e si recavano nella zona archeologica del Marib. Il giorno dopo era arrivata la richiesta dei loro rapitori che chiedevano la liberazione di 8 elementi della loro tribù detenuti nella capitale yemenita.
Nel racconto «a caldo» subito dopo la liberazione, Enzo Bottillo ha riferito che uno dei rapitori, un uomo sui 40 anni si distingueva per particolare aggressività, era «un bastardo», ha detto. Al telefono con l'inviata a Sanaa di 'Rai News 24', Bottillo ha poi raccontato che più volte sono stati spostati dai rapitori: l'ultimo covo, ha detto, era un recinto per pecore, animali che venivano usati come schermo verso l'esterno.

L'ostaggio ha anche spiegato dei forti disagi che tutti e cinque hanno dovuto affrontare «Era come se fossimo in guerra», ha detto. E «dopo il primo giorno non avevamo più i bagagli - ha aggiunto - Abbiamo sentito molto freddo. Anche se formalmente siamo stati trattati bene, è stata una situazione molto umiliante: anche per andare in bagno dovevamo chiedere il permesso. E poi il bagno non esisteva» ha raccontato Bottillo. In particolare, Bottillo ha poi descritto le drammatiche fasi dell'arrivo della polizia, raccontando di aver più volte sentito sparatorie nelle vicinanze, soprattutto ieri. Proprio ieri si era temuto per la sorte di una donna ostaggio, data per ferita sui media yemeniti, in una sparatoria tra sequestratori e forze della sicurezza. Uno dei rapitori aveva però smentito la notizia. E sempre ieri lo zio di uno dei rapitori intervistato dai media locali aveva sostenuto l'imminente rilascio dei cinque italiani.

Parlando della possibilità di un rilascio «in giornata», Mohammed al-Okfi aveva raccontato che sarebbe avvenuto non appena le forze di sicurezza di Sanaa si fossero allontanate dalla zona in cui vengono tenuti prigionieri. Per al-Okfi, l'intesa per il rilascio dei cinque turisti è stata raggiunta dopo che i rapitori appartenenti al clan degli Al Zayidi hanno ottenuto di consegnare gli ostaggi ai mediatori e non al governo.

I cinque italiani sono rimasti insieme per tutta la durata del loro sequestro, come hanno riferito loro stessi dopo essere arrivati in elicottero all'aeroporto di Sanaa. Sempre insieme e questa notte «pensavamo di morire», ha raccontato Piergiorgio Gamba spiegando che, armi in pugno, i sequestratori hanno intimato loro di stare «per terra e in silenzio».
A rassicurare sul proseguimento delle trattative era stato ieri anche Khaled Al-Rowaishan, ministro yemenita del Turismo e della Cultura, dicendosi «molto ottimista». «Le trattative continuano, grazie al nostro senso di responsabilità - aveva affermato- noi non vogliamo mettere a rischio l'incolumità degli ostaggi». Anche per Rowaishan il rilascio dei cinque italiani poteva essere «questione di poche ore».

Due giorni fa il governo di Sanaa aveva rassicurato che non avrebbe intrapreso nessun blitz, nessuna azione che mettesse in pericolo la vita dei cinque ostaggi italiani. A poche ore dal loro rilascio, la Tv araba al Jazeera, citando il ministero degli Interni yemenita, ha riferito che la liberazione dei cinque turisti italiani è avvenuta in seguito a un blitz militare.
L'incursione si sarebbe resa necessaria, ha spiegato il conduttore del telegiornale della tv qatariota, alla luce del fallimento delle trattative portate avanti dai capi tribù con i sequestratori.

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