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Chi è il vicepremier Olmert, cresciuto nella destra sionista

Israele - Ehud OlmertTEL AVIV - E' politicamente cresciuto fra i revisionisti sionisti di destra e nel Likud, per maturare poi una evoluzione pragmatica negli anni recenti, il vicepremier Ehud Olmert (Kadima) che oggi ha formalmente assunto i poteri, ad interim, in Israele. Se Ariel Sharon non sarà in grado di riprendersi dopo la grave emorragia cerebrale, Olmert resterà alla carica di primo ministro fino alle elezioni politiche del marzo 2006. Secondo alcuni osservatori, ha buone probabilità di assicurarsi anche la guida del partito Kadima, anche se una decisione in merito non è stata presa.
Nel tentativo di garantire agli israeliani un senso di continuità politica, Olmert ha presieduto stamani una seduta straordinaria del consiglio dei ministri. Ha anche ricevuto dai capi dei servizi di sicurezza aggiornamenti su questioni delicate, concernenti la sicurezza nazionale del Paese. Da oggi, Olmert viene scortato ovunque da agenti dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno.

Nato nel 1945 a Benyamina (a nord di Tel Aviv), Olmert è laureato in psicologia, filosofia e giurisprudenza. Entrato alla Knesset (parlamento) nel 1973, è stato successivamente ministro della industria e del commercio, delle comunicazioni e delle finanze. Per dieci anni (1993-2003) è stato, per conto del Likud, sindaco di Gerusalemme.
Come altri esponenti del Likud (fra cui Benyamin Netanyahu, Zipi Livni, Benyamin Begin ed altri) anch'egli da giovane è stato iscritto dai genitori nel movimento nazionalista Betar. Una scelta ideologica impegnativa, in anni in cui l'intero establishment era nelle mani dei laburisti. Fra gli idoli della sua giovinezza c'era appunto il leader del Herut (poi Likud) Menachem Begin. Che però lo deluse nel 1978 con gli accordi di pace con l'Egitto e il ritiro totale dal Sinai: una politica a cui il giovane Olmert si opponeva tenacemente.
Per anni, nel Likud, è stato associato a posizioni nazionaliste. Nel 1996, quando era sindaco di Gerusalemme, convinse il premier Netanyahu ad inaugurare un controverso tunnel archeologico nella Città vecchia: cosa che innescò una reazione armata da parte dei palestinesi, sedata a stento nei giorni successivi.

In seguito Olmert ha maturato un approccio più pragmatico sul conflitto israelo-palestinese fino a venire utilizzato di volta in volta da Ariel Sharon come ballon d'essai in vista di iniziative diplomatiche di lunga portata. Probabilmente dietro suggerimento di Sharon, già nel 2003 Olmert rilasciò una intervista al quotidiano Haaretz in cui - per la prima volta - un dirigente del Likud descriveva nei dettagli la futura politica di disimpegno dai palestinesi. Olmert diceva già allora che presto o tardi Israele si sarebbe visto costretto ad adottare una politica unilaterale con i palestinesi e a tracciare sul terreno nuove linee sulla base di criteri demografici: sotto controllo militare israeliano - spiegava - avrebbe dovuto restare il minor numero possibile di palestinesi. In quella intervista Olmert diceva che «probabilmente» ci sarebbe stato un ritiro totale da Gaza (avvenuto nella estate del 2005) e ipotizzava un «profondo ritiro dalla Cisgiordania» che, assieme con il sostegno al Tracciato di pace, è stato evocato adesso anche nelle linee programmatiche del nuovo partito centrista Kadima.

Olmert era dunque uscito allo scoperto. Da quel momento sarebbe diventato un bersaglio costante della corrente nazionalista del Likud, e il più convinto difensore della politica di Sharon. Quando questi, il mese scorso, ha deciso la scissione nel Likud e ha fondato la lista centrista Kadima, Olmert è stato il primo a schierarsi col premier.
La sua linea politica, dunque, è totalmente quella di Sharon. Ma a differenza dal premier, la popolarità personale di Olmert è molto inferiore. In un recente sondaggio di opinione, curato dal quotidiano Yediot Ahronot, è stato chiesto chi dovrebbe guidare Kadima se Sharon fosse impossibilitato. Shimon Peres e il ministro della giustizia Zipi Livni hanno ricevuto entrambi il 22 per cento dei consensi, il ministro della difesa Shaul Mofaz il 16 per cento e Olmert solo il 10 per cento.
I prossimi mesi saranno dunque un importante banco di prova per Olmert che dovrà convincere gli israeliani, che ancora lo dubitano, che abbia davvero la stoffa dello statista.
Aldo Baquis

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