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Minori stranieri, più elevato il rischio di malattie dopo la nascita

ROMA - I bambini stranieri non nascono già malati e non costituiscono un pericolo per la salute dei bambini italiani. Però è concreto il rischio che dopo la nascita possano contrarre più degli italiani malattie causate da situazioni di povertà. Un rischio sensibilmente più elevato. E' quanto emerge dal rapporto Unicef Italia-Caritas Italiana sull'infanzia straniera nel nostro Paese.
Il rapporto, il primo del genere, è stato presentato oggi dal presidente di Unicef Italia Antonio Sclavi e dal diretore di Caritas, don Vittorio Nozza.
«Uscire dall'invisibilità - bambini e adolescenti di origine straniera in Italia» è il titolo del Rapporto non governativo che vuol essere uno strumento di lavoro e la premessa per l'organizzazione di di incontri interregionali nei quali i due organismi proporranno ai soggetti istituzionali e al privato sociale di scambiarsi indicazioni. Come ad esempio quelle per uscire dagli stereotipi, dai luoghi comuni legati alla presenza di stranieri in Italia. E uno di questi stereotipi riguarda proprio il capitolo malattia, ovvero si pensa che gli stranieri nascano già affetti da patologie.
Dai dati disponibili si rileva invece una condizione di salute alla nascita poco negativa rispetto a quella degli italiani. Non sembra più rilevabile - dice il rapporto - il forte gap alla nascita, registrabile fino a pochi anni fa. Infatti, da studi condotti in 33 punti-nascita di 25 città italiane emerge che i nati prematuri sono stati il 14,8% tra gli extracomunitari e l'11,9% tra gli italiani; la percentuale di bambini con basso peso alla nascita è stata del 9,7% tra gli extracomunitari e del 6,8% tra gli italiani; i tassi di natimortalità (cioè nati morti) e di mortalità neonatale precoce (subito dopo il parto) sono risultati più elevati tra i figli degli extracomunitari: il 3,7% nati morti per 1000 neonati da genitori extracomuniatri rispetto al 2,7% tra quelli di genitori italiani, e il 7,9% di bambini morti nella prima settimana di vita tra 1000 nati vivi tra i neonati extracomunitari e l'1,9% tra gli italiani.
Sembra quindi persistere una situazione «differenziata» di salute alla nascita, anche se con valori più bassi rispetto al passato. Però - sottolinea il rapporto di Unicef e Caritas - alcuni studi locali evidenziano ancora la presenza di difficoltà nei mesi successivi alla nascita, legate essenzialmente a tre fattori: condizioni di vita difficile; scarsa esposizione ai raggi solari; allattamento da mamme che a loro volta erano e sono poco esposte ai raggi solari.
Un altro stereotipo che il rapporto sfata è quello che vuole i bambini stranieri non beneficiare del pediatra di base non perchè sono tutti irregolari: in realtà non ci vanno perchè «pagano» le abitudini culturali della famiglia di origine. Il lavoro condotto dai ricercatori di Unicef e Caritas dice che per quanto riguarda l'assistenza sanitaria i bambini stranieri non frequentano in modo soddisfacente il pediatra di libera scelta. Secondo i dati dell'Istituto per gli studi sulla Multietnicità di Milano, solo il 41% degli immigrati regolari con figli al seguito si rivolge al pediatra di base; nel caso di immigrati irregolari, la percentuale di fruizione si abbassa all'1,1% nel caso dei padri e al 9,7% nel caso delle madri intervistate. A tal riguardo, i bambini stranieri pagano le abitudini culturali dei genitori: molti immigrati sono abituati a rivolgersi ai servizi sanitari solo in caso di emergenza e non conoscono il concetto di prevenzione sanitaria; per molte culture, non ha senso recarsi dal medico se non si accusano sintomi particolari, mentre in Italia è diffuso e ormai fatto proprio il concetto di medicina preventiva, tanto da spingere un individuo a rivolgersi con regolarità al medico di fiducia.

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