Martedì 11 Dicembre 2018 | 22:17

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Legge elettorale - Berlusconi: ora è legge democratica. L'Unione insorge

ROMA - Cala il sipario sulla breve stagione del maggioritario in Italia e, con il sì definitivo del Senato, si torna al proporzionale. Senza grandi sorprese (160 i sì della Cdl, 119 i no dell'opposizione, 6 le astensioni) la maggioranza cambia le regole del voto, promettendo maggior governabilità e trasparenza in politica. L'opposizione insorge e demolisce punto per punto la nuova legge, con l'accusa agli avversari politici di aver solo voluto proteggersi da una pesante sconfitta elettorale.
Ma intanto, dopo oltre 5000 votazioni e un decennio di maggioritario, si torna ad un sistema proporzionale con premio di maggioranza basato sulle circoscrizioni, con liste bloccate e senza quote "riservate" alle donne, soglie di sbarramento diverse per Camera e Senato, indicazione del capo della coalizione e del programma, tutela delle minoranze.
«Finalmente una legge democratica», esulta Silvio Berlusconi, che ribatte oggi a Romano Prodi: «Da parte della mia forza politica non c'è stata alcuna pressione sul capo dello Stato. Pressione che non avrebbe tra l'altro influenzato il presidente, che ragiona con la sua testa». Anche il vicepremier Gianfranco Fini torna sulle parole del leader dell'Unione: «Prodi ha perso un'ottima occasione per tacere», chiosa, sostenendo intanto che «la nuova legge elettorale garantisce il sistema bipolare, garantisce la governabilità attraverso il premio di maggioranza, prevede l'indicazione del candidato premier e quindi si muove sempre nella logica di una competizione tra due coalizioni e non soltanto tra partiti». L'Udc è soddisfatta. «Questo è il cambiamento e la discontinuità che abbiamo chiesto e ottenuto dagli alleati negli ultimi mesi», commenta il segretario Lorenzo Cesa. Dopo il voto solitario della Cdl, il coordinatore dei Ds Vannino Chiti parla di una legge «confusa e pasticciona, con evidenti elementi di incostituzionalità». Il capogruppo diessino al Senato Gavino Angius evoca invece «capovolgimenti autoritari» come quelli della Berlino di Hitler o della Roma di Mussolini. «Parole vergognose, da Procura della Repubblica» ribatte il capogruppo dei deputati Udc Luca Volontè. «Ieri Prodi, oggi Angius - aggiunge Volontè - Evidentemente non c'è limite al terrore che si è impossessato dell'Unione». Il giorno dopo, sulle parole di Prodi la polemica è ancora alta. «Smentisca le sue dichiarazioni, o avrà compromesso in modo irreparabile la propria credibilità e la possibilità di assolvere con la dovuta dignità politica e istituzionale al suo ruolo di candidato premier della coalizione di centrosinistra», torna sul tema il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi. «Prodi ha paura di questa legge elettorale e non sa cosa dice neppure quando parla del capo dello Stato - afferma invece il presidente dei deputati di An Domenico Nania - perchè non è neppure in grado di dotarsi di un partito e rischia di essere sfrattato dal suo ruolo». Mentre il presidente della Margherita Francesco Rutelli si affretta a ribadire la «piena fiducia» del centrosinistra a Ciampi. «Abbiamo votato contro questa legge - dice il presidente Dl - perchè è incostituzionale e rende i cittadini meno liberi. Si tratta di una brutta legge, ma Ciampi è il presidente di tutti e ha la nostra piena fiducia».
L'opposizione, comunque, concentra il fuoco di fila critico sulla nuova legge. «Una esecuzione a freddo del sistema bipolare - denuncia il capogruppo diessino Pier Luigi Castagnetti - L'ennesima 'anti-patriotticà legge ad personam». «Una truffa colossale», commenta il prodiano Franco Monaco. «L'ultimo atto di una coalizione politica separata dalla società italiana», osserva il capogruppo di deputati diessini Luciano Violante. «Una proporzionale al veleno che annienta il rapporto diretto tra parlamentare di collegio e cittadini», aggiunge il verde Ermete Realacci, mentre per l'ex presidente del Senato Nicola Mancino la Cdl sarebbe mossa solo da «calcoli meschini per punire l'attuale opposizione». Enrico Boselli, leader dello Sdi, è più esplicito e parla di «un sopruso a colpi di maggioranza per ridurre le dimensioni di una sconfitta elettorale ampiamente preannunciata».
Sullo sfondo resta la questione delle 'quote rosà, delle quali non si fa menzione nella nuova legge proporzionale ma che per il ministro Stefania Prestigiacomo presto saranno affrontate in modo autonomo da un disegno di legge del governo. «E' chiaro che le quote rosa non vedranno mai la luce - contestano le donne dell'Unione in sit-in davanti a Palazzo Madama - La Prestigiacomo si dimetta, la faccia finita di mettersi le medagliette e di voler sembrare diversa dai suoi colleghi: è come gli uomini della Cdl».

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