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Crisi del gas Russia-Ucraina - «L'Italia non è a secco»

ROMA - L'annuncio dell'Eni di una drastica riduzione nelle importazioni di gas provenienti dalla Russia, ha portato la crisi russo-ucraina direttamente in Italia, facendo scattare l'allarme per l'approvvigionamento di gas naturale. I timori di rimanere a secco sono stati però allontanati rapidamente non appena i vertici di Gazprom hanno assicurato che le forniture verso l'Unione europea, e quindi anche verso l'Italia, saranno ripristinate a livelli normali entro 24 ore.
La decisione del colosso energetico russo di chiudere i rubinetti dei gasdotti che riforniscono Kiev si è così fatta sentire, come temuto, anche in Europa, in tutti gli Stati che fanno affidamento sul gas di Mosca e che utilizzano la stessa rete che attraversa l'Ucraina. Italia prima fra tutti. Il primo sintomo di un affievolimento delle forniture è stato il «sensibile calo della pressione» dei gasdotti denunciato dall'Eni in mattinata. E dopo una serie di colloqui con i vertici di governo (il premier Berlusconi, il ministro degli Esteri Fini e il ministro delle Attività produttive Scajola sono stati informati in prima persona dell'evolvere della situazione), l'amministratore delegato del gruppo, Paolo Scaroni, ha precisato che nel corso della giornata le importazioni dalla Russia sono scese del 24%, cioè il 6% del totale del nostro import. Di rischi concreti l'Italia non ne ha comunque corsi e non ne corre, ha aggiunto Scaroni, anche per la possibilità di ricorrere, se messa alle strette, alle riserve di 6 miliardi di metri cubi sufficienti per 15 giorni di autonomia.
Nonostante il nostro paese importi circa l'85% del gas consumato, la riduzione dei flussi dalla Russia non è stata tale da creare problemi al servizio di erogazione. La conferma è arrivata anche dal ministro Scajola, che dopo aver garantito in mattinata che la situazione era sotto controllo, ha insistito sul fatto che l'Italia è assolutamente al sicuro: «nel medio periodo, - ha assicurato il ministro al presidente del Consiglio - non vi è nessun problema di interruzione del servizio di erogazione del gas naturale».
L'emergenza di oggi, che si innesta su carenze strutturali del sistema energetico italiano, ha però intanto spinto Scajola ad anticipare dal 9 gennaio a domani pomeriggio il Comitato di monitoraggio del gas di cui fanno parte, oltre a rappresentanti del ministero e dell'Autorità per l'energia, anche le aziende di distribuzione e stoccaggio.
Il rischio di una vera e propria crisi delle forniture per tutta l'Europa (anche Ungheria, Francia, Austria, Moldavia, Croazia, Polonia e Germania hanno denunciato tagli alle importazioni) è comunque rientrato a poche ore dall'allarme. Il colosso del gas russo, la Gazprom controllata direttamente dal Cremlino, ha infatti assicurato all'Unione europea forniture a pieni livelli entro domani, annunciando un aumento dei rifornimenti ai paesi dell'Ue di 95 milioni di metri cubi al giorno. Una mossa necessaria, secondo il vicepresidente Aleksander Medvedev, per scongiurare gli effetti di quelli che Mosca ha definito i «furti» di Kiev (l'accusa russa all'Ucraina è di aver sottratto illegalmente circa 100 milioni di metri cubi del gas diretto in Occidente, per un valore di oltre 25 milioni di dollari).
Per il momento il pericolo è quindi scongiurato anche se è stato lo stesso Medvedev a sottolineare che l'aumento dei flussi «non può durare in eterno: non possiamo - ha insistito - fornire gas extra per coprire i prelievi abusivi dell'Ucraina».

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