Sabato 15 Dicembre 2018 | 06:04

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Il Governo prepara l'affondo e chiama l'Unione

ROMA - Giulio Tremonti rompe gli indugi e, questa volta, dietro di lui c'è praticamente tutto il governo. Visto che nulla riesce a indurre Antonio Fazio a lasciare il vertice di Bankitalia, l'esecutivo correggerà in modo radicale il testo della riforma del risparmio, attribuendo al governo il potere di nomina del governatore, «sentendo il Parlamento e con il parere dell'opposizione». L'Unione, però, avverte: parliamone, ma senza il voto di fiducia sulla risparmio e senza toccare il falso in bilancio.

Per affrontare la questione si riunirà martedì il Consiglio dei ministri: una riunione straordinaria dalla quale potrebbe uscire non solo l'autorizzazione a chiedere la fiducia sul maxiemendamento, ma anche, secondo ipotesi circolate per tutta la giornata, un atto del governo che indichi come non ci siano più le condizioni per la permanenza di Fazio. Proprio quella soluzione richiesta insistentemente a settembre, al quale il governo ha sempre opposto l'impossibilità di un atto formale. Da allora, però, le cose sono cambiate, e la resistenza della Lega, il partito più strenuo difensore di Fazio, è di fatto caduta. Restano solo i distinguo di alcuni nell'Udc. Mario Baccini, ministro per la Funzione pubblica, definisce la dichiarazione di Tremonti «inopportuna perchè prima va maturata una scelta in sede politica con il presidente del Consiglio», mentre Rocco Buttiglione, ministro della Cultura, avverte che i poteri del governo sono «inesistenti». Il segretario Lorenzo Cesa, tuttavia, parla con Tremonti e, in serata, assicura «pieno appoggio» alla linea del ministro dell'Economia.

Per tagliare i tempi e costringere Fazio ad andarsene subito, il governo starebbe studiando anche una norma transitoria da inserire nella riforma del risparmio. La norma fisserebbe un limite di tempo entro il quale lo statuto di Bankitalia dovrebbe adeguarsi alla riforma dei meccanismi di nomina e dei poteri del vertice di Bankitalia. In questo modo i tempi di uscita dell'attuale Governatore sarebbero molto stretti. Il governo poi avvierebbe una trattativa con la Bce per evitare che la norma sia impugnata di fronte alla Corte di giustizia europea. A questo proposito il governo punterebbe sul diffuso malumore che l'ormai lunga vicenda che ha coinvolto il vertice di Bankitalia, ha determinato a Bruxelles. Tremonti, dunque, studia una radicale riforma per la Banca Centrale e chiama in causa l'opposizione. Il modello proposto, secondo Bruno Tabacci, presidente della commissione Attività produttive della Camera, sarebbe quello del presidente dell'Autorità per l'energia: nomina proposta dal governo e consultazione vincolante delle commissioni parlamentari competenti, che dovrebbero esprimere una maggioranza dei due terzi per dare il via libera all'incarico.

L'Unione apre, ma con vincoli precisi. E' il Consiglio dei ministri che deve dichiarare «cessato il rapporto di fiducia verso il governatore», è la risposta a caldo di Francesco Rutelli, leader della Margherita.
Più tardi il responsabile economico Enrico Letta, che nell'ambito dei lavori dell'Aspen aveva trattato già due anni fa con Tremonti la possibilità di un'intesa bipartisan sulla riforma, argomenta così: «Mi sento di incoraggiare il governo sulla strada della ricerca di una soluzione definitiva per il vertice di Bankitalia, ma dico no a tentativi furbi di utilizzare la riforma del risparmio per reintrodurre maglie più larghe per il reato di falso in bilancio».
Su una linea analoga il coordinatore dei Ds Vannino Chiti, che entra più nel dettaglio sui meccanismi della norma. «Si può introdurre una norma che affidi al governo la nomina del governatore della Banca d'Italia a condizione che sia prevista in modo obbligatorio la ratifica con maggioranza dei due terzi dei voti da parte delle competenti commissioni di Camera e Senato». Chiti apre ad un tavolo di confronto con il governo, ma a condizione che il governo rinuncia alla fiducia e non provi a stralciare le norme sul falso in bilancio, corrette in senso più restrittivo durante il passaggio della riforma in Senato. Disponibilità al confronto la esprime anche Pierluigi Castagnetti, capogruppo Dl alla Camera, mentre il vicepresidente dei deputati Ds Mauro Agostini stigmatizza: «Pensare alla fiducia sulla legge di riforma del risparmio equivale a chiudere qualsiasi dialogo con l'opposizione ancor prima di averlo aperto». Più critico Vincenzo Visco (Ds), contrario in linea di principio a «politicizzare certe nomine». Ancora molte incertezze, infine, sulla modalità delle proposte di modifica che usciranno dal Consiglio dei ministri, ma secondo il deputato di Forza Italia Giorgio Jannone saranno tali che «il governatore Fazio si dimetterà» subito dopo l'approvazione della legge, già la prossima settimana. Fra le ipotesi circolate anche quella, considerata però di difficile attuazione per i limiti regolamentari, di un decreto che recepisca buona parte della riforma del risparmio. Il nodo del confronto con l'opposizione, che in linea di massima condivide la proposta di Tremonti, finirà con l'essere il falso in bilancio. Si tratterà di vedere se il governo ha tanto a cuore la conservazione delle norme sul falso in bilancio così come sono, da rinunciare ad un'imprevista intesa bipartisan, in dirittura d'arrivo della riforma. Del resto, in base al regolamento della Camera, non è ammissibile un mexiemendamento che si riferisca ad argomenti molto diversi, come sono la riforma della Banca d'Italia e le norme penali sul falso in bilancio.
Carmen Carlucci

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