Massacro del Circeo: è morta Donatella Colasanti
ROMA - Donatella Colasanti, la vittima sopravvissuta del massacro del Circeo, è morta per malattia il 30 dicembre scorso in un ospedale romano. La notizia del decesso è stata confermata oggi dal padre della donna, Mario Colasanti.
Nonostante la malattia, la donna non aveva mai smesso da 30 anni di chiedere giustizia nei confronti dei suoi tre aguzzini: Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira, che il 29 settembre del 1975 avevano invitato e poi sottoposto a violenze e sevizie di ogni tipo per una notte intera in una villetta al Circeo, lei e Maria Rosaria Lopez, che fu uccisa.
Donatella Colasanti si finse morta e fu trovata, in fin di vita, il giorno dopo, nel bagagliaio di una Fiat 127, in via Pola a Roma.
«Non ci credo: Andrea Ghira è vivo e sta a Roma, quelli sepolti a Melilla sono i resti di un suo parente, per questo il Dna è lo stesso». Nonostante l'evidenza della scienza, che assicurava che i resti del legionario Massimo Testa De Andres appartenevano ad Andrea Ghira, Donatella Colasanti si sfogava, il 26 novembre scorso, per l'ultima volta, con la stampa.
«Il risarcimento - spiegava la donna - non c'entra, è una vicenda che risale al 1996. Non hanno pagato nulla e pagheranno tutto adesso, ma quello che voglio è la verità».
E la verità e la sete di giustizia erano diventate l'ossessione della donna che quando nell'aprile scorso fu arrestato di nuovo Angelo Izzo per l'omicidio di 2 donne a Campobasso, chiese per lui la pena di morte. Mentre per l'altro suo torturatore, Andrea Ghira, non aveva mai smesso di sostenere con esposti alla giustizia e appelli alla stampa che fosse vivo e tornasse spesso a Roma.
Con la morte di Donatella Colasanti, scompare un altro protagonista di uno dei fatti di cronaca nera più raccapriccianti degli ultimi 30 anni. Accertata la morte di Ghira nel '94, gli unici sopravvissuti restano Angelo Izzo e Gianni Guido, entrambi in carcere.
Nonostante la malattia, la donna non aveva mai smesso da 30 anni di chiedere giustizia nei confronti dei suoi tre aguzzini: Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira, che il 29 settembre del 1975 avevano invitato e poi sottoposto a violenze e sevizie di ogni tipo per una notte intera in una villetta al Circeo, lei e Maria Rosaria Lopez, che fu uccisa.
«Non ci credo: Andrea Ghira è vivo e sta a Roma, quelli sepolti a Melilla sono i resti di un suo parente, per questo il Dna è lo stesso». Nonostante l'evidenza della scienza, che assicurava che i resti del legionario Massimo Testa De Andres appartenevano ad Andrea Ghira, Donatella Colasanti si sfogava, il 26 novembre scorso, per l'ultima volta, con la stampa.
«Il risarcimento - spiegava la donna - non c'entra, è una vicenda che risale al 1996. Non hanno pagato nulla e pagheranno tutto adesso, ma quello che voglio è la verità».
E la verità e la sete di giustizia erano diventate l'ossessione della donna che quando nell'aprile scorso fu arrestato di nuovo Angelo Izzo per l'omicidio di 2 donne a Campobasso, chiese per lui la pena di morte. Mentre per l'altro suo torturatore, Andrea Ghira, non aveva mai smesso di sostenere con esposti alla giustizia e appelli alla stampa che fosse vivo e tornasse spesso a Roma.
Con la morte di Donatella Colasanti, scompare un altro protagonista di uno dei fatti di cronaca nera più raccapriccianti degli ultimi 30 anni. Accertata la morte di Ghira nel '94, gli unici sopravvissuti restano Angelo Izzo e Gianni Guido, entrambi in carcere.