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Bankitalia - «Chi» è Mario Draghi

ROMA - Il grande «privatizzatore» approda a Palazzo Koch. Lo scettro di governatore della Banca d'Italia passa dal primo febbraio prossimo a Mario Draghi, l'uomo che è stato l'artefice delle massicce dismissioni di aziende pubbliche italiane, il protagonista di quella stagione intensa e cruciale che ha profondamente segnato la vita economica del Paese degli anni '90. A lui il compito di chiudere definitivamente uno dei capitoli più tormentati e dolorosi dell'ultracentenaria storia dell'Istituto di Via Nazionale. Mario Draghi, romano, cinquantottenne, fino ad oggi vicepresidente di Goldman Sachs è stato direttore generale del Tesoro per oltre dieci anni, dal 1991 al 2001 e lega il suo nome alle privatizzazioni ma anche alla legge sulle opa.
In "pole position" fin dalla prima ora, il nome di Draghi ha ottenuto un consenso bipartisan da parte delle forze politiche. Se, infatti, la maggioranza si è mostrata compatta sulla sua candidatura, considerata autorevole e di garanzia, anche l'opposizione ne apprezza le qualità. I ministri che per il centrosinistra hanno occupato la poltrona di Via XX settembre, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Amato e Vincenzo Visco, sono stati con lui i registi del processo di privatizzazione delle aziende pubbliche. Entrambi gli schieramenti lo considerano un uomo del fare, pragmatico e concreto.
Una fama che si guadagna fin dai tempi dell'università, a Roma negli anni Settanta, nella veste di allievo prediletto di Federico Caffè. Borsista del Mediocredito, studia e insegna nei migliori campus Usa e consegue un Ph.d in Economics presso il Massachusetts Institute of Tecnology (Mit). Poi inizia la stagione dell'insegnamento all"Università di Firenze dal 1981. Approda, negli anni Ottanta, nei grigi corridoi ministeriali nella veste di consigliere economico del ministro del Tesoro Giovanni Goria, che lo designa a rappresentare l'Italia negli organi di gestione della Banca mondiale.
Sono le tante esperienze che lo rendono nel 1991 il candidato ideale per la poltrona di direttore generale del Tesoro, allora incarico poco retribuito e non troppo ambito. Per molti doveva essere una tappa di passaggio in attesa di tempi migliori. E invece Draghi riesce a trasformare quell'incarico in una delle poltrone chiave per l'economia del paese. Negli stessi anni è membro del Comitato Monetario della Cee e del G-7 Deputies, nonchè presidente del Comitato di Gestione Sace. Dal '91 al '96 è nel Cda Imi e dal '93 presiede il Comitato per le Privatizzazioni. Dal '94 al '98 è presidente del G-10 Deputies.
Sempre con grande discrezione, assume il controllo dell'industria e della finanza a partecipazione pubblica in via di privatizzazione e le redini della preparazione dei documenti di politica economica. Passano i ministri e gli schieramenti, con i governi Andreotti, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D'Alema, ancora Amato e ancora Berlusconi, ma per dieci anni il "Direttore" resta al centro dell'economia e della finanza pubblica. Sono anni di sfide difficili che, anche grazie alla grande stagione delle privatizzazioni, da Eni a Telecom da Imi a Comit e Bnl, cambiano il profilo economico del Paese e lasciano in eredità al ministero di via XX settembre una forte struttura tecnica e relazioni internazionali consolidate.
La centralità di Draghi nel panorama economico italiano è tale che finisce anche al centro delle polemiche. E' il caso della riunione del 'Britannià, con i principali banchieri d'affari inglesi, a portarlo nel mirino di chi lo accusa di voler 'svenderè il patrimonio nazionale.
Ma a prevalere, ancora una volta, è ruolo chiave che Draghi svolge guidando un momento particolarmente difficile dell'Italia che, sulla strada verso Eurolandia, vede la lira fuori dallo Sme sotto la pressione di una finanza pubblica alle corde. Ed è lui a condurre la difficile trattativa per il rientro della moneta nazionale, passaggio chiave per la successiva ammissione all'euro.
Privatizzazioni ma non solo. Il nome di Draghi si lega soprattutto al nuovo testo per la Finanza, che passa alla storia, appunto, come 'legge Draghì. Una legge che contiene le nuove regole sull'opa, con l'obbligo di lanciarla per chi acquista oltre il 30% di una società con un prezzo identico per i piccoli e grandi azionisti, che consente al capitalismo italiano di iniziare a confrontarsi con i mercati internazionali.
Una legge messa alla prova per la prima volta nel 1999 con la scalata di Roberto Colaninno su Telecom. Una lunga stagione, quella di Draghi al ministero del Tesoro, che si chiude nel 2001 quando il ministro Tremonti chiama a sostituirlo Domenico Siniscalco. Draghi lascia Via XX Settembre e torna ad insegnare negli Stati Uniti. Nel 2002 l'ingresso in Goldman Sachs a Londra di cui ben presto diviene vicepresidente per l'Europa. E forse non a caso la Goldman Sachs è l'unica banca internazionale che non ha collocato obbligazioni Cirio e Parmalat.
Il nono governatore di Bankitalia prenderà ora le redini dell'istituto dal primo febbraio prossimo. Sarà il reggente Vincenzo Desario a portare a conclusione la partita sull'Opa di Unipol su Bnl. Draghi farà però in tempo a partecipare al primo appuntamento internazionale in agenda per l'11 febbraio, il G7 di Mosca.

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