Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 13:58

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A Bari una riflessione comune tra cristianesimo, ebraismo e islam su Dio, La violenza e la concezione della donna

BARI - L'immagine di Dio e la violenza, la condizione della donna e le esperienze di liberazione sono i tre temi al centro della seconda giornata del forum «Il cammino di liberazione delle fedi del Mediterraneo», organizzato da Pax Christi, Regione Puglia, Provincia e Comune di Bari. Il forum ha l'obiettivo di «congiungere le forze di cristianesimo, ebraismo e islam attraverso una riflessione comune».
«Questo forum - ha sottolineato Godelli - ha un valore politico, nel senso che si rivolge alla polis, alla comunità. Non c'è un divario tra il tema della teologia, e men che meno della teologia della liberazione, e il governo e lo sviluppo della polis». « E' un dialogo - ha aggiunto - tra esponenti e studiosi della teologia della liberazione: un percorso che utilizza la fede non per dividere ma per unire e per ricercare gli elementi comuni pur nel rispetto delle differenze. L'elemento fondamentale è guardare in avanti al rispetto della natura umana, alla possibilità di coniugare quello che c'è di culturale, di religioso non nel senso di irrigidimento di confini, ma di contaminazione e dinamiche infinite».

«Le religioni - ha insistito Godelli - sono utilizzate per radicalizzare posizioni che in realtà sono politiche o sono legate a ottiche di potere, a confini nazionali, a delimitazioni di sesso e di appartenenza. Il concetto di identità è la cristallizzazione di questo percorso. Penso che le appartenenze che sono le radici emozionali di ciascun soggetto non abbiano il carattere dell'esclusività e che la fede è fede nella dimensione umana e nella sua proiezione nella divinità e non è fede in valori circoscritti e contrapposti». A proposito della condizione della donna, uno dei temi dibattuti, Godelli ha detto che «la posizione femminile è quella in cui è più evidente l'elemento della fecondità, della produttività. La condizione femminile è fatta oggetto di esclusione o di attacco fisico alla sopravvivenza: spesso avviene in nome della religione o di Dio, come se Dio alla radice delle religioni monoteiste del Mediterraneo non avesse dato alla donna il dono di valorizzare la vita».

«Il dialogo è liberatore - ha detto il teologo islamico algerino-tunisino Adnane Mokrani, del Pontificio istituto di studi arabi e d'islamistica e centro interconfessionale per la pace - e già dialogando ci si libera dal pregiudizio e dalle immagini errate. Le religioni sono linguaggi, sistemi di simboli che ci aiutano a capire il senso della vita». Per Mokrani «la violenza, che parte da un'idea di ineguaglianza è tale solo per le vittime, mentre gli aggressori si servono di un satanico gioco di parole: la chiamano civilizzazione, oppure processo di democratizzazione. E la non violenza non è debole accettazione, ma scelta coraggiosa».
Il biblista Giuseppe Barbaglio ha parlato dell'ambiguità della figura di Dio nella Bibbia. «Tutto dipende da chi la legge - ha detto - dalla soggettività di chi viene a contatto con le immagini contrastanti che contiene. Il nostro compito è toglierla dalle mani dei lettori violenti e metterla in quelle di lettori non violenti: l'obiettivo è il riscatto della Bibbia».
Per il rabbino Jeremy Milgrom, presidente di Rabbis for human rights di Gerusalemme, «la Bibbia è una tragedia: il progetto di armonia viene distrutto ed è proprio Dio la vittima di questa tragedia».
«L'uomo - ha proseguito - è guidato da passione e violenza. Bisogna controllare questa passione che è energia creatrice con la com-passione di Dio, il riconoscimento dell'altro. Così anche la violenza scompare».

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