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Bocciato il «Patriot Act», Bush fa buon viso a smacco politico

WASHINGTON - Il presidente Usa George W. Bush fa buon viso a cattivo gioco e incassa come un successo la decisione del Senato di prorogare di 6 mesi il Patriot Act, un pacchetto di norme anti-terrorismo, 16 delle quali dovevano scadere il 31 dicembre.
Ma quando i giochi sembrano fatti, la Camera rimette tutto in discussione: in un'aula semi-deserta, il presidente della commissione giustizia James Sensenbrenner fa passare, senza neppure un voto, per acclamazione una proroga d'appena un mese.
Sensenbrenner, repubblicano, agisce in polemica coi leader del suo partito del Senato, che sono scesi a compromessi con l'opposizione democratica. Ma a questo punto la situazione è ingarbugliata: il Senato deve pronunciarsi di nuovo -questione di ore- e il presidente deve dire che cosa ne pensa.
Bush e alcuni tenori della sua Amministrazione erano scesi pesantemente in campo, chiedendo al Congresso di rendere permanente il provvedimento, considerato «uno strumento vitale per l'America nella guerra contro il terrorismo», nonostante alcune sue disposizioni, frutto del clima d'ansia dei mesi immediatamente successivi agli attacchi terroristici dell'11 Settembre 2001, limitino la libertà individuale.
Ma il Senato, in questa fine anno, non era in vena di regali al presidente. Dopo avere bocciato le trivellazioni petrolifere nei santuari naturali dell'Alaska, al di là del Circolo polare artico -uno smacco per l'Amministrazione, che cerca d'ottenerle da quando s'installò nel 2001-, l'opposizione democratica ha costretto la maggioranza repubblicana sulla difensiva, facendole trangugiare qualche boccone amaro: s'era così giunti -mercoledì notte a tarda ora- a un compromesso per un rinnovo del Patriot Act di sei mesi, durante i quali valutazioni e discussioni potranno continuare.
Il capogruppo repubblicano Bill Frist aveva così spiegato la sua resa: «Non potevo lasciare spirare il Patriot Act. E, di fronte alla prospettiva di un'azione d'ostruzionismo, ho dovuto accettare il compromesso». Sensenbrenner non s'è fatto convincere: così, il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione diventa una faida interna al partito repubblicano.
Ci va di mezzo l'immagine del presidente che, prima del voto della Camera, aveva augurato Buon Natale ai giornalisti, parlando di un anno di progressi verso la libertà e la prosperità e rallegrandosi con il Congresso per la proroga di sei mesi del Patriot Act.
Le vicende delle ultime 48 ore suggellano un anno in realtà molto povero di risultati per Bush e la sua squadra: Bill Schneider, commentatore della Cnn, non esita a evocare l'immagine dell' «annus horribilis».
Al suo insediamento, il 20 gennaio, il presidente tracciò programmi ambiziosi di politica interna, cominciando dalle riforme delle pensioni e dell'immigrazione. Ma nè l'una nè l'altra hanno fatto strada in Congresso e tanto meno nell'opinione pubblica.
Il capitale politico di cui Bush disponeva dopo essere stato rieletto nel novembre 2004 con una netta maggioranza popolare è svanito prima che il presidente riuscisse a spenderlo: colpa della gestione del conflitto in Iraq e degli scandali a raffica (Cia-gate, Niger-gate, torture, intercettazioni).
LAVORO NON FINITO - I voti del Senato, la scorsa notte, non hanno del tutto esaurito il lavoro del Congresso, che, nonostante sia a maggioranza repubblicana, s'è rivelato, per tutto l'anno, poco docile al giogo politico della Casa Bianca (più i senatori che i deputati).
La Camera, in serata, dopo avere agitato le acque sul Patriot Act, ha avallato le modifiche apportate dal Senato al bilancio per la difesa, dal quale i senatori hanno definitivamente stralciato l'emendamento che autorizzava le trivellazioni in Alaska.
Il bilancio comporta, in allegato, stanziamenti per 50 miliardi di dollari per la guerra in Iraq e in Afghanistan, per 29 miliardi di dollari per le vittime dell'uragano Katrina e di altre catastrofi naturali e per 3 miliardi di dollari per ridurre gli oneri di riscaldamento delle famiglie a basso reddito.
Infine, i deputati devono valutare i ritocchi dei senatori a tagli per 40 miliardi di dollari circa al deficit di bilancio, intervenendo sulle spese per l'istruzione e l'assistenza sanitaria.
DUE VITTORIE E UNA SCONFITTA - Bush ha così collezionato, nelle ultime ore d'attività del Congresso 2006, una vittoria (la riduzione del deficit di bilancio) e due sconfitte (il no alle trivellazioni e la proroga limitata del Patriot Act).
Ma il presidente ha ignorato lo smacco energetico e non ha drammatizzato quello anti-terrorismo. In una dichiarazione, fatta prima che la Camera ingarbugliasse la situazione, Bush, già guardando alla ripresa del dibattito in primavera, ha ripetuto una sua frase feticcio: «I terroristi vogliono attaccare ancora il nostro Paese e infliggere danni persino più gravi di quelli inflitti l'11 Settembre 2001... Il lavoro del Congresso sul Patriot Act non è finito: il provvedimento spirerà la prossima estate, ma la minaccia terroristica all'America non spirerà a quella data».
Imitando senatori e deputati, che, dopo l'ultimo voto, hanno precipitosamente abbandonato la capitale federale, per rientrare nelle loro sedi, il presidente è partito per Camp David, fra le montagne del Maryland, dove trascorre il Natale con la moglie Laura. Il 26, che qui negli Usa è giorno feriale, i Bush si trasferiranno nel loro ranch di Crawford, in Texas, dove resteranno fino al 1.o gennaio, quando torneranno a Washington.
Giampiero Gramaglia

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