Martedì 11 Dicembre 2018 | 02:55

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Le torture sui prigionieri dividono l'opinione pubblica USA

Torture USA 200NEW YORK - Le torture sui prigionieri della guerra al terrorismo dividono l'America. Casa Bianca e Congresso sono a uno stallo nei negoziati sul linguaggio di una legge che dovrebbe metterle al bando, mentre un influente commentatore conservatore, Charles Krauthammer, ne ha addirittura argomentato la legalizzazione.
Nuovi gravi casi di atrocità sono emersi oggi in una prigione del governo iracheno. Baghdad ha annunciato un'inchiesta. E intanto a Washington la proposta Krauthammer, di dare luce verde «in circostanze limitate» ai trattamenti «crudeli, inumani e degradanti» che il senatore repubblicano John McCain vorrebbe per legge mettere al bando ha suscitato forti polemiche.
Krauthammer, scrivendo sul Weekly Standard, ha suggerito che in caso di cattura di un terrorista che non parla «appendere questo miserabile per i pollici non solo è permesso, è un dovere morale. Ci sono casi rari in cui la tortura non dev'essere solo permessa, dev'essere richiesta per acquisire informazioni salva-vita. Il problema non è se, ma quando, ad esempio sotto quali circostanze di urgenza: quanto grande, quanto imminente, quanto prevenibile sia l'attentato».
L'opinione dell'opinionista conservatore ha dato il fuoco alle polveri: «La minuscola informazione di intelligence che otteniamo con le torture impallidisce di fronte all'intelligence che perdiamo alienandoci le simpatie di iracheni e afghani, approfondendo la spaccatura tra democrazie, rovinando la reputazione dell'Occidente in Medioriente», ha polemizzato un altro opinionista conservatore, Andrew Sullivan su 'The New Republic'.

BRACCIO DI FERRO IN CONGRESSO - La stessa guerra di opinioni è in corso in Congresso. Anche se ieri il capo della maggioranza del Senato Bill Frist ha pronosticato che l'accordo tra amministrazione Bush e parlamentari è alle porte, i senatori coinvolti nel negoziato sono stati di ben altro parere.
«Penso che troveremo un'intesa che ci consentirà di ottenere le informazioni appropriate per proteggere l'America in maniera coerente con i nostri valori», ha detto Frist alla televisione Fox, subito contraddetto dal collega repubblicano Lindsey Graham: «Non siamo affatto vicini a un accordo».
Fonti del Congresso protette dall'anonimato hanno indicato che le parti marcano il passo. «E' molto difficile prevedere cosa accadrà», ha detto un funzionario del Congresso che segue la trattativa. Una simile opiniuone è stata espressa da McCain in una intervista alla Cbs: «Ci sono ancora divergenze, le stesse che c'erano all'inizio: il nodo è se qualcuno deve avere l'immunità automaticamente, e purtroppo su questo punto non c'è stato alcun progresso».

CASA BIANCA VUOLE IMMUNITA' PER CIA - La proposta McCain è stata approvata due volte dal Senato: mettendo al bando l'uso di trattamenti crudeli e degradanti, prevede che il Manuale dell'Esercito sia la base standard per gli interrogatori da parte di tutto il personale americano. La Camera non ha ancora affrontato il provvendimento. La Casa Bianca, su spinta soprattutto del vicepresidente Dick Cheney, ha minacciato il veto chiedendo che dal bando siano esentati gli agenti della Cia, deroga che McCain ha trovato inaccettabile.
Intanto sui media Usa sono emersi nuovi casi di maltrattamenti di prigionieri da parte delle forze di sicurezza irachene. Oltre seicento detenuti ammassati in modo disumano, denutriti, con evidenti segni di maltrattamenti. Almeno dodici di essi con esiti di «torture gravi», per i quali è stato necessario un immediato ricovero in ospedale. Questo ha trovato giovedì scorso un'ispezione compiuta da commando del ministero dell'interno iracheno e da soldati americani in un centro di detenzione a Baghdad gestito da iracheni, hanno denunciato oggi il Washington Post e il New York Times.

OSSA ROTTE, UNGHIE STRAPPATE - Fonti irachene e americane hanno riportato la testimonianza di un responsabile iracheno il quale afferma che «almeno 12 dei tredici prigionieri sono stati sottoposti a torture gravi comprendenti elettroshock e rottura delle ossa. Due di loro mi hanno mostrato le unghie, che erano state strappate», ha detto il funzionario al Washington Post.
Il centro di detenzione in questione si trova a est del fiume Tigri. Dopo l'irruzione, i detenuti sono stati smistati in diverse carceri, ha detto al New York Times il colonnello Guy Rudisill, un portavoce del sistema carcerario americano in Iraq.
Alessandra Baldini

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