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Calcio - Cinque anni di "Cassanate"

ROMA - La parola «cassanata» l'ha inventata Capello. Era il novembre del 2002: il barese, imbestialito perché aveva capito che non avrebbe giocato contro il Perugia, non si presenta in ritiro e così si prende un'altra multa. Un'altra, perché in realtà le bizze a Roma Antonio Cassano aveva cominciato a farle a settembre, quando in Champions League si era rifiutato di entrare in campo contro l'Aek. E in quel caso anche Capello non la prese bene.
Campione in campo, discolo irriverente fuori: la facile etichetta del talentuoso barese, figlio dei quartieri degradati, istintivo fino all'ennesima potenza, nasce presto. Appena partito alla ribalta del calcio.
Nel dicembre del 2000, aveva appena 18 anni e già tentava il Manchester United, fece imbestialire i giocatori del Bologna: negli ultimi minuti della partita dribblò più volte con leziosità i difensori felsinei, che si infuriarono a morte. Cassano si difese: «Non volevo offendere nessuno».
Guai poi anche Under 21 nel marzo 2001. Gentile a Treviso scelse la coppia Bonazzoli e Cipriani al posto suo in Romania-Italia: Totò se ne tornò a casa accusando un dolore agli adduttori, ma ci fu scontro tra giocatore e tecnico. Nel corridoio che dagli spogliatoi portava al campo tra i due ci sarebbe stato anche un diverbio con parole pesanti. E guai anche con i compagni in azzurro che videro la fuga di Cassano dal ritiro di Treviso aveva offeso i compagni che lessero nell'atteggiamento del barese anche una mancanza di rispetto nei loro confronti. Lo stesso Gentile disse «è sempre nervoso e scontento...».
Genio e sregolatezza fuori da campo: a Bari si fa comminare una doppia contravvenzione guidando col foglio rosa e senza accompagnatore l'auto e scorazzando con un motorino senza casco per i vicoli di Bari vecchia (a Roma, poi collezionerà un fermo per eccesso di velocità nella notte, in compagnia di Montella).
Cassanate: nel 2002 viene richiamato nella trasferta di Madrid per un cellulare che squilla a tavola nonostante le disposizioni.
Gennaio 2003. Cassano si autoesclude dalla trasferta di Coppa Italia a Vicenza, dicendo di non stare bene: ma il giorno dopo si allena da solo a Trigoria. A Udine (23 febbraio) rimedia una squalifica per parolacce all'arbitro Pieri. Venti giorni dopo, contro l'Arsenal in Champions, copre d'insulti anche l'arbitro Meier, che fa finta di non capire.
Nella finale in Coppa Italia contro il Milan (31 maggio) fa le corna a Rosetti che lo ha appena espulso. Il 20 novembre Capello lo esclude dalla partitella di allenamento e lui se ne va dal campo.
Contro la Fiorentina (settembre 2004) reagisce dando una manata a Chiellini: rosso. Il momento in cui Antonio Cassano mette le mani in faccia a Lazzaro Chiellini
Capitolo Voeller: il tedesco non lo convoca per la Dinamo Kiev, dopo un'accesa discussione in allenamento.
Interregno Sella: anche con lui discussioni. Arriva Del Neri, e le cose sembrano migliorare. Ma sembrano soltanto. Nella partita con l'Inter (3 ottobre), l'allenatore sostituisce Cassano dopo un'ora di gioco: il barese non gradisce, protesta davanti a tutti e poi, due giorni dopo. Fermato per qualche giorno, si allena da solo, ufficialmente per recuperare la condizione fisica e poi mettersi a disposizione del tecnico. Rimane fuori fino al Palermo (24 ottobre), poi torna ad allenarsi con la prima squadra.
Nella la partita con la Juve (28 ottobre) gioca 90': ma indispettisce la tifoseria è l'atteggiamento in campo nei confronti di Zebina, Emerson e Capello, con sorrisi, pacche sulle spalle e scambio di maglietta addirittura alla fine del primo tempo. Insomma, il barese non dimostra grinta e rabbia agonistica che ci si aspetta da una partita così sentita da parte del popolo giallorosso.
Altri guai con Del Neri: va in campo dall'inizio anche contro il Cagliari (31 ottobre). Nell'intervallo il tecnico decide la sostituzione: dentro Montella, fuori Antonio. E qui scatta l'ennesima discussione, negli spogliatoi. Ufficialmente scambio verbale e basta. Tanto che il giorno dopo il giocatore si allena regolarmente col gruppo, pur non scambiando una parola con Del Neri. Che non lo convoca nemmeno per la Champions, contro il Bayer Leverkusen. Poi, in vista di Milano, stessa procedura dei giorni che precedono la trasferta di Torino: Cassano fuori, Cassano dentro, fino a quando la società ufficializza che il giocatore è fuori rosa.
Più di una volta il giocatore si sofferma a parlare con i tifosi (con la stampa non parla da anni), affermando di voler restare, ma ormai con lo stadio il rapporto è logorato e spesso viene beccato con i fischi.
L'ultimo acuto è il gol a Bergamo contro l'Atalanta lo scorso campionato che in pratica "salva" i giallorossi. Le ultime due litigate le riserva per Conti e Spalletti quando decidono di togliergli i gradi di vicecapitano della Roma, nel ritiro di Castelrotto. La società persino lo multa per la mancata partecipazione alla prima amichevole in Alto Adige. Poi l'ultimatum di Rosella Sensi, le partite con la Primavera e l'allontanamento progressivo dalla Roma.

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